T. M. LOGAN.
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THE HOLIDAY.
Parte 1.
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Titolo Originale: The Holiday.
Traduzione di: FEDERICO GHIRARDI.
2020. LA CORTE Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Doveva essere la vacanza perfetta, immaginata da Kate, Izzy, Jennifer e Rowan come il modo ideale per festeggiare i loro 40 anni e la loro lunga e inseparabile amicizia, insieme ai mariti e ai figli in una lussuosa villa sotto il sole cocente della Provenza.
Presto, per, capiranno che quello che avevano immaginato come un paradiso, non si riveler affatto tale.
Kate, appena arrivata in Francia, scopre dei messaggi che non avrebbe mai voluto leggere e sospetta che suo marito abbia una relazione. Ma soprattutto  convinta che l'altra donna sia proprio una delle sue migliori amiche.
Davvero una di loro  disposta a sacrificare anni di amicizia e distruggere la sua famiglia? Ma chi? E mentre Kate, accecata da una gelosia crescente, si avvicina alla verit, si rende conto troppo tardi che la posta in gioco  molto pi alta di quanto possa immaginare.
E che qualcuno nella villa  pronto a uccidere per tenere nascosto quel segreto.
Un domestic thriller che conferma T. M. Logan come un maestro nel raccontare storie incredibili che potrebbero per accadere a ciascuno di noi.
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L'AUTORE.
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T. M. LOGAN  nato in Inghilterra e vive nel Nottinghamshire con la moglie e due figli.  stato un giornalista del Daily Mail prima di diventare scrittore a tempo pieno. I suoi romanzi sono pubblicati in 19 Paesi nel mondo e, solo in Inghilterra, hanno venduto pi di 750.000 copie.
In Italia, con La Corte, ha gi pubblicato i thriller psicologici Bugie e 29 secondi.
Logan  considerato dalla critica anglosassone come il maestro dell'It could be you: potrebbe succedere anche a te.
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THE HOLIDAY.
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Dedica.
Ai miei fratelli, Ralph e Ollie.
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 pi facile perdonare un nemico che un amico.
William Blake.
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La mosca vola in circolo e si posa.
Cammina indisturbata sulla pelle che si raffredda.
Un dito teso.
Un palmo aperto, macchiato di rosso.
Un braccio piegato indietro, l'osso rotto contro la roccia.
Altre mosche ronzano intorno alla testa, attirate dal tanfo di morte, dalla pozza scura che si allarga intorno al cranio frantumato.
Sotto, il sangue gocciola nel trasparente ruscello di montagna.
Sopra, il bordo di un dirupo si staglia contro il perfetto cielo azzurro.
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SABATO.
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CAPITOLO 1.
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Puntavamo verso nord, lontano dalla costa.
Ci stavamo addentrando nella regione della Languedoc, attraversando
la periferia di Bziers. I vigneti erano carichi d'uva e costeggiavano la strada da entrambi i lati; filari e filari di viti che si perdevano  in lontananza sotto un azzurro cielo mediterraneo. Sean era alla guida, lo sguardo nascosto da un paio di Ray-Ban Aviator, i bambini sul retro con il bagaglio a mano schiacciato in mezzo, Lucy che ronfava mentre Daniel giocava con il cellulare, io che guardavo il paesaggio scorrere fuori  dal finestrino, l'aria condizionata dell'auto che teneva a malapena a bada il calore appiccicoso del pieno pomeriggio.
Se avessi saputo che cosa sarebbe successo, a cosa stavamo andando
incontro, avrei costretto Sean a fermare l'auto e riportarci subito all'aeroporto.
Avrei afferrato io stessa il volante, togliendo la macchina dalla
strada e facendo seduta stante un'inversione a U.
Ma non lo sapevo.
Il mio istinto mi sussurrava da un paio di settimane, con l'avvicinarsi delle vacanze estive, che c'era qualcosa di strano. Qualcosa che non andava. Era sempre stato Sean quello che vedeva il bicchiere mezzo pieno, che faceva ridere i bambini, che mi portava un gin tonic quando avevo bisogno di essere tirata su. Nell'inconscia spartizione dei ruoli  nel nostro matrimonio, io ero 'organizzatrice, quella che fissava le regole, la guardiana dei confini. Sean era la luce della mia ombra: aperto, divertente, paziente, l'ottimista della famiglia.
In quel periodo, tuttavia, era serioso, riservato, sulla difensiva. Era distratto e guardava costantemente il cellulare. Forse il lavoro lo stava stressando troppo... seccature con il nuovo capo? Aveva persino suggerito che forse sarebbe dovuto rimanere a casa quella settimana, per via del lavoro.
Oppure si trattava della paura di raggiungere i quaranta, che sembrava intensificarsi a mano a mano che si avvicinava il suo compleanno. Una sorta di crisi di mezza et? Gli avevo chiesto se non fosse depresso: se avessi saputo cosa c'era che non andava, avremmo potuto risolverla insieme. Ma lui aveva minimizzato la faccenda, dicendo che stava bene.
Trasalii quando mi tocc la gamba.
Kate?
Scusa dissi, costringendomi a sorridere. Ero sovrappensiero.
Quanto manca all'uscita?
Controllai il telefono. Circa dieci minuti.
Sean tolse la mano dalla mia coscia e la riport sul volante. Il tepore delle sue dita indugi per un momento e io cercai di ricordare l'ultimavolta in cui avevo sentito il suo tocco. Settimane? Mesi?
Anche solo il fatto che tu lo stia pensando significa che qualcosa non va.
Mi avrebbe detto cos Rowan. La vacanza era stata una sua idea: c'erano voluti due anni di pianificazione. Rowan, Jennifer, Izzy e io: quattro grandi amiche che festeggiavano i quaranta passando una settimana  insieme
nel sud della Francia, con mariti e figli al seguito.
Ottimo comment Sean. Tutto ok?
S. Voglio soltanto arrivare e disfare i bagagli.
Hai sentito Jennifer e Alistair? Diede un'occhiata allo specchietto
retrovisore. Da quanto ci hanno persi?
No, ma sono sicura che non sono troppo indietro.
Gliel'avevo detto di starmi dietro.
Mi voltai a guardarlo. Non era da lui preoccuparsi di Jennifer e suo
marito.
Sai com' Alistair replicai. Potrebbe perdersi nel suo stesso giardino.
Gi, immagino che tu abbia ragione.
Tornai a guardare fuori dal finestrino i lussureggianti vigneti che ci passavano accanto, l'uva scura e matura sotto il sole estivo. In lontananza, le torri coniche nere di un antico chateau si stagliavano all'orizzonte.
Dopo una quindicina di chilometri, Google Maps ci fece abbandonare
la strada principale e attraversammo un borgo dietro l'altro.
Puimisson, Saint-Genis, Cabrerolles: villaggi sonnolenti con stradine e mura antiche, con anziani seduti all'ombra che ci guardavano con aria impassibile. Ci ritrovammo su una via ancora pi stretta, che saliva e si snodava su una collina in cui i vigneti cedevano il passo a scuri pini, e finalmente vedemmo emergere sulla cresta, sopra il paesino di Autignac, un alto muro imbiancato che fiancheggiava la via e terminava  in una cancellata metallica nera, sovrastata da punte di lancia finte. Il  mio cellulare ci inform che eravamo giunti a destinazione.
Sean rallent e il cancello si apr silenziosamente. Con la ghiaia che scricchiolava sotto le gomme, entrammo nella propriet e ci dirigemmo verso la villa. Alti cipressi, snelli e perfettamente potati, costeggiavano il vialetto come guardie d'onore. Su entrambi i lati c'erano prati verdissimi e ben curati, annaffiati da irrigatori che giravano pigramente nel caldo pomeridiano.
Sean parcheggi accanto al Land Rover Discovery, posteggiato di
fronte all'ampia scalinata di pietra della villa.
Mi girai sul sedile. Lucy era ancora addormentata, con la testa affondatanella sua maglia appallottolata, i lunghi capelli biondi che le cadevano sul viso. Da quando era entrata nell'adolescenza, sembrava capace di addormentarsi in qualsiasi posto, a qualsiasi ora del giorno, se si sedeva per pi di dieci minuti: si era appisolata andando all'aeroporto, durante il volo, ed era ancora nel mondo dei sogni. Amavo guardarla dormire, fin da quando era una neonata. Sarebbe sempre stata la mia bambina, anche se ormai aveva sedici anni ed era pi alta di me.
Lucy, tesoro la chiamai con dolcezza. Siamo arrivati.
Non si mosse nemmeno.
Suo fratello minore, Daniel, era seduto accanto a lei, con le cuffie alle orecchie, immerso in qualche gioco sul suo cellulare. Era il suo opposto in molti aspetti: un vivace bambino di nove anni, un piccolo
concentrato di energia che non aveva mai voglia di dormire, nemmeno da neonato.
Si tolse una cuffia e guard per la prima volta fuori dal finestrino.
Ci siamo?
Dai un colpetto a tua sorella gli dissi. Delicato.
Lui fece un sorrisetto malizioso e la punzecchi sul braccio. Siamo
arrivati, Bella Addormentata. Siamo in vacanza.
Quando lei non reag, Sean si slacci la cintura di sicurezza. Tanto
vale lasciarla riposare ancora cinque minuti mentre portiamo i bagagli dentro. Forza.
Aprii la portiera e uscii, stiracchiandomi un po' dopo il viaggio. Il fresco del condizionatore svan all'istante e il calore di quel luglio inoltrato mi avvolse come una coperta. L'aria profumava di olive, pigne e terra riscaldata. Non c'era nessun suono - niente traffico, niente ressa - a parte il delicato fruscio della brezza fra i cipressi e il motore  dell'auto che ticchettava raffreddandosi.
Rimanemmo cos sotto il sole abbagliante ad ammirare la villa. Rowan
non aveva mentito: tre vasti piani di pietra bianca e piastrelle di terracotta, il parcheggio ombreggiato dagli ulivi, ampi gradini di pietra che conducevano a un doppio portone di rovere scuro borchiato.
Wow comment Sean, al mio fianco, e per un momento sembr
felice come sempre... come prima.
Feci scivolare il braccio intorno alla sua vita, bisognosa della sua presenza fisica mentre eravamo vicini a contemplare la villa. Avevo bisogno del suo calore, del tocco della sua pelle, della solidit dei muscoli sotto la camicia. Per ancorarlo a me.
Ma dopo qualche secondo si spost, sfilandosi dal mio abbraccio.
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CAPITOLO 2.
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Rowan apparve in cima alla scalinata di pietra e tese le braccia in gesto di saluto.
Benvenuti a Villa Corbires! esclam sorridendo. Non  meravigliosa?
Scese verso di noi, facendo ticchettare sulla pietra i tacchi dei suoi sandali dall'aria costosa. Da quando aveva avviato la propria impresa era sempre immacolata, e quel giorno indossava un vestito color crema e degli occhiali di Carrier sollevati sui capelli lisci e ramati. Ne aveva  fatta di strada quella mia compagna leggermente goffa - che aveva  l'apparecchio e la camera tappezzata di poster dei Take That - da quando c'eravamo conosciute. Negli anni tutte avevamo avuto cambiamenti, ma Rowan era senz'altro quella in cui si notava di pi. Mi abbracci e io chiusi gli occhi per un secondo, lasciandomi avvolgere dal suo profumo lussuoso.
Questo posto  persino pi grande che nelle foto! esclamai e mi
costrinsi a sorridere, guardando con la coda dell'occhio Sean che si chinava per infilarsi in macchina e controllare il cellulare.
E aspetta di vedere dentro disse lei. Forza, ti faccio fare il tour.
All'interno era tutto marmo bianco e lisci muri di pietra, una stanza
squisitamente arredata dopo l'altra, ciascuna luminosa e decorata con
stupenti dipinti astratti, disposti con gusto. C'era anche un fresco delizioso, grazie all'aria condizionata.
Appartiene a un cliente. Rowan mi rivolse un sorriso da cospiratrice.
E recentemente stiamo andando molto d'accordo.
 magnifica dissi, e lo era davvero: sembrava uscita da una rivista
patinata da salotto. Hai sentito gli altri?
Jennifer e i suoi sono ancora in viaggio: hanno preso la direzione sbagliata sulla A9, a quanto pare. E il volo di Izzy da Bangkok - con scalo a Parigi - arriva domattina. Andr a prenderla io.
C'eravamo conosciute il primo giorno di universit a Bristol, essendo
tutte vicine di stanza al dormitorio; e, tre anni pi tardi, avevamo
deciso di trasferirci in una casa condivisa fino alla laurea. Per
un momento provai un desiderio cos forte di tornare nella nostra
vecchia casa che potei quasi sentire il profumo strano e delizioso dei piatti vegetariani preparati da Izzy, il perenne tanfo post-tennis  della pomata Deep Heat che proveniva dalla stanza di Jennifer e l'inebriante cocktail di profumo, smalto e ros mentre ci preparavamo nella stanza di Rowan per l'uscita del venerd sera. Allora sembrava che noi quattro fossimo essenzialmente uguali: stesso punto di partenza, stessa universit, stesse speranze e sogni per il futuro; aspettavamo solo che la vita capitasse. Volevamo tutte le stesse cose. Poi, dopo la laurea, avevamo lasciato le versioni giovani di noi stesse come serpenti che mutano la pelle.
Per oltre dieci anni dopo la fine dell'universit c'eravamo impegnate a passare insieme un weekend lungo tutte le estati, ogni volta in un luogo diverso: Dublino o Praga, Edimburgo o Barcellona.
Avevamo tenuto viva la tradizione nonostante tutto - bambini, lavoro
e altri impegni - ma poi un anno, quando Rowan era nel pieno della
gravidanza di Odette durante l'estate, non avevamo organizzato nulla e semplicemente... non eravamo pi andate, fino a perderci ben cinque
anni di viaggi. Non sapevo davvero perch.
Quella vacanza in villa avrebbe dovuto rimettere in moto la tradizione, facendo insieme qualcosa per celebrare l'anno in cui arrivavamo tutte ai quaranta. Il grande quattro-zero. Avevamo la sensazione che  se non l'avessimo fatto in quel momento, non l'avremmo fatto mai pi, cos per la prima volta stavamo infrangendo la tradizione portandoci dietro anche i figli, e i mariti, per un'intera settimana anzich soltanto un weekend. Per trascorrere del tempo insieme.
E cos eccoci l, mezza vita dopo esserci conosciute.
Accanto a Rowan apparve una bambina con le braccia protese. Aveva
i capelli rossi e mossi legati in diversi codini e le guance pienotte cosparse di lentiggini.
In braccio, mamma!
Rowan prese la figlia e se la piazz su un fianco. Stai diventando un po' troppo grande per farti prendere in braccio, Odette.
Non sono troppo grande.
Ciao, Odette la salutai. Ti stai facendo grande. Quanti anni hai?
Mi osserv con occhioni nocciola, stringendo le fasce del prendisole
di Rowan. Mi resi conto che madre e figlia indossavano praticamente lo stesso vestito.
Cinque.
Daniel  qui da qualche parte. E sono sicura che ha un sacco voglia
di giocare con te.
Non mi piacciono i maschi ribatt lei con voce ferma.
Neanche a farlo apposta, Daniel corse nella stanza e inchiod di fronte a noi, tutto arrossato. Avete visto la tv? disse con tono sbalordito.
 enorme!
Rowan gli rivolse un ampio sorriso. Ci sono anche la palestra, la sala giochi e la piscina.
Mamma, dopo posso prendere la videocamera per fare un filmato
della casa?
S, ma prima chiedi a tuo padre.
Ok! Vado a cercare la piscina! grid, partendo di nuovo di corsa.
Fai attenzione dissi alla sua schiena.
Rowan apr le portefinestre e mi condusse su una balconata di pietra.
Sotto gli ombrelloni c'erano un lungo tavolo e dodici sedie e dal parapetto ci si affacciava su un grande vigneto, su una collina che digradava a poco a poco. Pi in l c'erano campi, boschi e colline che si estendevano in lontananza.
Questo luogo  abitato dal primo secolo dopo Cristo disse Rowan.
Originariamente c'era una villa romana qui, poi un castello medievale caduto in rovina, e adesso questa casa.  esposta a ovest, cos uno  si pu
godere tramonti incredibili.
Rimasi ferma sul balcone a godermi il panorama francese. Un arcobaleno verde punteggiato di tetti di terracotta marroncini, con ville e cascine distanziate fra loro, vigneti e uliveti, campi di grano e frutteti.
Sospirai dentro di me, pensando a come vivevano gli altri: noi normalmente non ci saremmo potuti permettere un posto del genere. Neanche in sogno.
 a dir poco mozzafiato, Rowan. Grazie di cuore per aver organizzato
tutto: ho paura anche solo a pensare a quanto sarebbe costato per
una settimana.
Lei mi strinse il braccio e segu il mio sguardo lungo quella scena
perfetta.
Probabilmente circa ventimila in alta stagione mi disse. Ma non
l'affittano al pubblico: viene usata soltanto per gite ed eventi aziendali, sai, per socializzare con quelli che contano.
Annuii, ma in realt non sapevo affatto: quelle cose non facevano parte della mia vita lavorativa e, trovandomi l accanto a Rowan, mi sentii pungere dalla distanza che avevano raggiunto i nostri mondi. Amavo il mio lavoro: ero un'investigatrice della scientifica di Scotland Yard da ormai tredici anni; ma forse notavo i cambiamenti degli altri perch mi sentivo radicata nello stesso punto - stesso lavoro, stessa casa, stesso percorso - da anni. Magari era solo questione di prospettiva.
O magari si trattava solo di Sean.
Con i vigneti, i giardini e le mura, abbiamo privacy totale continu Rowan. Tutte le viti all'interno del muro sono parte della propriet e scendono gi fino a quegli alberi. Mise Odette gi sul pavimento piastrellato, ignorando le sue lamentele e indicando una spessa fascia di alberi a circa duecento metri di distanza. Pi tardi dovremmo andare a darci un'occhiata: a quanto pare c' uno spettacolare burrone dietro gli alberi, con un piccolo sentiero intagliato nelle rocce per poter raggiungere le pozze sottostanti. L'acqua pi pura in cui ti sei mai fatta il bagno: scende direttamente dalle montagne.
Mi sa che  un po' fredda per me. Non appena pronunciai le parole,
mi resi conto di suonare ingrata, ma Rowan non parve notare. Che c'
che non va in me? Dovevo essere felice l, in quella straordinaria villa, insieme a tutte le persone a cui volevo bene, per una settimana.
Sotto il balcone, qui alla nostra sinistra prosegu Rowan, tirandomi di lato e facendo un gesto con la mano perfettamente curata c' l'area della piscina.
La piscina a sfioro era sotto di noi: l'acqua era una superficie
perfettamente liscia e azzurra che si allungava fino al bordo del terrazzo, circondata da sdraio e ombrelloni. Era incredibile.
Wow commentai, per quella che sembrava la decima volta della
giornata. Sembra uscita da una rivista di lifestyle.
Laggi riprese lei, indicando la guglia di una chiesa c' Autignac, a dieci minuti di passeggiata. Un fornaio, un piccolo supermarch e  un adorabile ristorantino nella piazza. Il mercoled mattina fanno uno stupendo mercatino, con un mucchio di prodotti locali, cibo, bevande e artigianato. Lo adorerai.
Poi indic un uomo alto e con i capelli scuri, con una camicia bianca
di lino e dei pantaloni chino, che parlava al cellulare camminando accanto alla piscina.
Guarda, Odette, c' pap.
Papi! strill la bambina, premendo le mani contro la balaustra.
L'uomo continu a camminare e parlare, portandosi una sigaretta alle
labbra.
Papi! grid di nuovo Odette, a voce pi alta. Papi! Papi!
Lui parve ancora non sentire, anche se il richiamo di Odette riecheggiava su tutta la collina.
PAPI! berci ancora, la voce cos squillante che dovetti allontanarmi.
Alla fine lui le concesse un sorrisetto e un saluto distratto con la sigaretta, poi torn alla telefonata.
Istintivamente sfiorai il braccio di Odette, cercando di calmare la sua rabbia crescente, ma lei mi scacci la mano con uno schiaffo e inizi a tirare il vestito della madre.
Russ dev'essere sempre reperibile per il lavoro? Posai i gomiti sul
parapetto, sentendo la pietra calda sotto la pelle.
Praticamente ventiquattr'ore al giorno rispose Rowan. Il denaro
non dorme mai... o qualunque siano le stronzate alla Gordon Gekko
che il suo capo gli rifila.
Del lavoro di Russ ero a conoscenza in termini quantomai vaghi: qualcosa di altolocato che aveva a che fare con fondi speculativi, valute e city trading. Sapevo che faceva girare una valanga di soldi, ma nulla di pi.
Il telefono di Rowan suon per un messaggio e lei controll il display.
Mamma! Riprendimi in braccio! Odette stava ancora tirando il vestito della madre, lasciando manate sudate sul bel tessuto.
Rowan inizi a scrivere una rapida risposta. Perch non... vai a vedere che cosa sta facendo pap?
No! Odette sbatt un sandalo rosa sul pavimento di pietra, contraendo il suo visino da cherubino. In braccio!
Il braccio della mamma  stanco. Continu a scrivere.
Mamma!
Solo un minuto, tesoro disse Rowan, tornando in casa, nel vasto salone.
Odette strill ancora una volta e poi sfrecci dentro alle calcagna della madre, con i codini rossi che rimbalzavano rabbiosi.
Dovetti trattenere un sorriso davanti a quel caratterino. Odette aveva iniziato a fare scenate incredibili ancor prima di camminare, e non dava alcun segno di volersi fermare. Al contrario, i suoi scoppi sembravano peggiorare con l'et.
Mia figlia arriv sul balcone, sbadigliando e stiracchiandosi, con il cellulare in mano.
Ma buongiorno! le dissi. Oh, Lucy, vieni qui a vedere che spettacolo. Non  fantastica?
Lei mi arriv accanto e guard il panorama per un secondo, al massimo.
Figo comment, voltandosi verso di me. Hai la password del Wi-Fi?
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CAPITOLO 3.
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C'erano dieci camere da letto, suddivise fra due piani. La nostra era
vicina al pianerottolo del primo, con un pavimento di marmo color crema, un antico mobilio di legno e una zanzariera trasparente a ogni lato del letto a baldacchino. Sean pos le valigie sul letto e iniziammo a disfarle.
Daniel apparve con il suo costume, il suo pallore inglese, le gambe
ossute e le braccia magroline. Sono pronto! Si mise gli occhialini e ci rivolse due pollici in su. Ci sei, pap?
Sean sorrise, scuotendo la testa. Non ancora.
Voglio essere il primo a tuffarmi!
j'ai presque fini disse Sean, sistemando una pila di T-shirt nel cassetto del com.
Eh?
 cos che in francese dicono sono quasi pronto.
Aspetta, ma parlano francese qui?
Lucy si appoggi allo stipite della porta a braccia conserte. Ovvio
sbuff. Ecco perch si chiama Francia.
Daniel fece una smorfia. Ma non mi sono tanto simpatici i francesi.
E a te, pap?
Certo che s, e noi irlandesi abbiamo sempre avuto un sacco di cose
in comune con i nostri fratelli e sorelle francesi.
Per esempio?
Nessuno di noi pu sopportare gli inglesi.
Gli lanciai contro un asciugamano.
Sto scherzando disse, prendendolo al volo.
Gli sorrisi, mio malgrado. Pap fa soltanto lo sciocco, Daniel dissi.
Andiamo molto d'accordo con i francesi, per questo  importante che
studi la loro lingua a scuola.
Ma non mi ricordo niente di quello che abbiamo imparato, a parte
bonjour e pommes frites.
Sean trov il suo costume nella valigia, sfilandolo da sotto una pila di camicie.
Ecco, con queste parole andrai gi lontano, ometto disse. Ehi, lo
sai qual  il colmo per un sarto francese?
Non lo so, pap.
Allargare la Manica!
Daniel scoppi a ridere per un momento, poi si ferm di colpo. Non
l'ho capita.
La Manica... il canale della Manica.
Ges, pap. Lucy alz gli occhi al cielo. Questa  letteralmente la freddura peggiore che abbia mai sentito.
Sean entr nel bagno della camera. Ehi, Daniel lo chiam da dietro
la porta. E lo sai come vanno i ragazzi francesi a scuola?
No.
Di Corsica!
Oh mio Dio comment Lucy facendo una smorfia. Si volt e torn
nella sua camera.
Daniel arricci il naso. Mi ridici la battuta?
Sean ripet la freddura emergendo con il costume, a petto nudo, lanciando jeans, camicia, portafoglio e chiavi in una pila sul letto. Aveva iniziato ad andare in palestra e fare ginnastica regolarmente negli ultimi mesi, e si vedeva: petto e spalle erano pi ampi e definiti, la vita pi snella. Era sempre stato piuttosto in forma, ma ultimamente si stava proprio impegnando.
Avvertii una strana punta d'insicurezza e qualcos'altro - gelosia? - come se si stesse allenando per fare colpo su qualcuno. Ma non su di me.
Daniel sfrecci via ridendo dalla camera e corse per il corridoio.
Non appena non ci fu pi nostro figlio, il sorriso sul volto di Sean
tentenn e si spense, e per un momento assunse un'aria cupa e seria.
Mortalmente seria.
Mi paralizzai, con un paio di scarpe in ciascuna mano, non sapendo
come reagire. La sua espressione era cos inaspettata, il cambio cos repentino rispetto a un attimo prima, che mi colse del tutto alla sprovvista.
Lui se ne accorse e indoss di nuovo il sorriso. Allora vado in piscinacon Aquaboy.
Certo. Tutto ok, amore?
Alla grande. Mai stato meglio.
Finisco io qui. Una rapida doccia e vi raggiungo.
Brava.
Lo guardai uscire dalla camera. Riprese con le battute e scese le scale insieme a nostro figlio, con il suo forte accendo irlandese che rimbombava nel corridoio.
Ehi, Daniel, sai perch non puoi sentire uno pterodattilo che va al
bagno?
Non sentii la risposta di Daniel.
Mi voltai e tornai a sistemare i vestiti nel guardaroba, sentendomi invadere da una sensazione di nausea e paura cos in fretta che dovetti sedermi sul letto. Conoscevo Sean meglio di chiunque altro. Sapevo quando era infelice, quando faceva battute per nascondere il nervosismo, quando mentiva. E l'espressione del suo viso mentre diceva che stava alla grande? Non ricordavo l'ultima volta che l'avevo visto  cos. Al funerale del padre, forse.
Un trillo smorzato di Messenger mi segnal l'arrivo di una notifica,
cos mi alzai, rovistai nelle tasche dei miei calzoncini e sbloccai il cellulare con l'impronta del pollice.
Nessun nuovo messaggio.
Aggrottai la fronte e lo infilai di nuovo in tasca.
Un altro squillo, sempre attutito. Dalla parte opposta della stanza.
Sul letto? Mi avvicinai ai vestiti che Sean aveva lasciato l, jeans e camicia a maniche corte. Senza pensarci troppo, presi i pantaloni e tastai le tasche. Qualche moneta, ma niente telefono. Lasciai cadere i jeans  sul letto e rimasti ad ascoltare il silenzio della villa intorno a me. Dall'esterno, sotto, arrivavano i suoni flebili della piscina. Schizzi, risate, la voce eccitata di Daniel.
Il tono smorzato di Messenger risuon per la terza volta.
Il comodino di Sean.
Da dove mi trovavo, era a portata di mano. Tesi il braccio e poi lo
ritrassi di scatto. Rimasi seduta per un lungo momento, immobile. Poi
tesi di nuovo la mano e aprii lentamente il cassetto.
Conteneva soltanto il suo telefono, a faccia in gi. Sean aveva iniziato a portarselo sempre dietro, come se uomo e cellulare fossero collegati da un invisibile cordone ombelicale. Tanto che avevo iniziato a tenerlo d'occhio negli ultimi giorni, in modo solo per met deliberato, scrutandolo di sottecchi ogni volta che prendeva il cellulare, cercando di capire che cosa stesse assorbendo cos tanto tempo e attenzioni. Cercando d'individuare la sequenza di sblocco tracciata sullo schermo. Cercando di capire se stessi davvero impazzendo, oppure se fosse l'inizio di qualcosa di inimmaginabile.
Osservai la mia mano affondare nel cassetto e sollevare il telefono.
Guardai il mio pollice premere il tasto di accensione. Vidi lo schermo illuminarsi con una foto dei bambini della nostra ultima vacanza insieme.
Giusto un'occhiatina, mi dissi. Per tranquillizzarmi. Prima di potermi dissuadere, tracciai la sua sequenza di sblocco, con il cuore che andava a mille.
Sapevo che non avrei dovuto guardare. Lo sapevo.
Ma lo feci comunque.
E fu allora che tutto quanto inizi a cadere a pezzi.
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CAPITOLO 4.
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 cos che ti senti: come se stessi cadendo.
Come se una botola si fosse spalancata sotto i tuoi piedi. Un minuto va tutto bene, e tu procedi a gonfie vele come hai fatto per anni. Il minuto successivo stai precipitando, stai piombando nell'oscurit. Non riesci a vedere il terreno, non puoi attutire la caduta. Perch anche ci che ti circonda sta crollando. Tutto ci che hai costruito.
Ed  qui che inizia: dai numerini azzurri che indicano tre messaggi da leggere su Messenger.
Ci cliccai sopra. In cima allo schermo c'erano dei messaggi di una
certa CoralGirl.
Scrivimi dopo quando puoi.
Bisogna stare attenti questa settimana, come abbiamo deciso.
Ricordati di cancellare i messaggi non appena li leggi.
Scorsi il botta e risposta del giorno prima, cominciando a leggere
dall'inizio. Il primo era un messaggio di undici parole da parte di Sean che mi ferm il cuore.
Non riesco a smettere di pensare a quello che hai detto.
Intendevo ogni singola parola.
Dobbiamo parlare di nuovo.
K sospetta qualcosa?
Non ne ha idea. Ma non posso continuare cos.
Decideremo quando saremo in Francia. Vedremo che cosa fare
Devo dirglielo. Presto.
Ne abbiamo gi parlato. Meglio tenerlo segreto.
Lo so ma mi sento cos male a mentire a K.
Non sopportavo di leggere quei messaggi, ma non potevo neanche fermarmi, non riuscivo a staccare gli occhi da quelle piccole parole sullo  schermo: ognuna era un'altra bomba che esplodeva sotto il mio matrimonio.
Tornai su e lessi di nuovo.
K sospetta qualcosa?
Non ne ha idea. Ma non posso continuare cos.
Qualcosa gocciol sullo schermo del telefono e mi resi conto che stavo piangendo.
In quel momento fu come se non conoscessi pi la mia storia. Avevamo
una vita, la nostra vita insieme, e nel giro di un secondo sembrava
tutta una finzione. Non mi ero neanche accorta di interpretare una parte.
Con mano tremante cliccai su Vedi profilo, sull'account di
CoralGirl. Una silhouette generica al posto di una foto, la email altrettanto generica. Vive a Londra. Donna. Tutto qua.
Mi affrettai a segnare gli ultimi messaggi come non letti, poi bloccai il cellulare e lo riposi nel cassetto. E rimasi seduta su un letto che non mi era familiare, in una casa sconosciuta, in un paese straniero, con lo sguardo fisso sul muro di fronte a me.
Fredda e bollente allo stesso tempo. Arrabbiata, straziata e nauseata
dal tradimento.
Mi sentivo cadere all'indietro nell'oscurit.
Una decina di interrogativi, poi un'altra decina.
Sul serio?
Perch Sean l'aveva fatto?
Come avevo potuto sbagliarmi cos tanto sul suo conto?
Ma la domanda principale - chi  lei? - aveva gi una mezza risposta,
l'indizio era proprio l, in quelle letterine nere sullo schermo.
Decideremo quando saremo in Francia.
Francia.
Una parola. Non appena la vidi, per, seppi immediatamente che cosa
significava. Perch questa settimana era soltanto per noi quattro:
Rowan, Jennifer, Izzy e io.
Il che significava che mio marito, la mia anima gemella, la mia roccia, aveva una relazione con una delle mie pi vecchie e care amiche.
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CAPITOLO 5.
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Sean non era il tipo da avere una relazione, mi dissi.
Non il mio Sean. Non il mio gentile, amorevole, divertente marito, che raccontava barzellette stupide e portava i figli a cavalcioni e cantava loro ninnenanne quando erano piccoli.
Eppure tutti i segnali erano stati presenti, nelle ultime settimane: era diventato sempre pi riservato e preoccupato. Serio, persino sulla difensiva a volte. Era costantemente al cellulare, poi andava in palestra e si prendeva pi cura del proprio aspetto.
Come facevo a essere stata cos cieca, quando mi accadeva proprio
sotto gli occhi?
Chi era lei? Quale delle mie amiche mi aveva tradito? Il cuore mi
rullava in petto, come se la mia vita fosse minacciata da un pericolo
invisibile. Lotta o fuggi. Portai il mio telefono nel bagno in camera e mi chiusi dietro la porta. Poi mi sedetti sul water e aprii la galleria delle foto, selezionando un album dell'ultima volta in cui eravamo stati tutti insieme, a una festa a casa di Rowan e Russ, nel quartiere di Chiswick.
Scorsi le immagini fino a trovare ci che cercavo.
Ecco. Un'innocente fotografia di noi quattro, una delle poche che Daniel aveva scattato. Rowan che parlava accigliata all'iPhone, gesticolando con la mano libera. Jennifer che si agitava intorno ai due figli adolescenti, armata di crema solare. Izzy, appoggiata al muro, che osservava tutto con un sorriso ironico.
Ed eccomi l, sul bordo della foto, che guardavo distrattamente l'obiettivo.
Conoscevamo i nostri rispettivi segreti, pensai. Quelle cose intime che ti legavano insieme per sempre, una lingua comune di ricordi. Fra di noi parlavamo di cose che non avevamo confidato n ai fidanzati e nemmeno ai mariti. Cose che non avevamo condiviso con nessun altro. Pensavo di conoscerle. Invece saltava fuori che una di loro non la conoscevo affatto.
Tuttavia una cosa la sapevo: avevo fatto dei torti a tutte loro, in una maniera o nell'altra. Ecco cosa continuavo a pensare. Nel corso degli anni della nostra amicizia, avevo fatto e detto - deliberatamente o meno - cose che avevano provocato angoscia, dolore e tristezza a tutte e tre.
Magari me lo meritavo.
Tutta la mia corazza croll e mi sentii all'improvviso una quindicenne, paralizzata da ansia e insicurezza, come se i miei ultimi venticinque anni fossero stati un sogno. Mi tolsi i vestiti con il pilota automatico e li lasciai cadere in una pila sul pavimento, entrando nella doccia.
Aprii l'acqua e arrivarono le lacrime, con lo scroscio che attutiva il suono dei miei singhiozzi.
. . . .
Sapevo, ovviamente, che cosa avrei dovuto fare. Cio andare subito in
piscina a chiedergli dei messaggi: che cosa significavano, di chi erano.
Chi era lei.
Ma non lo feci.
Con l'acqua che mi picchiettava sul collo, inizi a sembrarmi che non
fosse abbastanza, nella scala della nostra relazione: una domanda superficiale contro vent'anni passati insieme. Non c'era sufficiente peso in essa, da giustificare di sganciargli addosso una simile bomba. Non pensavo fosse giusto distruggere quello che avevamo. Sarebbe stato... irresponsabile, in qualche modo. Il nostro matrimonio non era affatto perfetto, ma chi mai ne aveva uno? Era abbastanza felice, e credo che anche lui lo fosse. Magari se avessi scoperto qualcosa in pi, avrei  potuto sistemarlo, anzich distruggerlo con un'unica domanda avventata.
E, certo, ero anche spaventata. Spaventata che avrebbe abbandonato
me e i ragazzi, scaricandoci per qualcosa di nuovo. Non volevo che fosse reale. Non volevo renderlo reale, pi di quanto gi non fosse. E temevo che dicendolo ad alta voce lo sarebbe diventato.
Cos non lo feci. Non potevo. Come si fa anche solo a iniziare una
simile conversazione? Senti, Sean, ho memorizzato la sequenza di sblocco
del tuo cellulare e ho aspettato che lo lasciassi incustodito. Dunque, chi 
l'altra donna? Chi ? Che diavolo sta succedendo? Come hai potuto farmi
questo? A me e alla nostra famiglia?
Lo ripassai mentalmente, formando le parole con le labbra. Immaginai
di sentirmele dire. Ma suonavano folli persino a me. Cos non dissi
nulla. Rimasi sotto la doccia e lasciai che l'acqua lavasse via le mie lacrime.
Mi ricordai di averlo cercato su Google qualche settimana addietro
- come una tipica ipocondriaca del ventunesimo secolo, indecisa fra
un'emicrania e un tumore al cervello - e avevo scoperto che l'infedelt
avveniva in circa un terzo delle relazioni serie. Il che significava, statisticamente,
che una di noi, in questa vacanza, ne sarebbe stata vittima.
Ne era gi vittima.
C'era un'altra opzione, certo: fingere di non aver mai visto i messaggi.
Fingere di non aver mai guardato. Potevo lasciarmi trasportare dalla
corrente, come se non fosse cambiato nulla. Perch agitare la barca?
Forse sarebbe stato meglio limitarsi a immaginare che fosse un bravo
marito e che io fossi la brava moglie che non curiosava nel suo cellulare.
Che non aveva visto ci che adesso non poteva pi essere dimenticato.
Tuttavia odiavo non sapere: quell'area grigia fra la verit e tutto il resto.
Ero pi una persona da bianco o nero; non me la cavavo granch bene
con il grigio. Non me l'ero mai cavata. Volevo sapere - con sicurezza -prima di decidere la mossa successiva.
Sarebbe stata una tortura giocare alle famigliole felici per una settimana,
sapendo che Sean mi aveva tradita con una delle mie migliori
amiche, mentre in realt il mio matrimonio era un incidente stradale
che guardavo al rallentatore. Per dovevo saperlo. Dovevo osservarlo,
vederlo: ero sicura che avrei capito quale delle amiche aveva preferito a
me. Trascorrevo ogni giorno lavorativo in mezzo alle prove, in un modo
o nell'altro. Raccogliendole, registrandole, esaminandole, mettendo insieme
i tasselli: era il mio mestiere. Non dovevo fare altro che trovare le
prove dell'infedelt di mio marito e seguirle fino alla fonte.
Ti staner, scoprir chi di voi mi ha tradito, chi di voi sta cercando di
distruggere la mia famiglia.
Se fossi riuscita a scoprire esattamente che cosa stava succedendo,
magari sarei riuscita a fermarla prima che fosse troppo tardi. Avevo una
settimana per scoprire la verit, per scoprire che cosa stava accadendo al
mio matrimonio e se fosse possibile salvarlo... con una serie di messaggi
fra di noi, come una faglia appena sotto la superficie, in attesa di allargarsi
e lasciare me da un lato e Sean dall'altro. Dentro di me, in profondit,
c'era l'urgenza malata e autodistruttiva di sapere, di sapere tutto,
fino all'ultimo, sordido dettaglio. Di vedere con i miei stessi occhi. Fino
ad allora, mi sarei comportata come se nulla fosse. Mi sarei comportata
abitualmente... o perlomeno nel modo pi normale possibile.
Chiusi l'acqua e mi sentii pi sola che mai, come se fossi sull'orlo di
un precipizio, sul punto di posare il piede su una corda da funambolo
tesa sull'oscurit: una fune tra la mia vecchia vita, la vita che credevo di
conoscere, e quello che sarebbe capitato. Che cosa c'era all'altro capo?
Sofferenza e crepacuore, molto probabilmente. Ma era un viaggio che
dovevo intraprendere, per la mia sanit mentale, per il mio amor proprio.
Mi sarei vestita e avrei indossato un sorriso, preparandomi per la
nostra settimana insieme. E avrei scoperto la verit.
Qualcuno buss alla porta del bagno. Poi di nuovo.
Mamma? la voce di Daniel, acuta e sovreccitata. Sei qui?
S. Mi sto preparando.
Rowan ha detto di dirti che ha ricevuto un messaggio. Jennifer 
quasi arrivata.
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CAPITOLO 6.
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Indossai rapidamente un semplice vestito con una fantasia floreale e
dei sandali. Sentendo l'arrivo di Jennifer al piano di sotto - l'accoglienza
di Rowan era rumorosa ed esuberante come al solito - mi sedetti alla
specchiera per truccarmi in fretta, nel tentativo di nascondere gli occhi
gonfi di pianto. Tentai di riordinare i pensieri.
Comportati normalmente.
E poi mi ritrovai Jennifer sulla soglia della camera da letto. Indossava
jeans corti e un top aderente senza spalline; aveva gli occhiali sollevati
sui lunghi capelli biondi e il cellulare in mano. Niente trucco - raramente
ne aveva bisogno - e l'unico gioiello era un piccolo crocifisso d'argento
intorno al collo. Persino a piedi nudi mi superava di mezza testa, ed
era pi bassa di appena un paio di centimetri rispetto al metro e ottanta
di Sean. Aveva un'altezza da amazzone, come aveva commentato lui una
volta, ed era bella nella maniera naturale delle persone atletiche.
Toc toc disse tendendo le braccia.
Mi alzai e ci abbracciammo, scambiandoci osservazioni sul tempo, sul
viaggio in auto e sull'incapacit di suo marito di seguire Google Maps.
Allora, che cosa ne pensi? disse Jennifer. Una villa incantevole,
eh? Hai gi fatto il tour?
Rowan mi ha fatto fare un giro. La vista dal balcone  incredibile.
Vero? Parlava a bassa voce, come se il proprietario potesse essere in ascolto. Sembra una delle case dei giudici di X Factor.
Jennifer era cresciuta in California e ogni volta che era entusiasta o stressata emergeva con forza l'accento, facendole allungare le vocali  e ricordandoci che, bench avesse trascorso nel Regno Unito oltre met della sua vita, la Valley girl era ancora l da qualche parte. La sua  famiglia era venuta in Gran Bretagna quando aveva quattordici anni,  trasferendosi da Los Angeles per seguire il lavoro del padre, CEO di una multinazionale, e da allora lei era rimasta in pianta stabile, mantenendo un accento transatlantico che gli americani confondevano per  britannico e viceversa.
La studiai per un momento. Sembrava un po' agitata.
I ragazzi si stanno sistemando? le chiesi.
Sono in esplorazione, credo. Diede un'occhiata al corridoio e si chin verso di me, abbassando la voce. Non mi hanno ancora perdonata del tutto.
Perdonata per cosa?
Ieri sera abbiamo avuto una discussione mentre preparavano i bagagli.
Volevano portare l'Xbox: Ethan l'aveva gi messa in valigia. Gliel'ho
fatta togliere e gli ho detto che non avrebbero sprecato questa settimana rimanendo in una stanza buia a giocare a quello stupido Call of Duty o a fortuite o a quel che ... non quando siamo affacciati sul Mediterraneo.
Immagino che non l'abbiano presa bene.
Lei minimizz con un cenno. Non proprio. Ma spero che saranno
contenti quando vedranno quante cose ci sono da fare qui.
Cercava di nasconderlo, ma vedevo che era turbata dal loro litigio. Per Jennifer era fondamentale non sgridare mai i figli, non strillare, non essere sarcastica e non alzare, mai e poi mai, le mani su di loro. Nemmeno quando Jake, a sette anni, stava giocando con i fiammiferi ed era arrivato pericolosamente vicino a bruciare l'intera casa. Un poema appeso al muro della sua cucina esortava i genitori a respingere ogni emozione negativa, crescendo i figli soltanto con lodi, incoraggiamenti, approvazione e accettazione.
Quei bambini erano il suo progetto, la sua missione di vita. Nati a
soli undici mesi di distanza, Jake ed Ethan erano diventati spossanti
nella maniera in cui sanno esserlo i bimbi e Jennifer aveva dovuto lasciare
il lavoro, senza poi riuscire a riprenderlo. Si era gettata nel ruolo
di mamma a tempo pieno con un entusiasmo che rasentava la mania,
ed era nel contempo enormemente orgogliosa e ferocemente protettiva
nei loro confronti. Persino quando Ethan aveva raggiunto il fratello
maggiore nella scuola elementare, lei anzich tornare alla sua carriera di fisioterapista aveva ottenuto un posto part-time nell'amministrazione della scuola.
Sean entr in camera, con un asciugamano intorno alla vita e i capelli bagnati per la piscina. Era la prima volta che lo vedevo da quando avevo scoperto i messaggi e mi sentii avvampare immediatamente per la rabbia e il crepacuore. Avevo un milione di domande. La scoperta era cos fresca, e c'era stato cos poco tempo per elaborare ci che provavo: dovetti reprimere espressioni ed emozioni in modo da non rivelare all'istante il segreto tossico che mi portavo dentro.
Non sopportavo di guardare mio marito, ma non potevo nemmeno non farlo.
Sean salut Jennifer con un bacetto sulla guancia - curiosamente casto, date le circostanze? O forse no? - e torn alla sua valigia, continuando a disfarla.
C' una stanza dei giochi di sotto dissi, sentendo il tono stranamente
forzato delle mie parole. Biliardo, calcetto e cose del genere. Sono
sicura che i bambini troveranno qualcosa da fare.
Jennifer annu. Non parve notare la tensione nella mia voce.
In realt spero che passeranno molto tempo fuori disse. L'aria 
molto pi pura rispetto a Londra. E passavano cos tanto tempo giocando a quella dannata Xbox.
Il marito di Jennifer, Alistair, apparve al suo fianco in piena tenuta vacanziera: canottiera tesa sulla pancia e costume slip, spalle  pelose e cosce scoperte. Avevo sempre pensato che fossero un po' male assortiti
- fisicamente, perlomeno - e si era rivelata una di quelle coppie che
non sembrano invecchiare alla stessa velocit. Lei aveva ancora l'alta e sinuosa grazia californiana che aveva sedotto una sfilza di fidanzati ai tempi dell'universit, invece Alistair era pi tozzo e trasandato che mai con il suo barbone incolto e quegli occhiali tartarugati.
A-ha! esclam Alistair. Scommetto che stavate proprio parlando dello Scandalo Xbox.
Jennifer sospir. Smettila di chiamarlo cos.  stata soltanto una tempesta in un bicchier d'acqua.
Io ho detto che doveva lasciargliela portare e basta disse Alistair.
Prima o poi devono iniziare a prendere le proprie decisioni, fare i
propri errori. Perch non adesso? I ragazzi sono in uno stadio della
vita in cui stanno superando i limiti, testando se stessi e gli altri, e noi
dovremmo incoraggiarli a diventare dei giovani uomini. Non sono pi bambini.
Sono ancora i miei bambini ribatt Jennifer, incrociando le braccia.
E sarebbe carino se tu mi spalleggiassi una volta tanto, invece di farmi
sempre fare la parte della poliziotta cattiva.
Ma tu sei altrettanto brava a fare la poliziotta buona, mon chri. Ammicc
verso di me con fare cospiratorio. Immagino che tu lo sappia gi.
A ogni modo, sarebbe carino se tu riuscissi a trattare Jake ed Ethan
come i nostri figli, anzich come altri due pazienti da studiare e a cui dare consigli.
Daniel entr come una furia in camera, senza fiato e con i capelli bagnati, sbattendo le sue crocs sul pavimento.
Posso prendere la tua videocamera, pap? Far un giro della casa
come Joe Sugg!
Sean apr il cassetto e gli diede la videocamera. Trattala con cura, per.
Certamente! E corse via.
Joe Sugg? chiese Jennifer. E sarebbe?
Uno youtuber, ha otto milioni di iscritti.
Ah, li avr senz'altro.
Alistair indic l'arredamento costoso. Questa villa  sensazionale,
vero? Qualcuno viene a tuffarsi?
Magari dopo risposi. Se l'acqua sar ancora abbastanza calda.
Ci sono ventinove gradi, a quanto pare: proprio come un bagno caldo.
Tu vieni, Jennifer?
Hai visto Jake?
Non dopo che sono andati nelle loro stanze.
Puoi andare a cercarlo vicino alla piscina?
Sono sicuro che i ragazzi stanno bene, cara.
Per favore?
D'accordo. E si allontan ciabattando con le infradito sul pavimento
piastrellato.
Ci vediamo gi in piscina? mi chiese Jennifer.
Certo. Sean, che non aveva detto niente fino a quel momento, stava
togliendo le ultime cose dalla valigia. Magari vengo a fare un altro tuffo
disse quando ho finito qua. La piscina  fantastica.
Jennifer non lo sent, o fece finta di non sentirlo.
Qualcosa stonava, come una stanza in cui c' un cattivo odore ma nessuno
lo vuole riconoscere. Lei si sta comportando come se Sean non fosse
presente. Per quale motivo?
Tu vieni, Kate? insistette lei.
Magari fra un po'.
A dopo, allora. Meglio che vada a controllare i miei ragazzi. S'incammin
verso le scale.
Lanciai un'occhiata a Sean, che stava appendendo le camicie nel guardaroba.
Torni in piscina soltanto perch ci sar lei? Per avere qualche minuto
da passare insieme? E perch ti stava ignorando? Perch non ti guardava
nemmeno negli occhi?
Forse la risposta era ovvia.
Non ti guarda negli occhi perch non vuole rischiare di tradirsi. Semplice,
no?
Si tratta di Jennifer, allora?
Mi torn in mente, con pi forza che mai, che lei e Sean erano stati
una coppia per qualche mese, quando eravamo studenti.
E dopo che si erano lasciati, lui si era messo con me.
Non c'era stata nessuna sovrapposizione. Perlomeno, quella era la
versione a cui ci eravamo sempre attenuti. Meglio mantenere la storia
semplice, meglio per tutti coloro che riguardava.
Un altro ricordo mi torn all'improvviso: la cosa peggiore che Sean mi
avesse mai detto, le parole pi dolorose che avesse mai pronunciato...
rimaste sepolte nella mia memoria cos a lungo che credevo di essermene
scordata. Dopo qualche mese insieme stavamo giocando a Obbligo o
verit e Sean era quasi troppo ubriaco per reggersi in piedi. Il miglior sesso
che abbia mai fatto? Direi Jennifer, ah ah, primo amore e via dicendo...
Ne era seguita una lite furibonda, nella quale gli spiegavo fra le lacrime
che uno non era davvero obbligato a dire la verit a Obbligo o verit,
specialmente se si trattava di una cosa offensiva e orribile come quella.
Specialmente se si trattava della sua alta e atletica ex americana che
era anche una delle mie migliori amiche. E Sean, ubriaco e frastornato,
guardava dicendomi scusa scusa scusa, ancora e ancora, supplicando,
ondeggiando sui piedi, dicendomi che era solo una battuta, una stupida
battuta e non intendeva sul serio.
Ci eravamo lasciati per due settimane, prima che cedessi alle sue suppliche
e lo riprendessi con me. Da allora non era mai pi stato menzionato,
e io speravo che non sarebbe mai pi riaffiorato. Non l'avevo mai
raccontato a Jennifer, n alle altre due.
Allora, Jennifer? Siete tu e Sean?  un secondo giro per voi due? Il sesso
migliore che lui abbia mai avuto, dopotutto. Un ritorno di fiamma del
primo amore? Qualcosa del genere? Come quelle persone che escono con
i fidanzati dell'adolescenza, ritrovati su Facebook, e finiscono per lasciare
i mariti?
 una vendetta tanto attesa per averti rubato il ragazzo cos tanti anni fa?
Sarebbe folle.
Oppure no?
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CAPITOLO 7.
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Dovevo schiarirmi le idee.
Avevo bisogno di tempo e spazio per me stessa. Soprattutto avrei voluto
uscire, andarmene via, rimanere da sola... ma era l'unica cosa che
non potevo fare quella settimana.
Finii di prepararmi, staccai il cellulare dal caricabatteria e trovai un
pacchettino di fazzoletti che infilai nella tasca del vestito. Con il cuore in
fibrillazione, andai al piano di sotto, sperando di non incrociare nessuno,
ed ero quasi dall'altra parte del salone quando Rowan emerse dalla
cucina. Si era cambiata e indossava un vestito lungo senza maniche, rilucente
e cangiante come seta liquida, e reggeva due calici di champagne.
Me ne offr uno.
Dovremmo cominciare come abbiamo intenzione di continuare
disse, facendo tintinnare il bicchiere contro il mio. Cin cin, Kate.
Cin cin ricambiai, sforzandomi di sorridere.
Tutto ok, tesoro?
Sono solo un po' stanca per il viaggio.
Nulla di meglio di qualche bollicina per rimetterti in carreggiata.
Presi un sorso di champagne, sentendo il gusto amaro sulla lingua.
Assolutamente risposi, sollevando il telefono. Scendo solo un attimo
in giardino a chiamare mia madre. Per dirle che siamo arrivati.
Era una bugia: le avevo gi mandato un messaggio dicendole che ci
stavamo gi sistemando. Ma avevo bisogno di una scusa per rimanere
sola.
Il ristorante  prenotato disse Rowan. Dobbiamo radunare le
truppe fra un'oretta.
Certo.
Aprii le porte scorrevoli di vetro che davano sul balcone e fui avvolta
all'istante dall'intenso calore del tardo pomeriggio, che fece accelerare
ancora un po' il mio cuore. Un'ampia scalinata di pietra conduceva alla
piscina a sfioro, attualmente deserta, e una svolta a destra mi port in un
prato verde e lussureggiante che si allungava per l'intera larghezza della
propriet, con palme che facevano ombra e panchine che davano sul
vigneto. Gli odori erano inebrianti: i gigli che sbocciavano nelle aiuole,
l'eucalipto, i pini e il calore estivo che scaldava il terreno. Il giardino era
cinto da una siepe ben curata, con al centro un cancello di ferro che si
affacciava sulle viti. Mi voltai per guardare la casa e notai una piccola
figura su uno degli altri balconi del primo piano. Avrei riconosciuto
ovunque quell'ammasso di capelli scuri: Daniel, con la vecchia videocamera
di Sean tesa di fronte a s. Muoveva le labbra narrando uno
dei suoi film delle case delle vacanze; eccolo l, un giovane youtuber in
erba. Il mio piccolo miracolo, che era arrivato inaspettatamente dopo
tre aborti spontanei, proprio quando iniziavo a rassegnarmi che non
avrei mai avuto un secondo figlio.
Il sudore iniziava gi a farmi prudere la parte bassa della schiena e sotto
le braccia; l'aria era cos calda che sembrava incollarsi alla gola, soffocante.
Presi un altro sorso di champagne e mi diressi verso il cancello, al
di l del campo visivo di Daniel, entrando nel vigneto e girando subito a
destra, allontanandomi dalla villa per non essere vista. Camminai lungo
l'estremit dei filari di viti, ognuno perfettamente dritto e distanziato
dal successivo. Dopo un minuto mi guardai di nuovo oltre la spalla: non
vedevo pi Daniel sul balcone, n nessun altro.
Continuai a camminare. Pi avanzavo, pi le emozioni si gonfiavano,
come un'onda che arrivava sulla costa. Pi mi allontanavo dalla villa e
peggio mi sentivo, con il cuore che mi rimbombava nel petto. Lotta o
fuggi.
Ancora una volta mi trovai a pensare che forse dovevo soltanto affrontare
Sean. Dovevo tornare indietro e dirgli che lo sapevo, che avevo scoperto
il suo segreto e, a meno che non mi avesse detto la verit, seduta
stante, avrei rifatto le valige e l'avrei lasciato l portandomi via i ragazzi.
Sarei tornata subito in Inghilterra, con il primo volo. Ma non riuscivo a
valutare se fosse la cosa intelligente da fare, la scelta coraggiosa. Oppure
l'opzione stupida. Era l'alternativa peggiore che potessi scegliere? Me
ne stavo l e mi sembrava che fosse tutte quelle cose al tempo stesso, o
magari nessuna. Perch ormai non c'erano pi risposte giuste, soltanto
risposte che erano leggermente meno sbagliate di altre. Niente bianco o
nero. Soltanto grigio, tutto grigio.
Mi bloccai e tesi le mani di fronte a me. Tremavano in modo incontrollabile,
e non potevo fare nulla per fermarle.
Non ne avevo mai avuto uno prima, ma conoscevo i sintomi e sapevo
di cosa si trattava: un attacco di panico.
Mi accasciai contro una vite, chiusi gli occhi e sentii tornare le lacrime.
...
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CAPITOLO 8.
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Con il frinire dei grilli di sottofondo, scendemmo lentamente la collina
andando al ristorante. Di fronte a noi, Lucy parlava con Rowan,
Jennifer con Alistair, mentre Russ portava Odette a spalle. I tre ragazzi
erano da qualche parte pi avanti; Daniel seguiva i due adolescenti allampanati
come un cucciolo bisognoso di attenzioni.
Mi ero truccata di nuovo e avevo buttato gi un secondo bicchiere di
champagne per calmare i nervi. Sean e io chiudevamo il nostro gruppetto,
con lui che mi camminava accanto in linea non perfettamente retta.
Allora, mi vuoi dire che cosa c' che non va? mi esort lui. O devo
tirare a indovinare?
Si mise le mani in tasca e allarg il gomito dal mio lato. Seppur riluttante,
lo presi a braccetto.
Non c' nulla risposi.
Pensavo che saresti stata contenta di essere qui.
E lo sono dissi senza guardarlo.  solo stata una giornata intensa.
Ti senti bene? E stato quel sandwich dall'aria dubbia che hai mangiato
sull'aereo?
Sto bene.
Valut la mia risposta per un momento. Sul serio, che succede,
Kate?
A parte il fatto che hai piazzato una bomba sotto il nostro matrimonio?
Nulla risposi.
Non ti ho quasi vista per tutto il pomeriggio.
Ero un po' stanca, tutto qua.
Dev'essere il caldo probabilmente. La sua voce era leggera, ma stava
scegliendo le parole con cautela. Oggi sembrava di essere in una
fornace.
Probabilmente.
Per un momento pensai di chiederglielo subito: tirare la questione e
basta. Farla finita, come strappando un cerotto con un movimento solo.
Chi ? Quale? Rowan, Jennifer o Izzy?
Ma sapevo che non era il momento giusto. Non avevo prove concrete:
non ancora. I messaggi sul suo cellulare ormai dovevano essere spariti.
Non finch non avrai delle prove. Altrimenti si limiter a negare.
Sean prov un'altra tattica per farmi parlare. Posto magnifico per
una vacanza.
Perfetto.
Ti domandi mai disse con tono malinconico come sarebbe venire
in un posto del genere ogni anno? Ogni estate? Che cosa fantastica sarebbe?
Sean, non potevamo permetterci di venire qua nemmeno una volta,
figuriamoci ogni anno.
Proprio quello che intendo. Non ti fa sentire come... lasci la frase
in sospeso, gesticolando con la mano libera. Oh, non so.
Sentire come cosa?
Ecco, che ormai dovremmo potercelo permettere. Che dovremmo
essere in grado di fare cose carine per i nostri figli, di goderci vacanze
estive come questa.
S, forse lo penso un po'.
Sai, oggi eri in piscina e ho guardato la villa, il balcone, il vigneto, e
ho pensato: Cristo, sto per compiere quarantanni e letteralmente non
potrei mai stare in un posto del genere se non fosse per Rowan. Il suo
accento irlandese si rafforzava sempre dopo qualche bicchiere e in quel
momento era a pieno regime. Voglio dire, sar fuori dalla mia portata
per sempre? Ci sono milioni di posti al mondo che voglio vedere, per
mi sento come se avessi a malapena cominciato... e il mio tempo fosse
gi mezzo finito. Che diavolo ho combinato nella mia vita?
Quante birre hai bevuto?
Non abbastanza sospir.
Camminammo in silenzio per qualche istante.
Io penso soltanto dissi sottovoce che sia bello essere riusciti a venire
in questo posto, per una volta.
Ma certo convenne lui. Questo s,  solo sapere quanto sia fuori
portata rispetto alle nostre vite normali. Mi fa sentire un po' un fallito.
Non sei un fallito.
Non  che abbia esattamente avuto successo. Sono responsabile della
sicurezza di rete di un'azienda informatica di medie dimensioni. La sua
voce si tinse di una punta di sarcasmo. Il sogno di ogni ragazzo, eh?
Proteggi la gente e le cose che sono importanti per loro.
Proteggo i dati. Non  proprio la stessa cosa.
S, ma com' quel detto? La vita  un viaggio, vero? Non una destinazione.
Cristo. Scoppi a ridere. Devi essere davvero incazzata se mi citi
un testo degli Aerosmith.
In realt, credo che si tratti di Ralph Waldo Emerson. Ma sai quello
che intendo.
 come se io avessi passato gli ultimi dieci anni a fare, non so...
Sollev le mani in aria. Non so che cosa ho fatto. E adesso se ne sono
andati per sempre e, prima che ce ne accorgiamo, ancora un paio d'anni
e Lucy sar alla soglia dell'universit. Anche se...
Credi che stia bene?
Chi?
Lucy.
Lui esit e sentii il suo braccio irrigidirsi contro il mio. Ma certo
disse. Perch dici cos?
Rimasi un attimo in silenzio e rallentai il passo, per distanziarci un po'
dagli altri.
 solo che... sembra diversa recentemente. Pi tranquilla del solito,
ma pi irritabile.
Non penso che possa essere pi tranquilla e pi irritabile al tempo
stesso, tesoro.
Hai capito quello che voglio dire. Sembra pi distratta del solito,
continuamente al cellulare.
Lei  sempre al cellulare. E imprescindibile per la generazione Z, o
come si chiama.
Sar preoccupata per gli esami finali, suppongo.
Sean tacque per un momento, riflettendoci su. Possibile.
Anche se ha voti superlativi in tutto quanto?
 sempre stata ipersensibile... e sai come possono essere gli adolescenti.
All'improvviso scosse la testa e riprese il filo della conversazione
precedente. Cristo, sembra che solo cinque minuti fa la portavo
a casa dall'ospedale e cambiavo il mio primo pannolino. Adesso sono
sulla soglia dei quaranta, sto perdendo i miei dannati capelli e mi sento
del tipo: Che diavolo  appena successo?
Non m'importa dei tuoi capelli, Sean.
Ogni giorno mi guardo allo specchio e sono sempre un po' pi stempiato.
Sai, la scorsa settimana ero in citt e ho intravisto il riflesso di un
vecchio su una vetrina e ho pensato: Chi  quel poveraccio? Si sta davvero
sforzando troppo di sembrare giovane. Poi mi sono reso conto che ero io.
Ges.
Che cosa stai cercando di dire?
Io... non lo so. Troppe birre, tutto qua. Rowan se la cava sorprendentemente
bene, invece, no?
Tolsi il braccio da sotto il suo, sentendo un vuoto improvviso nello
stomaco.
Gi dissi a bassa voce. Davvero.
Fui colta da un nuovo pensiero. Forse sta cercando d'indorare la pillola,
parlando in questo modo di Rowan. Mezzo ubriaco che si giustifica per
quello che ha fatto, di fronte a me. Mi prepara, tentando di anestetizzarmi
un po' prima del dolore che arriver.
 lei la traditrice? Sean ha preferito lei a me? Questa settimana serve
soltanto a fare colpo su di lui con una villa lussuosa nel sud della Francia?
Mi sfregai gli occhi. Ormai era cos, da quando avevo visto i messaggi
sul suo telefono. Le insicurezze quotidiane, i piccoli dubbi che venivano
di tanto in tanto, avevano assunto forme mostruose. Si erano ingigantite
fino a gettare la propria ombra su ogni cosa: su ciascun pensiero, su ogni
parola, su ogni singolo istante. Sempre. Erano l che mi sussurravano
all'orecchio, costringendomi a dissezionare e analizzare ogni cosa che
diceva Sean, ogni sua azione del passato.
Arriv un altro pensiero, galoppando pi del precedente.
Magari era tutta colpa mia. Magari ero stata io a portarlo a quello.
L'avevo incoraggiato. Magari non ero stata abbastanza attenta, amorevole,
magari non c'era stato abbastanza sesso. Magari avrei dovuto fare di
pi, avrei dovuto sforzarmi maggiormente. Magari non ero abbastanza
snella, stimolante, intelligente, ricca, per mantenere il suo interesse a
lungo termine.
Che cos'altro c'era che non andava in me?
Magari io...
Basta. Basta cos. L'autocommiserazione  il nemico. Non ti porter assolutamente
da nessuna parte.
La verit era che la mia bolla di comoda compiacenza matrimoniale
era scoppiata. Anzich trovarmi al sicuro e sentirmi protetta, mi ero
risvegliata in un nuovo posto... che non conoscevo minimamente. Per
la centesima volta mi rimproverai per aver evitato il confronto quel pomeriggio
stesso, per essermela fatta sotto piuttosto che chiedergli dei
messaggi subito dopo averli visti. Pi che mai concordavo sul fatto che
una verit parziale pu essere molto pericolosa.
Forse era solo il vino, ma anche solo camminando con lui, parlando
insieme come avevamo sempre fatto, sentendo la sua pelle contro la mia,
mi tornarono alla mente tutte le belle cose che avevamo vissuto insieme.
Tutte le cose che stavamo per perdere.
Sapevo che la nostra situazione era brutta, ma era mio marito. E magari
valeva ancora la pena di lottare per lui.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
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...
La piazza del villaggio di Autignac era addobbata con lanterne colorate,
sospese sulle loro teste, che diffondevano una luce calda contro le
lunghe ombre del crepuscolo. La chiesa, con il suo campanile in stile
romanico restaurato che si stagliava nel cielo serale, formava un lato
della piazza, mentre dall'altro, chiuso e buio, c'era il trio formato da
panetteria, macelleria e salumeria. Sul davanzale di una finestra al primo
piano, un magro gatto soriano ci fissava con occhi gialli e luminosi.
Il ristorante era vivace e indaffarato. Ci sedemmo a uno della dozzina
di tavoli di legno sistemati nella piazza per i turisti alloggiati nelle ville e
negli appartamenti dentro e fuori dal villaggio. Erano quasi le otto, ma
l'aria era ancora calda e insaporita dai profumi di bistecca e anatra arrosto,
di salse squisite e del vino locale. Sul nostro tavolo c'erano candele,
bicchieri e bottiglie mezze vuote.
Sorseggiai il vino e cercai di non pensare a Sean e ai messaggi, a tutto
ci che significavano. Ma non riuscii a farne a meno. Avrei trascorso
l'intera serata a esaminare minuziosamente ogni cosa - ogni conversazione,
sguardo, silenzio - reggendo ciascun momento sul palmo e studiandolo
da ogni angolo possibile, cercando di cogliere la verit come
una perla dall'ostrica.
Come in quel momento, per esempio.
Sean stava chiacchierando amabilmente con Rowan dei suoi affari,
con interesse genuino, sorridendo e guardandola dritto negli occhi. Lui
era uno che non voleva mai scontentare nessuno: sapeva, e aveva sempre
saputo, la cosa giusta da dire e voleva sempre trovare del buono in
tutti. Era cos che era iniziata la tresca? Una delle mie amiche che ci
provava cos tanto con Sean che lui non era riuscito a dire di no? Non
era riuscito a deluderla?
Forse iniziavo ad avere una teoria su quello che stava succedendo.
Sean aveva gi bevuto un bicchiere di vino pi di me, senza contare
le birre di prima. Russ riempiva di continuo i bicchieri degli altri ogni
volta che riforniva il proprio - cio spesso - e aveva gi le guance arrossate.
Non ero sicura se il marito di Rowan non apprezzasse la nostra
compagnia, o semplicemente se gli piacesse l'alcol. Un po' entrambe,
probabilmente. Al momento la sua sedia era vuota, perch era sotto un
portico di pietra intagliata della chiesa e tirava lunghe e lente boccate
dalla sigaretta.
Odette, con il suo vestito giallo canarino, continuava a correre intorno
al tavolo di legno, inseguendo i gatti che occasionalmente apparivano
dalle ombre per raccogliere i bocconi lasciati cadere dai clienti. La bimba
evit per un pelo di schiantarsi contro un cameriere e poi sfrecci
di nuovo nel varco fra i due tavoli con un sorriso di sfida stampato in
faccia.
Odette la richiam Rowan per la terza o la quarta volta. Vieni qua
a sederti, per favore, la tua cena sta per arrivare.
La bambina scosse la testa, facendo rimbalzare i codini da un lato
all'altro. Corse di nuovo via, ridacchiando e facendo lo slalom fra i tavoli
degli altri turisti.
A qualche sedia da me, Daniel stava leggendo il suo libro di Harry
Potter, mentre Lucy era stravaccata in silenzio, immersa nel suo telefono.
Anche i figli di Jennifer erano imbambolati davanti ai cellulari. Non
si erano mai somigliati molto, e sembravano sempre pi diversi con l'avanzare
dell'adolescenza. Jake, il pi grande, era tale e quale alla madre,
con i suoi capelli biondi, gli occhi fra il grigio e l'azzurro, le lunghe ciglia
e le labbra ad arco di cupido. Alto e magro, slanciato come lei: sarebbe
diventato un rubacuori. D'altro canto il fratello minore, Ethan, aveva
tutti i geni del padre: capelli scuri e pelle olivastra, occhi cos profondi
da sembrare neri. Pur avendo solo quindici anni, aveva gi spalle e vita
larghi e le gambe piene di peli.
Ogni tanto la gente faceva notare a Jennifer che non sembravano
granch fratelli.
A me lo sembrano, invece, ribatteva sempre con un sorriso adorabile.
Russ torn al tavolo quando arriv il cibo: piatti fumanti di pollo con
salsa di funghi, entrecote con camembert, scaloppine di tacchino, patate
arrosto, insalata di pasta e una montagna di patatine fritte, insieme ad
altre due bottiglie di La Grande Cigale Blanc.
Alla fine arriv anche Odette e si sedette, con il viso arricciato dal disgusto.
Non mi piace quello disse indicando il suo piatto. Nemmeno
quello.
Rowan si sporse e inizi a tagliarle il cibo nel piatto. Certo che ti
piace, tesoro,  come il pollo che mangi a casa.
Ha un odore strano. Odette indic la scodella di insalata di pasta di
Rowan. Voglio la tua, mamma.
Tu hai il tuo piatto, tesoro. Guarda,  pollo, vedi? Lo mangi sempre,
il pollo.
Voglio la tua. La sua voce acuta divenne improvvisamente stridula
e zitt le nostre conversazioni. Non voglio il pollo.
Non ti piacerebbe quello che mangio io, Odette, c' dell'aglio dentro.
Il mio pollo puzza. Spinse via la sedia e si alz, allontanandosi di un
passo dal tavolo.
Torna a sederti al tavolo, per favore le disse Rowan con calma.
No!
Mi resi conto che stavamo osservando tutti quanti il crescendo della
discussione, pur cercando di far finta di niente. Sbirciavamo il bisticcio
domestico come i conducenti che rallentano per guardare un incidente
automobilistico.
Odette tir indietro la testa e inizi ad allontanarsi.
Mantenendo il tono tranquillo, Rowan disse: Odette, amore, se mangi
un po' di pollo, dopo puoi mangiare il budino.
Non voglio il budino.
Che ne dici allora di mangiare qualche patatina fri...
Russ si volt all'improvviso nella sedia, la faccia arrossata dalla rabbia.
ODETTE! TORNA QUI E SIEDITI! url e la sua voce rimbomb
fra le mura di pietra. SUBITO!
L'intera piazza del villaggio piomb nel silenzio: tutti quanti si voltarono
a guardare - una dozzina di conversazioni si fermarono a met, le
forchette rimasero a mezz'aria - e gli occhi passavano dalla bimbetta
all'omone. Clienti e camerieri fissavano lo stallo.
Per un momento l'unico rumore fu un tintinnio di stoviglie, proveniente
da qualche parte dentro il ristorante.
Russ era seduto accanto a me e potevo sentire la rabbia crepitargli
intorno come elettricit statica. Non sapevo dove girarmi, di certo non
verso Rowan. Incrociai lo sguardo di Jennifer, dal lato opposto del tavolo,
e la sua espressione era il riflesso della mia.
Odette torn lentamente al tavolo, lasciandosi cadere sulla sedia e incrociando
le braccia.
Rowan spruzz un po' di ketchup sul lato del piatto della figlia. Grazie,
Russ disse con voce sempre calma ma grondante di sarcasmo.
Per non credo che fosse proprio necessario, non trovi?
Russ la ignor e avvicin il pi possibile la sedia della figlia al tavolo.
E adesso mangia le ordin, con voce bassa e severa.
A poco a poco il mormorio di conversazione torn nei tavoli intorno
a noi, intanto che la gente riprendeva a mangiare.
Con il viso rigato di lacrime, Odette prese una singola patatina, la
inzupp con attenzione nel ketchup e inizi a mangiucchiarla.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
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...
Sul nostro tavolo cal un silenzio imbarazzante, rotto soltanto dal tintinnio
delle posate sui piatti, da Odette che tirava su con il naso e dal
rumore dei camerieri intorno a noi. Russ recuper coltello e forchetta
e inizi a tagliare furiosamente la bistecca, mentre noi riprendevamo
in silenzio i nostri pasti. L'atmosfera era pesante come se ci fosse una
cappa sulle nostre teste, ma nessuno voleva essere il primo a rompere l'impasse.
Alla fine, Alistair e Jennifer iniziarono a parlare in contemporanea.
Ehi, ragazzi...
Voi avete...
Jennifer fece un sorriso imbarazzato e fece segno al marito di continuare.
Ehi, ragazzi disse Alistair ai figli, protendendosi verso di loro. Sapete
perch questa piazza si chiama Place du 14 Juillet?
No rispose Jake, senza nemmeno alzare lo sguardo dal piatto.
Per commemorare il 14 luglio.  un giorno importante in Francia... sai perch?
No.
Non indovini?
Jake evit accuratamente il contatto visivo con il padre portandosi le
patatine fritte alla bocca. Nah.
Per la Rivoluzione francese spieg Alistair, sollevando le mani. Il
giorno della presa della Bastiglia.
Della bastarda? fece Jake sogghignando.
Ethan ridacchi con la bocca piena.
Jake! lo rimbrott Jennifer. Sai che cosa ti ho detto riguardo alle
parolacce.
Ha iniziato pap.
Presa della Bastiglia ripet Alistair. Quando i rivoluzionari assaltarono
la pi grande fortezza di Parigi. Fu una grande vittoria per...
Jake sbadigli in modo esagerato e torn a dedicarsi al suo piatto.
...l'uomo comune fin Alistair.
Jennifer raccolse il testimone e la conversazione vir su una coppia,
che conoscevo vagamente per via del consiglio dei genitori. Questi Laura
e David Qualcosa l'ultima settimana del semestre erano stati al centro
di un turbine di pettegolezzi, di quelli che si fanno davanti al cancello
della scuola.
A quanto pare disse Jennifer con tono cospiratorio faceva solo
i cinquantotto chilometri all'ora in una zona con il limite a cinquanta
quando  stato beccato dall'autovelox. Non esattamente spericolato. Ma
aveva gi perso nove punti, e aveva anche fatto quel tedioso corso sulla
sicurezza in auto, cos stava per perdere la patente. L'unico problema 
che  un direttore alle vendite per qualche grossa compagnia alimentare
e guida ogni giorno per lavoro.
Cos ha chiesto alla moglie di perdere i punti al posto suo? disse
Rowan. Di dire che guidava lei?
 quello che ho sentito. Lei ha acconsentito, ma in qualche modo 
venuto fuori che quel giorno era a Brighton - aveva messo qualcosa su
Facebook - e la polizia l'ha scoperto e allora si sono ritrovati con
la voi-sapete-cosa fino al collo.
Terribile comment Rowan. Quindi lei si prender la colpa adesso?
Se la prenderanno entrambi: lui ha perso comunque la patente e lei
 nei guai per aver mentito alla polizia. Cos si sono dati la colpa a vicenda.
Terribile ripet Rowan.
Vero? Ho sentito che si sono separati e lei se n' andata di casa.
Probabilmente intervenne Alistair  stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso. Devono esserci stati altri... problemi nel loro matrimonio,
cose che non sappiamo.
Jennifer si protese in avanti. Secondo i pettegolezzi, adesso stanno
parlando di avvocati, divorzio, custodia... e via dicendo.
Avvocati, divorzio, custodia. Ogni parola fu come uno schiaffo. Che
ne sapeva Jennifer, comunque? Che diritto aveva di spettegolare di persone
che conosceva a malapena? Di ficcanasare nel matrimonio degli
altri? Sforzandomi notevolmente, riuscii a rimanere zitta.
Rowan stava scuotendo la testa, con sincera tristezza sul volto. Tutto
quanto per una stupida multa per eccesso di velocit. Sembra cos ingiusto.
I loro poveri figli.
Ecco, infatti. Lei stava soltanto cercando di aiutarlo in una situazione
incasinata. Avrei fatto lo stesso.
Pure io convenne Rowan. Spost lo sguardo su Sean e Alistair. E
voi, ragazzi?
Forse rispose Alistair con un gesto teatrale.
Probabilmente disse Sean, riempiendosi il bicchiere di vino.
Jennifer mi guard. Che ne pensi, Kate?
Io?
Riguardo alla faccenda di Laura e David.
Feci spallucce. Avevo sentito delle voci. Ma non sapevo che si erano
separati.
Ma tu che cosa avresti fatto? Secondo te ha fatto bene a perdere i
punti per lui?
Bene? Scossi la testa. Senz'altro no.
Anche se stava cercando di proteggerlo, di aiutarlo a non perdere il
lavoro? Non stava cercando di fare la cosa migliore per tutti loro?
Ma questo non lo rende giusto. Ha infranto la legge, dichiarando il
falso.
Per una giusta ragione, per.
O  giusto o non lo , Jen. Non  complicato. Non c' una terza
risposta.
Iniziavo a innervosirmi e la rabbia per il tradimento di Sean stava ribollendo,
rischiando di scoppiare.
Non qui, non adesso! Dovevo calmarmi. Fare quello che a volte Sean
mi suggeriva con delicatezza: lasciar fluire le cose pi spesso, venire un
po' incontro alle persone, sorridere, scuotere la testa e andare avanti.
Ogni tanto lui ci scherzava su e mi chiedeva: Com' la vista lass dal tuo
piedistallo, Kate? L'ironia sembrava particolarmente tetra, visto ci che
avevo appena scoperto della sua relazione.
La verit mormor Sean con il bicchiere davanti alla bocca. Tutta
la verit, nient'altro che la verit.
Ci fu un altro silenzio imbarazzato.
Jennifer riprese la forchetta e la batt rumorosamente sul lato del suo
bicchiere. Che ne dite di fare un brindisi? propose con tono allegro,
riempiendo i calici vicino a lei con altro ottimo vino locale. Alla nostra
prima sera qui.
Ci fu un generale mormorio d'approvazione e vennero sollevati i bicchieri.
Sollevai anche il mio, obbligando la bocca a sorridere.
A Rowan disse Jennifer. Che ha reso possibile che tutti noi ci ritrovassimo
in questo posto meraviglioso, insieme.
Tutti gli adulti fecero tintinnare i bicchieri e bevvero.
Allora, Rowan riprese vivacemente Jennifer ho sentito che potrebbero
esserci eccellenti notizie in arrivo per la tua compagnia, vero?
Incrociamo le dita rispose Rowan.
Sta succedendo davvero, quindi? Sta andando in porto?
Rowan annu lentamente, sorridendo come una madre orgogliosa.
Tutti i segnali sono promettenti al momento.
La sua compagnia era specializzata in pubbliche relazioni etiche: totale
trasparenza e impegno con i pi alti standard etici, sia per le sue
attivit che per le persone per cui lavorava. Ci la distingueva da diversi
concorrenti e le era valso una notevole lista di clienti negli ultimi dieci
anni, principalmente compagnie tecnologiche e di social media ansiose
di evitare lo stigma della violazione della privacy e delle fake news che
avevano afflitto Facebook e altri. Tanto che aveva attirato l'attenzione di
un leader globale nel campo etico, una compagnia statunitense, che stava
proponendo un'acquisizione. In quanto membro fondatore e CEO,
Rowan era sul punto di diventare molto ricca.
Se tutto va bene, l'accordo dovrebbe concludersi il prossimo mese o
gi di l aggiunse.
Russ torn da un'altra pausa sigaretta, portandosi dietro un alone di
fumo mentre si sedeva accanto a me, di fronte a sua moglie, facendo
stare la sua alta figura nella sedia di vimini. A patto che tu riesca a convincerli
di essere assolutamente immacolata. Vero, cara?
In pratica era la prima volta che prendeva parola dalla strigliata a
Odette. Aveva un tono alto e di forzata giovialit che non poteva passare
inosservato. Studiai Rowan che rivolgeva lo sguardo al marito e nei suoi
occhi, che strinse leggermente, c'era qualcosa che non riuscii a cogliere.
Come se avessero gi avuto quella conversazione.
L'accertamento patrimoniale  stato meticoloso replic lei. Non 
stato trascurato neanche un dettaglio.
Russ bevve un lungo sorso di vino, svuotando mezzo bicchiere in una
volta. Immacolata ripet.
Quest'affare ti render milionaria? le chiese Jennifer.  cos eccitante.
Puoi andare in pensione a quarantanni, non  fantastico?
Rowan sorrise di nuovo. Ci sono ancora tante tante cose da discutere,
anche con gli avvocati. Ma vogliono me nel consiglio dei dirigenti:
dicono che ammirano il mio istinto da killer.
Fece le virgolette con le dita, rivolgendoci un largo sorriso.
. . . .
Sulla strada della villa torn il silenzio.
Non c'erano lampioni, soltanto il chiarore della luna estiva a illuminarci
la stradina di pietra. Rowan aveva ignorato apertamente gli ulteriori
tentativi di Russ di parlarle e camminava in cima alla fila, tenendo
la mano di Odette, che le saltellava accanto. Jennifer andava a braccetto
con il marito e lanciava occhiate nervose a Russ, che saliva su per la
collina. Lucy aveva un'aria cupa e rifiutava d'incrociare il mio sguardo.
Con le braccia incrociate, camminava a zigzag insieme ai due fratelli.
Daniel, invece, era mezzo addormentato sulla schiena di Sean, con
una guancia posata sulla guancia del padre. Mio marito cerc d'intercettare
il mio sguardo un paio di volte, indicando con un cenno nostro
figlio quasi appisolato.
Ma io tenni gli occhi ben fissi sulla strada.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Non riuscivo a dormire.
Il leggero russare di Sean aveva assunto la lenta regolarit del sonno
profondo forse un'ora prima. Aveva sempre avuto la fastidiosa
capacit di crollare addormentato non appena la sua testa toccava il
cuscino; il ronzio dell'aria condizionata non l'aveva affatto disturbato.
Tuttavia non era quel flebile ronzio, appena percettibile, a tenermi
sveglia.
Ogni volta che chiudevo gli occhi, mi veniva la nausea. Allora mi limitavo
a fissare l'oscurit, sentendo le fresche lenzuola di cotone contro la
pelle, e la mia mente attraversava un infinito carosello di possibilit: un
giro dopo l'altro, e poi di nuovo. A ogni rotazione le mie inadeguatezze
diventavano pi chiare: come donna, moglie, madre. Com'era possibile
che non me ne fossi accorta prima? Ora sembrava cos ovvio.
Le mie amiche.
Rowan, che era pi intelligente di me: lo era sempre stata.
Jennifer, pi carina di me, ora come allora.
Izzy, che era pi divertente di me, e riusciva sempre a strappare una
risata a Sean.
Come potevo competere? Che cos'ero brava a fare? Dove mi collocavo,
in confronto a loro? Da qualche parte nel mezzo, supponevo. Sullo
sfondo.
E il carosello continuava a girare e girare.
Le mie amiche.
Rowan. Sull'orlo di diventare abbastanza facoltosa da permettersi lo
stile di vita che Sean aveva sempre desiderato.
Jennifer. La sua cotta dell'universit, il suo primo amore. E, come mi
aveva detto in quel momento di a) candore ubriaco o b) umorismo mal
calcolato, il sesso migliore che avesse mai avuto.
Izzy. La pi vecchia amica di Sean, che era improvvisamente ricomparsa
nelle nostre vite, a quanto pareva con l'idea di stabilirsi. Che cosa
rappresentava per lui? Libert, assenza di impegni, niente figli, niente
legami. Un'altra possibilit di giovinezza, di ricominciare da capo.
Rowan. Jennifer. Izzy. Eravamo tutte interconnesse, e lo eravamo da
anni. Temevo che ci saremmo perse di vista quando le nostre vite avevano
preso direzioni diverse, ma in realt era accaduto l'opposto: perlomeno
per una di loro. Una si era avvicinata alla mia famiglia pi di
quanto avrei mai voluto.
Ma chi? Chi era impegnata in quell'elaborata partita? Pi ci pensavo
e pi il sonno mi eludeva, e all'una mi arresi.
Indossai la mia leggera camicia da notte estiva e sgattaiolai fuori
dalla nostra camera, sentendo le piastrelle di marmo freddo sotto i
miei piedi scalzi. Prima andai nella stanza di Daniel, aprendo la porta
il pi delicatamente possibile e aspettando un momento mentre i
miei occhi si abituavano al buio. Aveva spento la sua aria condizionata,
insistendo che il suo lento soffio l'avrebbe tenuto sveglio. Spesso
non dormiva bene le prime notti in un posto nuovo - lontano dal
suo letto, dal suo cuscino, dalle sue cose - per quella notte lo trovai
profondamente assopito, raggomitolato fra le lenzuola. Mi avvicinai,
chinandomi su di lui, abbastanza da vedere il suo petto che si alzava e
si abbassava fra le ombre della camera. Trattenni il fiato e rimasi immobile,
inclinando l'orecchio verso di lui fino a sentire il suo respiro
lento e regolare, fino a sentirlo inspirare ed espirare... inspirare ed
espirare.
Era un'abitudine che avevo sviluppato quando Lucy era una neonata;
rimanevo in piedi davanti alla sua culla di vimini nel cuore della notte
e non riuscivo ad addormentarmi finch non mi assicuravo che stesse
bene, ascoltando in silenzio, spossata, finch non sentivo i suoi respiri.
Ed eccomi l, sedici anni dopo, che facevo lo stesso con il fratello. Che
rimanevo ancora in ascolto. Che controllavo, pur sapendo non essere
del tutto razionale. Daniel stava bene: stava bene quando si era coricato
e sarebbe stato bene l'indomani mattina.
Ma era un'abitudine difficile da perdere.
Indossava ancora il suo pigiama, nonostante il caldo. Gli sfiorai leggermente
la fronte con i polpastrelli. Soddisfatta che non avesse la febbre,
uscii richiudendo in silenzio la porta e attraversai il corridoio fino
alla stanza della sorella.
Lucy era sveglia e aveva il viso illuminato dalla luce del suo cellulare.
Aprii un po' di pi la porta.
Lucy sussurrai  l'una di notte. Dovresti spegnere la luce e dormire.
Non ancora.
Feci un passo nella camera e notai le lacrime sul suo viso; luccicavano
nel freddo bagliore dell'iPhone. Che cosa succede, Lucy? Lei si volt
sul fianco, dandomi la schiena, sempre con il telefono a qualche centimetro
dal viso.
Mi sedetti sul bordo del suo letto e le posai una mano sulla spalla.
Aveva la pelle calda, nonostante la frescura dell'aria condizionata. Presi
mentalmente nota di controllare che usasse abbastanza crema solare.
Che  successo, Lucy?
Niente, mamma. E tutto a posto.
Non sembra a posto. C' qualcosa che ti preoccupa? Qualcosa che
magari hanno detto prima i ragazzi?
No.
Sai che con me puoi parlare di tutto, vero?
Lei annu e tir su con il naso, asciugandosi le lacrime con la mano.
Lo so, mamma.
Qualsiasi cosa. Non importa di cosa si tratta.
Si gir per met verso di me, ma senza guardarmi negli occhi. Anche
se  qualcosa... di brutto?
Specialmente se  qualcosa di brutto.
Qualcosa di terribile?
Presi un fazzoletto dalla confezione sul comodino e glielo passai. C'erano
un sacco di cose di lei che non sapevo, e sembravano aumentare di
giorno in giorno. Posso aiutarti, Lucy. Qualunque cosa sia.
Si asciug gli occhi con il fazzoletto. Rimasi in attesa, lasciando che il
silenzio si allungasse.
A volte mi odio disse sottovoce.
Avvertii un dolore nel profondo del petto. Come se delle dita mi strizzassero
il cuore. Perch?
Perch sono... inutile. Sono una persona orribile.
Ma certo che non lo sei, Lucy! Che cosa  successo?
Non importa. Non posso farci pi nulla, comunque.
A che riguardo? le chiesi con tono delicato. C' di mezzo un ragazzo?
Lei non disse niente.
 una delle tue amiche? Sono state cattive? Non finivo mai di stupirmi
della capacit delle adolescenti di essere tremende l'una con l'altra.
Ragazze che in teoria erano amiche eppure sembravano deliziarsi
nel farsi soffrire a vicenda. Ero cos anch'io, da adolescente? E ce la
portavamo dietro quella capacit di maltrattare e ferire coloro che ci
sono pi vicini, magari nascosta sotto una patina di cortesia adulta?
Lucy scosse appena la testa e gli occhi le si riempirono di nuovo di
lacrime.
Si tratta di nuovo di Poppy Monroe? indagai. La dannata Poppy
Monroe, come la chiamava Sean, sembrava essere coinvolta in ogni bisticcio,
litigio e discussione che turbava quotidianamente il suo gruppo
di amiche. Che cosa ha detto stavolta?
Senza dire niente, all'improvviso Lucy si sollev a sedere e mi abbracci
stretta, aggrappandosi come faceva quando era una bambina. Una
volta adorava gli abbracci, soprattutto quando era agitata. Ma ormai a
sedici anni era cos blas e scostante che mi colse di sorpresa. Era una
di quelle cose che non faceva pi di fronte alle amiche, n in pubblico.
Qualche anno addietro - non ricordavo esattamente quando - di colpo
avevo iniziato a imbarazzarla, e la nostra solita vicinanza si era persa
mentre diventava pi alta e bella giorno dopo giorno. E a volte, quando
mi guardava, mi pareva di cogliere disprezzo nei suoi occhi.
Non in quel momento, per. Quell'abbraccio era reale. Era la vera
Lucy.
Rimanemmo cos per un minuto. Io le accarezzavo i capelli e la tranquillizzavo,
con il cuore gonfio. Sentendo le sue lacrime calde sulla spalla.
Mi rimproverai per essermi fatta prendere tanto dall'autocommiserazione,
dalle rivelazioni sul mio matrimonio, che non avevo colto prima
i suoi segnali. Pensavo che avrebbe detto qualcosa, spiegandomi che
cosa l'angustiava, invece rest semplicemente ad abbracciarmi in silenzio.
Avrebbe parlato quando fosse stata pronta; se l'avessi forzata, avrei
solo ottenuto di farla chiudere a riccio. Quello perlomeno lo sapevo.
Dopo un po', quasi in un bisbiglio, lei disse: E solo Alex, ecco.
Alex?
Nel suo gruppo c'era una ragazza di nome Alex, che un giorno era
la sua amica inseparabile: condivideva tutto quanto con lei... e poi la
ignorava per una settimana intera. Avevano litigato di nuovo? Non me
l'aveva detto, ma non sarebbe stata la prima volta.
Che cosa ha fatto Alex? Ti ha di nuovo tagliata fuori?
No rispose, posando la guancia sulla mia spalla. Non quello.
Cerca di passarci sopra, tesoro. Non lasciarti tirare gi.
Uhm...
Prima che potessi chiederle qualcos'altro, lei torn a distendersi,
spense il cellulare e lo infil sotto il cuscino.
'Notte, mamma.
La baciai sulla fronte e sgattaiolai fuori dalla stanza. Al piano di sotto,
l'enorme salotto aperto era silenzioso a parte il costante ronzio del
condizionatore; la luna piena proiettava lunghe ombre sul pavimento
piastrellato. La sala aveva una lucentezza eterea al chiaro di luna e la
superficie scura del piano la rifletteva. Andai a riempirmi un bicchiere
d'acqua e stavo per tornare su quando mi fermai. In effetti, c'era un altro
suono: i grilli in giardino. Qualcuno aveva lasciato le porte scorrevoli
del balcone leggermente aperte.
Uscii e mi riempii i polmoni del profumo di ulivi, pini e terra rossa e
fertile che si raffreddavano nella notte. Il frinire dei grilli era un tono di
sottofondo continuo e delicato. Il cielo era nero come l'inchiostro, una
perfetta coperta di stelle che si allungava da un lato all'altro dell'orizzonte.
C'erano pi stelle di quante ne avessi mai viste a casa.
Il mio sguardo fu di nuovo attratto verso il basso e fra le ombre notai
un breve movimento. Un lume arancione.
Non ero sola sul balcone.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Sussultai vedendo qualcosa uscire dalle tenebre, svolazzando vicino
alla mia testa.
Stanotte i pipistrelli sono usciti in massa disse una voce profonda.
Mi voltai: il lume arancione della punta della sigaretta era come una
lucciola nel buio.
Escono alla ricerca di insetti continu la voce.
Russ? chiesi, stringendomi meglio la vestaglia.
Buonasera. La sua voce era lenta e bassa. Non riuscivi a dormire?
Volevo un po' d'acqua. A mano a mano che i miei occhi si abituavano
al buio, distinsi il marito di Rowan stravaccato su una delle grosse poltrone
di vimini all'estremit del balcone; aveva le lunghe gambe distese
davanti a s e sul tavolino accanto una bottiglia e un bicchiere di brandy.
Vuoi un drink?
Mi basta l'acqua, grazie.
Sollev la bottiglia. Ti aiuter a dormire. Un cognac invecchiato
vent'anni, il miglior sedativo che i soldi possano comprare.
Sono a posto cos, davvero.
Funziona sempre, garantito. Si vers dell'altro brandy nel bicchiere.
Un altro pipistrello sfrecci in alto: una piccola sagoma nera contro il
cielo scuro. Con le braccia incrociate sul petto, mi voltai per guardare la
villa. Tutte le finestre erano buie: nessun altro era sveglio. Soltanto noi
due. Non riuscivo neanche a ricordare l'ultima volta in cui avevo chiacchierato
a tu per tu con Russ; una conversazione che non fosse qualche
minuto impacciato a un barbecue o a un Capodanno. In effetti, avevo
visto la bambinaia a tempo pieno di Odette, Ins, molto pi spesso di
lui nella loro casa.
Volevo andarmene via e tornare a letto, ma una parte di me era anche
intrigata.
 molto che sei qua fuori? gli chiesi.
Lui tir fuori un'altra sigaretta dal pacchetto e l'accese direttamente
dalla precedente, poi butt via il mozzicone con un colpetto esperto di
pollice e indice. La cicca, ancora accesa, fece un alto arco roteando e
poi ci fu un sibilo dall'oscurit sottostante non appena fin nella piscina.
Non abbastanza, secondo mia moglie.
Non sapevo che cosa rispondere a un simile commento. Immaginai
che avessero litigato, anche se non avevo sentito niente.
Fa ancora un caldo da non crederci dissi. Poi chiudi le ante scorrevoli
quando rientri? Mi girai per andarmene ed ero gi alla porta
finestra quando lui parl di nuovo.
Probabilmente penserai che stasera sono stato troppo severo con
Odette, non  vero?
Mi fermai e mi voltai verso di lui. So quanto pu essere difficile, a
volte, con i bambini piccoli.
Quella dannata bambinaia gliele fa passare tutte. Nessuna disciplina.
Nessuna. Ed  cos testarda, proprio come la madre. Deve sempre ottenere
quello che vuole, non fa mai quello che le viene detto.
 solo una fase, ci passano tutti i bimbi.
Russ grugn e prese un altro sorso di brandy. Scommetto che mi immagini
come uno di quei tipi che non sopporta che la moglie guadagni
pi di lui.
No negai, non completamente sincera.
Non come te e la tua dolce met.
Che cosa vuoi dire?
Be', voi siete la coppia perfetta, no?
Non saprei.
Mi punt contro un lungo dito. Questo  quello che mi dice Rowan.
Perch non puoi essere pi come Sean? E la sua frase preferita. E io le
rispondo: Cio? Pi irlandese? Emise una risata roca e mesta.
Sul serio?
Si vers un altro dito di brandy. Oh s, tuo marito  un modello di
riferimento, a quanto pare. Mi tese la bottiglia. Sicura che non cambierai
idea riguardo quel drink?
Il cognac era l'ultima cosa che avevo in mente, ma volevo che continuasse
a parlare.
Perch non puoi essere pi come Sean?
Va bene, dai. Un goccetto.
Bevvi l'acqua che avevo nel bicchiere con un unico sorso e poi glielo
passai, accettandolo un momento dopo con una buona dose di liquido
ambrato. Perlomeno un triplo cognac. Mi appollaiai sul bordo della
poltrona accanto alla sua e rimanemmo a fissare il buio, il profilo delle
colline distanti bagnate dalla luce argentea della luna. Da qualche parte
sotto di noi, gi nel villaggio, un cane abbai una volta e poi si zitt.
Sorseggiai il cognac e il liquido mi bruci scendendo. Mi tornarono
alla mente le feste da adolescenti, quando prendevamo d'assalto il mobiletto
degli alcolici dei miei e facevamo smorfie bevendo liquori da
dolce, ouzo greco e cherry dimenticati da tempo.
Be' dissi secondo te che cosa intendeva dicendo che vorrebbe che
fossi pi come Sean?
Solo Dio lo sa. Migliore con Odette. Migliore a casa. Migliore in genere.
Per un folle momento fui sul punto di dirgli ci che sapevo. Dei
messaggi. Per condividere il fardello con qualcuno, avere un altro punto
di vista. Un punto di vista neutrale. Russ era cos ubriaco che probabilmente
non se ne sarebbe neanche ricordato al mattino, comunque, per
non potevo correre il rischio. Dovevo mantenere il segreto, almeno per
il momento.
Sean non  affatto perfetto dissi. Te lo posso assicurare.
Oh, be', ho la sensazione che potrebbe essere comunque troppo tardi.
Che cosa te lo fa dire?
Russ reclin la testa sullo schienale della poltrona, fissando vagamente
le stelle, con il petto che si alzava e si abbassava a un ritmo lento. Recentemente
ho avuto dei... sospetti.
Sospetti a che riguardo?
Quando Russ riprese a parlare, la sua voce era pi limpida e morbida,
spogliata della solita spigolosit. La spavalderia e la durezza da maschio
alfa erano scomparse. Credo che Rowan abbia una relazione.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Fui colta da un capogiro, come se mi fossi alzata troppo in fretta.
Una relazione?
Gi.
Sono sicura che non lo farebbe mai, Russ.
Ne sei davvero sicura?
Ne sei davvero sicura?
S.
Mi punt contro un dito, con un sorriso storto che gli piegava le labbra.
Ma hai esitato prima di dire s. Hai esitato.
Sono ancora mezza addormentata.
Hai esitato, Kate. Ammettilo.
L'impulso di ricambiare la sua rivelazione con la mia, di condividere
ci che sapevo sul tradimento di Sean, era cos forte che lo sentivo trascinarmi
come una forza centrifuga, allontanandomi da mio marito.
Digli quello che sai su Sean.
Digli che cos'hai scoperto.
Diglielo.
Feci un respiro profondo e mi gettai invece su una domanda, prima di
cambiare idea. E di chi si tratta? chiesi a bassa voce. Chi credi che
stia frequentando?
Ti prego, non dire Sean, ti prego non dire Sean. Ti prego, non lui.
Russ si strinse nelle spalle. Immagino qualcuno che conosce da un
po'. Non qualcuno di nuovo.
E cosa te lo fa dire?
Una sensazione. Tu sei sua amica, vi conoscete da quando avevate
entrambe... Fece un gesto vago con il bicchiere, facendo cadere un
po' di brandy. Non so, diciott'anni o gi di l. Te ne ha mai parlato?
No.
Nemmeno un accenno?
Nulla.
Russ grugn. Ma se anche te l'avesse detto, non me lo diresti, vero?
Non mi ha detto proprio niente. Pi probabilmente si confiderebbe
con Jennifer, a essere onesti. Da giovani erano le pi legate.
Ero divisa fra difendere la mia amica e indurre Russ ad aprirsi, a confidarmi
i suoi sospetti. Fra il desiderio di continuare nella beata ignoranza
e quello di sapere ogni cosa.
Ma perch pensi una cosa del genere? gli chiesi.
Sta succedendo qualcosa rispose. Me lo sento e basta.
Non sembra che lei stia facendo un buon lavoro a tenerlo segreto, se
tu sospetti qualcosa.
Pensa che non mi sia accorto di nulla. Credi che dovrei chiederglielo,
di punto in bianco?
Sapendo che cosa poteva provocare la mia risposta, divenni improvvisamente
cauta. Se Russ si fosse fatto avanti accusando la moglie di avere
una tresca, avrei perso la mia occasione di scoprire la verit per conto
mio. Sarebbe rimasta in guardia per il resto della settimana.
Credo che dovresti essere... prudente, Russ.
Lui grugn e prese un'altra golata di brandy, facendone colare un po'
sul mento. Perch dovrei essere cauto io? Lei non lo  stata.
Perch una volta che glielo chiederai, una volta che la questione sar fuori,
sar sempre fra di voi. E un vaso di Pandora che non puoi richiudere.
E perch non sai quanti danni pu provocare una singola accusa.
Ma io lo so. Lo so. E anche Rowan.
Presi un altro sorso, chiedendomi se dirgli la verit o meno. Se lui la
conoscesse gi. Una brutta, sgradevole verit che io avevo chiuso nel
dimenticatoio anni prima.
Ti sei mai chiesto, Russ, perch Rowan fosse single quando l'hai incontrata?
Perch si era separata dal primo marito? Perch un'ottima relazione
si era conclusa fra rabbia, lacrime e amarezza?
Per via di un'accusa.
Per colpa mia.
Russ si appoggi allo schienale e sospir pesantemente. Sapevo che
avresti detto qualcosa del genere.
Perch?
Kate la ragionevole. Sempre la testa in modalit scientifica, eh?
Non saprei.
A ogni modo, probabilmente hai ragione. Dovrei interpretare il bravo
maritino. Enfatizz le ultime due parole facendo le virgolette con le
dita. E assicurarmi che non ci sia nessun impedimento per la conclusione
del suo grande affare.
Aggrottai la fronte nel buio. Avevo la sensazione di essermi persa
qualcosa. Una cosa del genere come potrebbe influire sull'affare?
Fece un tiro di sigaretta e la punta incandescente divenne rossa nell'oscurit.
Quanto ti ha detto dei potenziali acquirenti? Non la divisione
in cui verr assorbita, ma i veri proprietari al vertice?
Frugai nella mia memoria. Rowan non mi aveva detto molto, soltanto
che era un'occasione potenzialmente enorme per la sua carriera. Come
mai? Sembrava un altro esempio di quanto ci fossimo allontanate negli
ultimi anni. Mi aveva dunque parlato in modo generico dei suoi clienti,
degli affari, e non di chi si stava portando a letto come parte del patto.
Trasalii dentro di me. Portando a letto, forse era proprio quello che
stava facendo.
Si tratta di una multinazionale statunitense, no?
Giusto. La Garrison Incorporated  una compagnia familiare da tre
generazioni. La portano avanti dagli anni Cinquanta e vale qualcosa
come diciotto miliardi di dollari; da settantanni ha la sede principale a
Oklahoma City. E quelle tre generazioni di Garrison hanno qualcos'altro
in comune.
Cio?
Dio.
Mi protesi un po' in avanti, aspettando che si spiegasse, invece lui prese
una lunga boccata ed espir due spesse volute di fumo dalle narici.
Dio? ripetei.
L'onnipotente. Fece cadere la cenere della sigaretta e utilizz la
punta per enfatizzare ogni singola parola. Sono fondamentalisti
cristiani super-evangelici, e conducono gli affari di conseguenza. Sono assolutamente
conservatori, bigotti e hanno certe aspettative per quanto
riguarda i loro dirigenti.
In termini di vita privata?
In termini di tutto. Adesso stanno facendo gli accertamenti patrimoniali,
e quei bastardi sono puntigliosi. Al confronto quelli del fisco sono
dei cazzo di dilettanti. Stanno analizzando tutto quanto al microscopio:
non soltanto le proiezioni degli affari e della compagnia, ma persino gli
ultimi vent'anni, i potenziali problemi dello staff, le pecore nere della
famiglia, le connessioni dei clienti, gli articoli potenzialmente negativi,
qualsiasi scheletro nell'armadio. Inutile dirlo, qualunque accenno di
una potenziale nuova partner che va a scopare in giro farebbe scattare
tutti i campanelli d'allarme a Oklahoma City.
Si tirerebbero indietro.
Se scoprissero che sta giocando fuori casa? Oh, mollerebbero tutto
senz'altro. Al primo sentore di scandalo, addio acquisizione, addio profitto.
Addio otto milioni di sterline.
Presi un altro sorso di brandy. E Rowan lo sa?
Russ sbuff. S, ma pensa di essere pi furba di loro.
Allora starebbe correndo un rischio astronomico.
Ti presento mia moglie. Sempre agguerrita e pronta a correre rischi.
Ammesso che sia vero.
Russ mi rivolse un'espressione esasperata, come se non avessi prestato
attenzione. Qualcosa sta succedendo. Ne sono dannatamente certo.
Tornando di soppiatto nella camera da letto, mi infilai nel grosso letto
a baldacchino e posai la testa sul cuscino. Il condizionatore continuava a
soffiare aria fresca; il respiro di Sean era lento e profondo accanto a me.
Mi sollevai il lenzuolo fino al collo e rimasi a fissare il soffitto.
...
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...
DIECI MESI PRIMA.
...
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...
Questo  l'anno in cui a scuola si inizia a fare sul serio.
Era tutta l'estate che sua madre continuava a ripeterglielo. Non la considerava:
il lavoro sodo non era mai stato un problema per lei. Era fra le
migliori fin dalle elementari: era sempre stata competitiva. Inoltre ignorava
gli studenti dell'ultimo anno delle superiori, che dicevano che gli esami
intermedi del GCSE non contavano nulla, che ottenere i voti pi alti non
serviva ed erano soltanto un trampolino di lancio per la maturit:
A-level.
Il che poteva anche essere vero per la maggior parte degli studenti, ma non
se volevi diventare dottore. Le universit di medicina guardavano eccome i
tuoi esami intermedi: controllavano tutto per decidere chi otteneva il posto
e chi no. Per assicurarsi che tu non avessi ottenuto un buon A-level per un
colpo di fortuna, dopo aver fatto un pasticcio al GCSE.
E comunque quando sua madre le diceva che si iniziava a fare sul serio
ci che intendeva davvero era: Non  il momento di farsi distrarre. E,
agli occhi di sua madre, distrarre era uguale a ragazzi.
I ragazzi ti fuorvieranno.
I ragazzi ti faranno concentrare sulle cose sbagliate.
I ragazzi non sono bravi come le ragazze a scuola, e ci sono delle buone
ragioni per cui  cos. Bla, bla, bla, bla.
Lei lo capiva tutto questo. Sul serio. Sapeva di dover lavorare sodo per
ottenere ottimi voti, ed era pi che pronta a dedicarci tutte le ore necessarie.
Ma c'era un ragazzo nuovo quell'anno.
E lui non era come gli altri.
...
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DOMENICA.
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CAPITOLO 14.
...
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...
Mi risvegli il profumo del caff appena fatto. Sean pos con attenzione
la tazza sul mio comodino e io mi sollevai sui gomiti, mormorando un
grazie senza incrociare il suo sguardo. Quanto ero riuscita a dormire?
Qualche ora? Mi sentivo a pezzi, spossata. Mi portai il caff dietro trascinandomi
in bagno.
Tempo di vestirmi e scendere, Rowan aveva gi recuperato Izzy in
aeroporto e stavano chiacchierando nella cucina rinfrescata dall'aria
condizionata. Ci salutammo con un abbraccio e le chiesi del suo viaggio
da Bangkok.
Ma che piacere vederti disse Izzy. Rivedere tutte voi.
Idem convenni, sorseggiando un secondo caff.
Erano trascorsi mesi dall'ultima volta in cui l'avevo vista, ma era identica.
Non sembrava invecchiare. Indossava una semplice camicetta a
maniche corte e degli ampi pantaloni a tre quarti del Vietnam o di qualche
posto simile, e sembrava a proprio agio al caldo. I suoi capelli neri
erano legati in una morbida coda di cavallo; al collo portava un cordino
di cuoio con un cristallo verde, oltre alla sua solita collezione di bracciali
per l'energia positiva. Era l'unica single e senza figli, e come risultato mi
sembrava che dimostrasse dieci anni meno di noi: nessun logoramento,
nessuna smagliatura, nessuna ruga dovuta a tutte quelle notti insonni.
Era la pi piccola di noi quattro: una piccola elfa di meno di un metro
e sessanta, snella e minuta. Lineamenti delicati, occhi da gatta dietro
occhiali dalla montatura rossa e una bocca quasi sempre sorridente.
Come stai, Kate?
Alla grande.
Izzy le rivolse un sorriso divertito. Avete fatto serataccia ieri, eh?
In realt no.
Hai l'aria devastata, donna.
Scossi il capo, sorridendo nonostante tutto. Izzy era una che diceva
pane al pane.
Grazie sospirai. Sai sempre come tirarmi su di morale.
 solo un'osservazione. Mi preoccupavo per te.
In effetti mi sento devastata, non ho dormito granch bene. Cercai
una bugia convincente, una con un nocciolo di verit. Il fatto  che
sono un po' preoccupata per Lucy.
Raccontai alle mie amiche, a grandi linee, che mia figlia si era fatta pi
chiusa recentemente, con sbalzi d'umore pi pronunciati a causa dei
risultati incombenti degli esami. E spiegai che non avevo colto i segnali
fino alla notte precedente.
Jennifer si era unita a noi e annuiva con aria comprensiva. Eh, hai
una bella gatta da pelare.
Scrollai le spalle. Non peggio di chiunque altro.
Ma per te non pu essere facile tenerti sempre al passo con tutti i
tuoi... impegni.
Che cosa vuoi dire?
Lo sai replic lei. La tua carriera.
In un attimo mi ritrovai con i nervi a fior di pelle. Cosa c'entra la mia
carriera?
Dev'essere dura, fare la mamma e lavorare anche a tempo pieno.
No risposi, cercando di mantenere un tono calmo. Non lo .
Nient'affatto.
Voglio dire,  una cosa fantastica, ma non pu essere facile incastrare
tutto. Non so come fate voi.
Forse era la carenza di sonno, ma nella sua voce percepii qualcosa che
non mi piacque.
Anche Rowan parve accorgersene, perch intervenne prima che scivolassimo
in un vero e proprio litigio. Ehi, Jennifer? Ho promesso a
Odette che stamattina ti avrei portato in piscina a vederla nuotare a
cagnolino: ti va di venire adesso?
Certo rispose Jennifer, seguendola fuori dalla cucina.
Izzy e io ci scambiammo un'occhiata non appena uscirono, entrambe
sorridendo e scuotendo la testa: un tipico commento alla Jennifer. Uscimmo
sul balcone e ci sedemmo in fondo al tavolo, all'ombra di un grosso
ombrellone.
 fantastico osserv Izzy con un sorriso. Proprio come ai vecchi
tempi.
Come ti senti a essere di nuovo in Europa?
Come se non fossi mai partita, cazzo rispose con un sorrisetto.
Come al solito. Ma come stai davvero, Kate? Onestamente. Adesso che
siamo solo noi due puoi dirmelo.
Io? Bene. Feci spallucce e ricambiai il sorriso. Sto come sempre.
Sicura?
S, assolutamente.  solo la questione di Lucy, come ho detto.
Izzy prese un sorso di caff e mi studi per un momento. Era sempre
stata la pi intuitiva di tutte noi, quella che spesso coglieva le cose nascoste.
E non se le teneva mai dentro: anche se significava intraprendere
una conversazione difficile.
 solo che sembri un po'... non so. Non sembri te stessa.
Sai, ieri  stata una giornata intensa. Gli spostamenti sono sempre
una sfacchinata, no?
Izzy aveva trascorso l'ultima dozzina d'anni viaggiando e lavorando
dall'altra parte del mondo, insegnando inglese per stranieri, prima
nell'Africa sub-sahariana, poi in Thailandia, in Vietnam e Cambogia e
in altre parti del sud-est asiatico. Qualche anno addietro, durante una
delle sue estese permanenze in Tibet, era diventata buddista, cosa che
sembrava averla resa pi calma e felice, meno preoccupata dalle faccende
che impensierivano la maggior parte della gente.
Era una viaggiatrice, una cittadina del mondo, che aveva visto pi
paesi di noi tre messe insieme.
Era sempre stata Izzy, mai Isobel, tranne la prima volta in cui c'eravamo
incontrate tutte e quattro nel corridoio del New Orchard Hall, il
primo giorno di universit, tutte quante che ci guardavamo intorno con
tanto d'occhi e speranzose - e segretamente un po' terrificate da ci che
ci aspettava. In quell'occasione ci aveva spiegato perch nessuno usava
il suo nome di battesimo per intero. Sul mio passaporto  Isobel, ma
da nessun'altra cazzo di parte aveva detto con il suo accento irlandese
cadenzato. Isobel  la mia prozia, che  la donna pi triste che potreste
mai incontrare. Sono Izzy, piacere.
Allora dissi cos' che ti ha fatta tornare?
Izzy si strinse nelle spalle. Credo che forse  ora di mettere delle
radici.
Stai frequentando qualcuno?
E ancora una cosa fresca.
Sei molto criptica.
Lei fece un gesto vago con la mano e i suoi bracciali tintinnarono fra
loro. Non voglio portarmi sfiga.
Proveniva dalla stessa parte di Limerick di Sean, ed era stata indirettamente
responsabile nel farci mettere insieme all'universit. Non appena
ce l'aveva presentato, mi ero presa subito una cotta per quell'irlandese
dalle spalle larghe e sempre sorridente, che poteva chiacchierare con
tutti, che ballava come un matto e il cui cuore batteva cos forte che
al nostro primo bacio temevo che gli sarebbe saltato fuori dal petto.
Mi guardava come non aveva mai fatto nessun ragazzo. Mi guardava
davvero. Ero rimasta sbalordita quando mi aveva chiesto d'uscire. Avevo
sempre creduto che fosse fuori dalla mia portata: aveva l'imbarazzo
della scelta con le ragazze.
Il mio Sean.
Ai tempi delle superiori erano stati brevemente insieme, ma Sean non
ne aveva mai voluto parlare molto e io non ero sicura di come fosse finita.
In effetti, una volta mi aveva raccontato - dopo una considerevole
quantit di Guinness e vino rosso - che avevano fatto un patto a sedici
anni. Che se fossero stati entrambi single a quarant'anni - e Sean non
avesse ancora fatto il suo primo milione - si sarebbero sposati. Uno
di quegli scherzosi patti adolescenziali che venivano fatti in modo ironico...
ma forse significava per uno dei due pi di quanto fosse disposto
ad ammettere.
Di tutte le mie amiche, era quella con cui Sean andava pi d'accordo.
Si erano sempre tenuti in contatto, anche mentre lei lavorava all'estero,
pi di quanto avessero fatto le mie amiche. Si scambiavano messaggi
scherzosi su interessi condivisi, sport, film e ricordi del paese natale;
e io mi trovavo sempre alla periferia di quei discorsi, senza essere mai
davvero coinvolta.
Izzy aveva finito per fidanzarsi con il migliore amico di Sean, Mark.
Tuttavia il matrimonio non era mai avvenuto... e io non volevo pensarci,
non volevo pensare a quello che gli era accaduto. Non ora.
Sorseggiai il caff. E quando ci farai l'onore di presentarci questo
nuovo tipo?
Fra un bel po'. Ammicc con occhi scintillanti.  complicato.
Ecco, di nuovo criptica.
Izzy giocherell con la collana, passandosi fra le dita la pietra verde e
opaca circondata da una mezzaluna.  solo che bisogna andarci cauti.
 un tipo timido e riservato?
Non esattamente. Non ce ne sono molti cos nella mia citt natale.
Anche lui  di Limerick?
Izzy annu. Assurdo, eh? Come vanno le cose. Una passa mezza vita
all'estero e finisce per frequentare qualcuno cresciuto a un chilometro
dalla casa di famiglia.
Improvvisamente mi resi conto di quello che intendeva e il cuore
mi piomb nelle scarpe. Ma senz'altro non poteva essere cos sfacciata a
riguardo, vero? Di fronte a me, parlando con me? Izzy, per, era sempre
stata cos. Non aveva mai avuto peli sulla lingua, non aveva mai indorato
la pillola: nessun compromesso, nessun giro di parole. C'erano soltanto
due errori che uno poteva commettere lungo la strada della verit: non
andare fino in fondo e non iniziare. Ecco il suo motto, la sua fede buddista.
Ed ecco perch non riesce a tenersi un uomo, mi aveva detto Russ una
volta, in un momento poco cortese.
Provai a incollarmi un sorriso sulle labbra. Oh mio Dio, Izzy.
Che cosa?
Tenendo a bada la voce, le dissi: E sposato, non  vero?
Izzy inarc un sopracciglio, fissandomi con aria strana. Non commento
neanche una cosa del genere.
Ma  cos, vero?
Che cosa ti fa anche solo pensare che sia un lui?
Be', tanto per cominciare, i tuoi precedenti ragazzi.
Questo  vero.
Dunque,  sposato?
Me lo stai chiedendo come pubblico ufficiale?
Certo che no. E noi della scientifica siamo civili, comunque. Te lo
chiedo da amica.
Non posso ancora dirtelo. Presto, per.
Sua moglie lo sa?
Arricci il naso. Credo che potrebbero esserci... dei sospetti.
La domanda a cui non aveva davvero risposto mi piomb addosso,
sgomitando fino al centro della mia mente.
Perch sei tornata nel Regno Unito, Izzy? Perch adesso?
E all'improvviso vidi la questione sotto una luce completamente diversa?
Prima che potessi decidere che cosa pensare della rivelazione di Izzy,
Odette marci verso di noi con un'aria di estrema determinazione sul
faccino. Indossava un costume rosa e luccicante, braccioli rosa e occhialini
rosa sulla testa, nonch un salvagente rosa alla vita; aveva anche un
delfino gonfiabile sotto il braccio. Sempre rosa.
Piant i piedi, con i pugni sui fianchi.
Bene disse, interrompendo la conversazione con la sua vocina squillante.
Chi vuole andare in spiaggia?
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
La spiaggia di Cap d'Agde era affollata.
Il mar Mediterraneo era di un azzurro limpido e scintillante, con
piccole onde mosse da una gentile brezza costiera che portava una
nota di freschezza nello spietato sole di mezzogiorno. Il nostro gruppetto
era silenzioso, per via della sera precedente, e i nostri asciugamani
erano radunati intorno a un paio di grossi ombrelloni, con
borse, libri e una capiente borsa frigo azzurra piazzati al centro
dell'accampamento. L'odore della crema solare si mescolava con la
brezza salata e il fumo di sigaretta proveniente da una coppia francese
nelle vicinanze. Spalmai la crema protettiva sulla schiena e le spalle
di Lucy, che teneva di lato i suoi lunghi capelli biondi con una mano
e con l'altra scriveva sul cellulare usando solo il pollice. Ero contenta
di essere l, contenta della distrazione e di trovarmi in mezzo alla gente,
anzich nella villa, dove la mia mente avrebbe vagato per luoghi
oscuri. Mi sembrava di vivere nel dramma televisivo- di qualcun altro
e ovunque mi girassi c'era una telecamera che zoomava sui volti di
ciascuna delle mie migliori amiche, intanto che le accuse piovevano
l'una dopo l'altra.
Sei tu? Oppure tu, o tu?
Sean era stato pi premuroso del solito: aveva portato le borse, sistemato
gli ombrelloni e preparato gli snack per me e i ragazzi. Si stava
impegnando di pi per via di ci che aveva fatto? Che stava ancora
facendo?
Jennifer, accanto a me su una larga stuoia, era appoggiata sui gomiti e
osservava la spiaggia affollata intorno a noi. Un tascabile dall'aria seria
- Come crescere un bambino ottimista: Insegniamo agli adulti di domani a
vedere i lati positivi della vita - giaceva dimenticato sulla sabbia accanto
a lei. Quando c'eravamo incontrate era una star dello sport e giocava a
tennis e hockey nelle leghe universitarie nazionali. Era la pi alta di noi
ed era riuscita a mantenere un fisico forte e snello grazie a una routine
settimanale di tennis, pilates e jogging. C'era stato un tempo in cui non
mi faceva granch piacere starle accanto in spiaggia, n in piscina, n
da nessun'altra parte con indosso un costume. Ero una pallida donna
inglese che tentava da sempre - senza mai riuscirci del tutto - di tornare
al peso del giorno del matrimonio, accanto a quella californiana, tonica
e abbronzata, che non sembrava aver mai preso un chilo.
Credevo di aver superato quella particolare insicurezza. Ma forse no.
Quel giorno sembr tornare, con prepotenza.
Mi sa che abbiamo scelto il giorno sbagliato per venire in spiaggia
commentai. Pare che ci sia met Bziers.
Ma Cap d'Agde non dovrebbe essere una spiaggia nudista?
S, oltre il promontorio, un po' pi in l. Perch, ti interessa la cosa?
Jennifer si mise a ridere. Stai scherzando? Un mucchio di vecchi con
il batacchio penzolante? Bleah.
Meglio una spiaggia piena di una spiaggia nuda, allora?
Senza dubbio. E piace anche ai ragazzi. Indic una piccola insenatura
in cui Ethan e Jake erano indaffarati a scavare nella sabbia. 
adorabile vederli giocare per una volta, cio giocare davvero, come facevano
prima. Come dovrebbero giocare i bambini. Invece che restarsene
seduti in una stanza buia a fissare uno schermo.
I suoi figli stavano costruendo una diga attraverso un ruscelletto che
scendeva fino al mare. Jake era inginocchiato che impilava la sabbia,
mentre il fratello minore gli girava intorno, indicando e dirigendo le
operazioni. Erano entrambi completamente assorbiti dal gioco. Era
strano - dolce ma pur sempre un po' strano - vedere quei due adolescenti
allampanati impegnati negli stessi giochi da spiaggia di quando
erano dei lattanti.
Finii di spalmare la crema sulla schiena di Lucy. Lei mi ringrazi con
un sorriso e si distese a faccia in gi sull'asciugamano, con la pelle che
luccicava sotto il sole. Nessuna di noi aveva menzionato la nostra conversazione
della notte precedente, ma lei sembrava stare meglio, pareva
un po' pi calma. Andava d'accordo con Ethan e Jake, cosa che mi
faceva piacere. Cos almeno poteva staccare un po' con la testa e non
rimuginare troppo.
A volte mi dimentico che i tuoi figli sono solo adolescenti osservai.
Visto che sono cos alti.
Sai, Jake  gi pi grande di Alistair disse Jennifer. E fra un po'
lo sar anche Ethan.  cos strano diventare all'improvviso quella pi
bassa della famiglia.
Sean aveva portato Daniel nel bar della spiaggia per un gelato. Russ
era sdraiato supino all'ombra dell'ombrellone, con un cappello di paglia
sulla faccia e il brandy che trasudava da ogni poro. Non avrei mai immaginato
che fosse davvero possibile sentire l'odore dell'alcol nel sudore
di qualcuno, eppure quel giorno era proprio cos. Lo esalava a ondate,
un odore stucchevole che lo circondava e ti entrava nelle narici se ti
avvicinavi troppo.
Jennifer si sollev a sedere, posando il mento sulle gambe. Scusami
per prima disse.  solo che a volte... non so, apro la bocca senza
pensare, temo.
Non fa niente la rassicurai. So quello che cercavi di dire.
Sorrise, volgendo lo sguardo sui figli. Riusciresti a immaginare la vita
senza di loro? mi chiese sottovoce.
Senza di chi?
Dei tuoi figli.
No davvero.
Sembra impossibile, vero, che una volta eravamo soltanto noi? Sole,
intendo. Single, senza bambini n mariti.
Izzy parl senza aprire gli occhi. Per qualcuna  ancora cos.
Jennifer ebbe un leggero moto di sorpresa. Oh! Pensavo dormissi.
Scusa, Izzy, non volevo insinuare nulla.
Izzy sorrise e si volt verso di lei. Non c' problema. Essere single ha
i suoi vantaggi.
Jennifer ricambi il sorriso, imbarazzata, e aspett che tornasse a distendersi.
Sembra una vita fa che ci siamo incontrate per la prima
volta. Pensi che siamo cambiate? mi chiese.
Feci spallucce. Certo,  inevitabile, no? Se adesso fossimo uguali a
vent'anni fa sarebbe... strano. La vita ci modella, non  cos?
In modi positivi e negativi, pensai, cercando di capire dove volesse andare
a parare.
Voglio dire,  cambiato tutto quanto.
Be', quello non saprei: mi sento ancora quella che ero allora. Solo un
po' pi disillusa.
Mi ricordo di quanto Jakey era piccolino, probabilmente sei mesi o
gi di l, ed ero gi incinta di Ethan. Eravamo andati a Cromer per una
settimana, per una vacanza sul mare. E mentre eravamo l facemmo un
giro in barca lungo la costa, giusto per un'oretta. Tenendo Jakey in braccio,
guardai Alistair e seppi, con assoluta certezza, che se la barca fosse
affondata e non ci fossero stati abbastanza giubbetti di salvataggio - e
avessi potuto salvare soltanto uno dei due - avrei salvato Jake senza un
secondo d'esitazione. Nemmeno un secondo. Sarei rimasta a guardare
mio marito affogare, se avesse significato salvare il mio bambino. Era
come un fatto scientifico, come la gravit; non c'era nulla da discutere
n da negare. E prima di rendermene conto, mi ritrovai a dirglielo: mi
venne fuori di getto, senza nemmeno accorgermene. Mi sentii orribile.
Ma era la verit.
Rimase in silenzio per un momento e la brezza marina le scompigli i
capelli biondi.
Allora le dissi:  naturale, suppongo. L'istinto materno.
S, ma sai che cosa disse Alistair? Che stava pensando esattamente
la stessa cosa. Che se avesse potuto salvare soltanto uno di noi, avrebbe
salvato Jake. Cos ammettemmo entrambi, in contemporanea, che
eravamo pronti a sacrificare l'altro pur di salvare il bambino. Jennifer
stava sorridendo un po', scuotendo la testa. In quel momento, seduti
in quella barca nel porto di Cromer e con un po' di mal di mare, qualcosa
cambi fra me e Alistair. Non si trattava pi di me e lui, bens di
qualcos'altro. Come se fosse la fine di un capitolo della mia vita e l'inizio
di un altro.
Non sapevo che cosa risponderle. Da quando avevo visto i messaggi
sul cellulare di Sean, sentivo anch'io che un capitolo della mia vita stava
per finire. Lasciando cadere i granelli di sabbia fra il pollice e l'indice,
mi chiesi se la causa sarebbe stata proprio Jennifer. L'alta e bellissima
Jennifer che aveva fatto girare la testa a Sean la prima volta in cui ceravamo
incontrati. La tesa e preoccupata Jennifer, che aveva una leggera
aria di disagio da quando era arrivata in Francia.
E tu l'hai mai pensato? mi domand Riguardo Sean?
Scrollai le spalle, fissando il forte in rovina che occupava un'isoletta
della baia. Non in maniera cos articolata. Ma immagino che diremmo
tutti la stessa cosa, no? Mettiamo i nostri figli al primo posto: siamo
programmati per questo.
 solo che mi preoccupo cos tanto per loro disse Jennifer. Tutto il
tempo. Non riesco a spegnere l'ansia. Ci ho provato, ma non ci riesco.
Idem. Per sia Lucy che i tuoi ragazzi fra non molto saranno abbastanza
grandi da badare a se stessi.
Non riesco a immaginarmelo. Saranno sempre i miei bambini.
Sempre.
Mi guardai brevemente intorno per vedere chi potesse esserci all'ascolto.
Izzy sembrava di nuovo appisolata. Russ dormiva come un sasso,
con la faccia coperta dal cappello. Alistair girovagava scattando foto.
Gli altri erano andati a prendere un gelato e informarsi per il noleggio
di un pedal.
Al largo, un piccolo aeroplano volava piano, a bassa quota, portando
dietro il lungo striscione pubblicitario di un luna park.
Chinandomi verso Jennifer e abbassando la voce, le domandai: Ma
va tutto... bene?
Lei sollev lo sguardo. Certo. Benone. Perch me lo chiedi?
 solo che sembravi un po', non so... Quello che dicevi prima sulla
vita che cambia le persone. Ecco, come se avessi qualcosa in mente.
Allora Jennifer distolse lo sguardo e contrasse la mandibola. Torn
a voltarsi verso di me e parve sul punto di rispondermi quando arriv
Ethan, con le gambe pelose coperte da uno strato di sabbia.
C' niente da mangiare, mamma? Sto morendo di fame.
Jennifer pesc nella borsa frigo e gli porse una mela.
Lui si accigli. Non c' nient'altro? Dei biscotti?
Soltanto frutta e acqua. Jennifer si protese e gli mise la mela in
mano.
Rowan torn dal bar reggendo tre ghiaccioli confezionati. Si guard
intorno. Dov' Odette? Non stava giocando con te e tuo fratello?
No, no. Non l'ho vista.
Pensavo fosse con voi.
Per un po' s, ma continuava a tirare calci alla nostra diga. Diceva
che era noioso. Stacc un morso gigantesco alla mela. Ha detto che
tornava qui.
Be', ma allora dov'? Guard il marito, addormentato sull'asciugamano.
Russ?
Ethan prese un altro morso di mela e si fece ombra con una mano per
scrutare la spiaggia. Non  lei, laggi accanto all'acqua?
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Era proprio Odette. In piedi sulla riva, con il sole che faceva scintillare
i brillantini del costume rosa e l'acqua che le arrivava alle caviglie. La
marea stava calando e lei si trovava a cinquanta o sessanta metri da noi.
Vederla da sola vicino all'acqua mi mise a disagio.
Rowan si port una mano al petto. Perch  da sola? Alz la voce e
si sbracci verso di lei. Odette!
Proprio in quel momento, una figura alta la raggiunse. Si chin per
parlarle e le prese la mano. Un uomo con il cappellino da baseball, gli
occhiali da sole e la camicia aperta. Mi fu sufficiente mezzo secondo per
riconoscerlo. La sua andatura, il profilo, il movimento delle spalle, il
modo in cui la teneva.
Sean.
Mano nella mano, riport Odette al nostro piccolo accampamento di
asciugamani. Daniel gli trotterellava accanto reggendo due grosse bottiglie
d'acqua.
Rowan s'inginocchi, prendendo la figlia delicatamente per le spalle.
Mi hai fatto spaventare, Odette la rimprover. Devi promettermi
che non andrai mai pi in mare senza qualcuno che ti accompagni, ok?
Lo prometti?
Ma non ero in mare borbott la bambina, raschiando la sabbia con
l'alluce. Soltanto nelle ondine.
Russ? chiam Rowan, la faccia contratta dalla preoccupazione.
Perch non eri con lei?
Russ si sollev a sedere. Eh? Sbatt le palpebre, accecato dal sole.
Ma lei doveva giocare con i ragazzi, fare una diga. Le ho detto di non
andare in mare senza di me, ma lei non ascolta un accidente.
Magari, se non stessi smaltendo una sbornia replic Rowan, alzando
il tono ti saresti accorto che era in acqua da sola! Cristo, sei cos
irresponsabile!
Sempre colpa mia, vero? Come al solito.
Odette sussurr qualcosa all'orecchio della madre.
Rowan si accigli. Che cosa vuoi dire, tesoro?
In risposta, Odette si volt verso Ethan e Jake, puntando il piccolo
indice verso di loro.  dei ragazzi disse con una vocina.
Che cosa, tesoro?
Colpa loro.
Rowan guard in modo torvo i due adolescenti. Perch?
Io volevo giocare con loro, ma Ethan ha detto che non potevo, che
non mi era permesso. Agit l'indice in aria per enfatizzare il torto. Mi
ha detto di andare a giocare da sola, in acqua.
Il viso di Ethan era l'immagine stessa della calma. Non  vero replic
con voce salda. Cercava di dirci sempre che cosa fare, voleva
costruire un castello delle fiabe invece di una diga. La prendeva a calci
facendoci dei buchi da cui passava l'acqua. Poi ha detto che non voleva
pi giocare ed  corsa via.
Non  vero! neg Odette.
S, invece! esclam Jake. Sta soltanto cercando di metterci nei
guai!
Sean sollev i palmi intanto che pi voci alterate iniziavano a sovrapporsi.
Va bene, va bene, la cosa fondamentale  che adesso  al sicuro,
giusto? Quindi perch non ci mangiamo tutti un bel gelato o qualcosa
del genere?
Rowan si raddrizz e and da Sean, abbracciandolo strettamente, avvolgendogli
l'ampia schiena. Grazie, Sean, grazie disse con la voce
incrinata. Non so cosa dire. Grazie per averla tenuta d'occhio.
Lui ricambi l'abbraccio, premendo i bicipiti contro la sua schiena.
Nessun problema disse con voce tranquilla. Non ti preoccupare.
E rimasero cos, senza aggiungere altro, semplicemente tenendosi
stretti.
Due persone, due genitori, che davano e ricevevano un ringraziamento
per la salvezza di una bambina.
Abbracciandosi.
Un po' troppo a lungo.
Proprio quando stavano per staccarsi, dandomi per met le spalle,
Rowan volt la testa e si mise in punta di piedi, avvicinando le labbra
al suo orecchio. Solo per un momento. Sean inclin la testa in modo da
portare l'orecchio quasi a sfiorare la sua bocca. Rowan aveva le mani
dietro il suo collo. L'espressione di Sean si addolc in un sorriso. Qualche
secondo, nulla di pi, poi si separarono in un silenzio impacciato.
Me l'ero immaginato?
Gli aveva bisbigliato qualcosa?
Che cosa gli aveva detto?
Che cosa era appena successo?
Finalmente si erano staccati. Rowan sorrideva a mio marito, l'eroe.
Mio marito, che stava smarrendo la via.
La cui crisi di mezza et era degenerata in una relazione.
Che mi aveva mentito per settimane, forse mesi.
Non per la prima volta, mi ritrovai a chiedermi se Rowan non ci avesse
portati tutti l per far colpo su mio marito. Forse era proprio quello che
stava succedendo. La vacanza gratis, la villa e lo champagne erano volti
a impressionare Sean. Era una sorta di battuta che soltanto loro due potevano
capire. Avevano trovato il modo di venire in vacanza insieme...
e noialtri eravamo stati solo invitati al seguito.
Smettila.
Smettila.
Russ tese la mano a Sean, che gliela strinse, poi entrambi gli uomini si
scambiarono un cenno impacciati.
Sean aveva delle mani forti. Le amavo. Iniziavano gi a scurirsi per
l'esposizione al sole mediterraneo. Notai qualcos'altro mentre prendeva
una bottiglia d'acqua: una pallida linea di pelle intorno all'anulare della
mano sinistra.
Dove si sarebbe dovuta trovare la fede nuziale.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
ETHAN.
Ethan strapp un grappolo dalla vite, scelse l'acino pi grande e se
lo port alla bocca. Lo morse, sentendo il succo dolce e pungente sulla
lingua e lo mastic piano per assaporarlo. Diede le spalle a Jake e sput i
semi per terra, poi prese un altro acino e si godette il pop mentre lo faceva
scoppiare fra i denti. Stacca, mordi, sputa e ripeti. Non era mai stato in
un vigneto prima. E non aveva nemmeno mai mangiato uva direttamente
da una vite. Sempre dai pacchetti del supermercato, sempre lavata e
risciacquata perch Jen - chiamarla cos invece di mamma la faceva
arrabbiare un casino - insisteva che la lavassero e non la mangiassero
mai quando era anche appena appena molle oppure era rimasta fuori
dal frigo, o magari delle mosche c'erano volate intorno.
Il calore di quel pomeriggio era terribile. Lui e suo fratello erano in
mezzo alla vigna, gi lungo la collina che scendeva dalla villa, allungandosi
all'ombra di un filare di viti cespugliose con foglie verdi e succosi
grappoli. Laggi c'era pi privacy e, se non si sollevavano in piedi, non
potevano essere visti da nessuna delle balconate.
Ethan si sollev su un gomito, prendendo un altro grappolo. Allora, glielo chiederai?
Che cosa? ribatt Jake.
Lo sai.
No.
Ethan s'infil in bocca un altro chicco d'uva. Se lei sta con qualcuno.
E tu che cazzo ne sai? Di ragazze? Di tutto quanto?
Ethan fece spallucce. Ecco una delle sue provocazioni infallibili: le
ragazze. Istigalo e guardalo incazzarsi. E se si trovava abbastanza vicino
quando Jake si scaldava magari - solo magari, eh - la mamma avrebbe
notato anche lui. Pass in rassegna diverse opzioni: dritto al punto; o
magari le voci che giravano sulla festa di Rosie; o il ricco ragazzo che
giocava a rugby; oppure l'opzione nucleare? Nah. Meglio conservarla
per un'altra volta. Tanto valeva andare dritto al punto.
Allora lei ti piace?
Fottiti disse Jake.
Ti piace, vero?
Fottiti!
Lo prendo come un s, allora.
Non hai letteralmente nessuna idea di cosa stai parlando. Neanche la
pi pallida idea di quello che penso.
D'accordo.
Sei proprio un idiota.
Oh, sarei io l'idiota? Questa  bella. Ethan cerc una bugia abbastanza
pesante da provocare qualche danno. Non sono io che mi
comporto da idiota per una ragazza che si  fatta ogni tipo della terza
superiore.
Jake gir la testa di scatto. Prova a ripeterlo.
Ethan fece di nuovo spallucce. Dico solo quello che ho sentito.
Hai sentito male replic Jake. Malissimo. Sono tutte stronzate
quelle che hai sentito su di lei.
Ok, sar cos. Ethan rimase in silenzio per un attimo. Ma quindi ti
piace davvero, eh?
Jake si alz in piedi stringendo i pugni. Non capisci mai quand' il
momento buono per chiudere quella cazzo di bocca, vero? Gett a
terra il grappolo mezzo mangiato che aveva in mano. Non capisci mai
quando smetterla.
Questa  divertente, bro, proprio divertente. Guardalo incazzarsi.
Specialmente detta da te.
Ethan si prepar al primo pugno.
Da piccoli lottavano un sacco. Ethan aveva ben presto scoperto come
accendere la miccia: assillando, provocando, scatenando la rabbia e la
discussione, fino al litigio. Pugni sulle braccia fino a renderle insensibili,
pizzicotti, calci sugli stinchi, orecchie e capelli tirati, dita piegate e
colpi alle palle, il tutto avveniva quotidianamente. Poi avevano iniziato
entrambi a farsi pi grandi, quasi in contemporanea, e qualche mese
prima le cose erano diventate molto pi serie senza che nemmeno se
ne accorgessero se non quando era troppo tardi. Si erano ritrovati in
una vera e propria rissa, con pugni da adulti che volavano ovunque, a
causa... Cristo, Ethan non se la ricordava nemmeno, la ragione, ma doveva
essere per qualcosa, comunque. A ogni modo, la zuffa era terminata
con labbra spaccate e occhi neri, nasi sanguinanti e nocche scorticate.
Con la mamma che strillava di smetterla e pap che correva di sotto per
staccare fisicamente Jake da lui e tenerlo bloccato contro il muro; Jack,
con gli occhi sgranati come ogni volta che si scaldava davvero. Ethan gli
aveva rivolto un ghigno con i denti insanguinati, stordito per i pugni ma
giubilante, pronto per il secondo round. C'era sangue ovunque: su di
loro, sui vestiti, sulle nocche, e stava persino gocciolando sulla moquette
color crema. La mamma aveva fatto una scenata isterica pazzesca. Quasi
comica.
Quel giorno Ethan aveva scoperto che gli piaceva il gusto del sangue.
Da allora, per, c'era stata una tacita tregua. Ognuno era consapevole
dei danni che avrebbe potuto provocare all'altro. Jake era pi alto e
arrivava pi lontano con i pugni, tuttavia Ethan aveva la mole e la forza
dalla sua. Sapevano quindi che, se avessero combattuto davvero, sarebbero
finiti entrambi sanguinanti, a prescindere da chi vincesse.
Alzati disse Jake.
Perch?
Alzati e basta, cazzo, e scoprirai...
Interruppe la frase a met, rimanendo a fissare la cima della collina.
Che c'? chiese Ethan, seguendo lo sguardo del fratello.
Lucy stava camminando verso di loro, fra i filari paralleli delle viti.
Ethan si sollev a sedere per guardarla bene. Indossava un top bianco
e una corta gonna di cotone, con gli occhiali da sole sulla testa e i capelli
biondi ancora umidi per la spiaggia. Il top era molto bianco, quasi
accecante sotto la luce del sole, quindi era difficile guardarla. Non era
male. Anzi, era proprio sexy. Alta, viso carino, magra ma con le tette
grandi; veramente poco da criticarle. Era proprio fuori dalla portata di
Jake, anche se lui non sembrava rendersene conto, il che era piuttosto
divertente.
Camminando lenta e disinvolta, si tolse il cappello di paglia quando li
raggiunse. Che succede? domand.
Nulla di che rispose Jake, simulando nonchalance.
Tutto bene?
Solo un po' annoiato. Tu?
Dio, gi. Questo caldo  terribile, eh?
In realt non mi dispiace. Jake si pass una mano fra i capelli chiari.
Che cosa ne pensi, allora?
Di cosa?
Di questo posto.
Stupendo disse lei. La piscina  fantastica.
Gi.
Ethan era d'accordo: tutto sommato, non era male come posto.
Nient'affatto. Molto meglio delle schifezze di cui dovevano accontentarsi
di solito per le vacanze estive.
Lucy si fece aria con il cappello, intanto che si toglieva i lunghi capelli
biondi da davanti al viso, e poi se lo rimise in testa con la visiera indietro.
Rivolse un sorrisone a Jake.  solo che qua fuori  cos caldo e non
c' neanche un po' d'ombra.
Vuoi bere qualcosa?
Che cosa avete?
Jake tir fuori una bottiglietta di vodka dalla tasca dei suoi pantaloncini
neri, svit il tappo e gliela porse. Lei prese un sorso e fece una
smorfia, tossendo e restituendogliela.
La preferisco con un po' di coca bofonchi.
Vado in casa a prenderne, se vuoi.
No, no. Lei rise e sollev una mano. Non importa.
Jake prese a sua volta un sorso e pos la bottiglia fra lui e Lucy.
Ethan pens di chiedergli un po' di vodka, ma non voleva dare al
fratello l'opportunit di dirgli di no, imbarazzandolo di fronte a lei. Li
guard chiacchierare, quell'opprimente di suo fratello maggiore e
quella ragazza sexy con il seno che le tirava tutto il top. Quelli belli. Che
ridevano e si divertivano insieme, e quella volta lei non stava nemmeno
fingendo, come invece in altre occasioni. Tutti e tre andavano nella
stessa scuola superiore e si conoscevano tanto come compagni - anche
se frequentavano anni diversi - quanto come amici di famiglia. Jake che
cerca di fare il figo e disinvolto, pens Ethan, sputando un altro seme sul
terreno asciutto. Era ovvio che suo fratello non voleva che lui rimanesse
l. Be', peggio per lui, cazzo. Io non me ne vado da nessuna parte.
Allora disse Jake, dando le spalle a Ethan per bloccargli la visuale.
Tutto ok?
Lucy annu. S. Voglio soltanto togliermi il pensiero dei risultati degli
esami.
Scommetto che prenderai il massimo di tutto.
Lei sbuff. Non so mica.
E tutto il resto...  a posto?
S. Lucy prese un altro sorso di vodka. Fantastico.
Il suo tono fece drizzare le orecchie di Ethan. Ci fu un momento di
silenzio fra i due adolescenti, come se stessero comunicando senza parlare.
Ethan si protese verso di loro per sbirciare, ma era troppo tardi.
L'attimo era passato.
Bene. Lucy guard verso il fondo della collina. Allora, chi viene
nel bosco laggi?
S'incammin senza aspettare risposta. Entrambi i fratelli si alzarono
in piedi e l'affiancarono, uno per lato.
 un po' strano comment lei che siamo tutti quanti qui, no?
Comunque io sono contento che sei qui disse Jack, calciando via
una pietra. Altrimenti sarebbe stata una palla.
E io sono contenta che voi siete qui, ragazzi.
Davvero?
S. Lucy sorrise. Cos potete distrarre il mio fratellino rompiscatole.
E impedirgli di seccarmi tutto il tempo.
Nessun problema annu Jack.
Ethan aggiunse. Te lo toglieremo dai piedi, Lucy.
Grazie disse lei. Ehi, com' stato il tuo compleanno, Ethan?
Bene. Sono andato a mangiare da Nando's con degli amici. Dalla
scorsa settimana ho ufficialmente la stessa et di Jake.
Suo fratello grugn. No, Ethan, non  cos.
Ethan sorrise fra s e s. Era una delle stranezze del fratello maggiore:
avevano la stessa, stupida discussione ogni anno, e Jake non mancava
mai d'irritarsi. Era uno di quegli argomenti vecchi e affidabili su cui
Ethan poteva sempre contare quando era annoiato e aveva bisogno di
distrarsi.
Tecnicamente, s.
Sta' zitto, Ethan. Ho un anno pi di te, stupido.
Ethan sorrise, voltandosi a met verso Lucy. Abbiamo entrambi
quindici anni disse. Vedi, il suo compleanno  il 19 agosto e il mio il
17 luglio, quindi ogni anno ci sono tipo trentatr giorni in cui abbiamo
la stessa et.
Lucy pass lo sguardo da un ragazzo all'altro. Ok.
Ma non abbiamo davvero la stessa et ribatt Jake, gesticolando
irritato. Perch altrimenti andremmo nella stessa classe, e non  cos.
Continuarono a discendere la collina in silenzio per un momento, passando
fra le viti e sentendo scricchiolare il terreno secco sotto i piedi.
Io far diciassette anni a settembre disse Lucy. Ho chiesto delle
lezioni di guida per il mio compleanno.
Scommetto che andrai alla grande comment Jake.
Mio padre ha detto che mi aggiunger all'assicurazione dell'auto se
passer l'esame. Voglio essere la prima delle mie amiche a guidare.
Figo disse Jake. Ehi, sai una cosa? Potremmo fare un giro qua, se
vuoi.
Cio?
Possiamo prendere una delle auto noleggiate. Sarebbe una figata.
Lucy aggrott la fronte voltandosi verso di lui. Ma sei serio?
Perch no? Le strade sono deserte qua intorno.  un buon posto per
fare pratica.
Per... Lucy accenn alla villa. E gli adulti?
Non devono saperlo per forza.
Lucy lo guard con attenzione, cercando di capire se fosse uno scherzo.
Ehm... forse. Non ne sono sicura.
Raggiunsero il limitare del vigneto, dove le viti cedevano il passo ai
cespugli e a una fitta macchia d'alberi, con un sentiero che si snodava
fra querce, pini e altre piante che Ethan non riconosceva. Tutti e tre
andarono a godersi un po' d'ombra sotto i loro rami. Lucy si tolse il
cappello di paglia e lo us di nuovo come ventaglio.
Quindi questo  il confine della propriet o qualcosa del genere?
Nah rispose Ethan. Questo bosco ne fa ancora parte.
Che cosa c' laggi?
Lui scroll le ampie spalle. Non so. Andiamo a scoprirlo, no? Dai.
S'incammin lungo il sentiero, da solo.
Jack si volt verso Lucy. Vieni?
Certo rispose lei. Di sicuro l far pi fresco.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Avevo un libro posato in grembo. Ogni volta che lo prendevo e ne
leggevo qualche riga, la mia mente scivolava in un'altra direzione, strattonata
dalla dolorosa verit dell'infedelt di mio marito: il veleno nel
cuore del nostro matrimonio.
Sean era di sopra che schiacciava un pisolino da quando eravamo tornati
dalla spiaggia. Mi sembrava incredibile che potesse comportarsi in
modo perfettamente normale, alla faccia di quello che aveva fatto e continuava
a fare. Come poteva portare avanti quella finzione in modo cos
sfacciato da non avere nemmeno pi la fede al dito? Rowan che cosa
gli aveva bisbigliato in spiaggia? Russ aveva ragione a sospettare che lei
avesse una relazione? Era spossante pensarci sempre. Mi sollevai a sedere
sulla sdraio e mi guardai intorno. Russ stava spingendo Odette su
un materassino gonfiabile rosa in piscina. Rowan non si vedeva. Alistair
camminava fra i giardini con il cellulare, scattando foto di... non sapevo
bene di che cosa. Mi diede le spalle e sollev di nuovo il telefono, zoomando
su qualcosa. Un uccello sull'albero, magari? Era un po' troppo
lontano.
Mi distesi sulla sdraio e chiusi gli occhi; i raggi del sole creavano un
alone arancione oltre le mie palpebre. Quella sera saremmo andate tutte
e quattro fuori a cena: Rowan, Jennifer, Izzy e io. Sarei dovuta stare
attenta, tenendo a bada le emozioni, perch ormai ogni volta che aprivo
la bocca mi sembrava di essere sul punto di piangere o confessare tutto
quanto... specialmente se qualcuno cercava di essere carino con me.
Tanto ero avvolta da preoccupazione, paura e disperazione che temevo
potessero riversarsi fuori da un momento all'altro. Tuttavia dovevo
reprimere tutto finch non avessi capito che cosa stava succedendo. Se
fossi riuscita a scoprire che cosa stava facendo Sean, mi sarei potuta
preparare per quello che sarebbe capitato. Il che, magari, avrebbe significato
migliori possibilit di tenere unita la mia famiglia.
Un'ombra mi copr: una figura bloccava la luce.
Kate? Era Jennifer. Il sole creava un'aura di luce intorno alla sua
testa.
Aprii gli occhi, producendo un sorriso. Ciao. Cosa c'?
Hai visto Jake? O Ethan?
Non di recente. Da quando...
Io non li vedo da quando siamo tornati dalla spiaggia.
Neanche di sfuggita?
No.
Hai provato a mandare dei messaggi?
S, ma non mi rispondono.
Magari sono nelle loro camere, o nella stanza dei giochi?
Jennifer scosse la testa. Ho gi controllato. Non c' nessun segno di
loro. Lanci un'occhiata a Rowan, dall'altro lato della piscina, poi si
chin verso di me. Credo che Jake fosse un po' turbato.
Perch? Che cosa  successo?
Per via di Odette, sai, che ha raccontato che i ragazzi le hanno detto
che non poteva giocare con loro.
Abbassai il tono. Non credo che intendesse nulla di male, no? Forse
era solo un po' confusa.
Jake odia i bugiardi. Diventa subito nervosissimo quando le persone
dicono cose sul suo conto, quando cercano di metterlo nei guai.
Non credo che Odette l'abbia fatto di proposito, Jennifer. Ha solo
cinque anni.
Ha gi l'et per sapere perfettamente che cos' una bugia.
Mi sollevai a sedere. Senti, vuoi una mano a cercarli?
La sua espressione si addolc. Ti andrebbe?
Ma certo. E da un po' che non vedo Lucy, in effetti. Magari sono
insieme da qualche parte.
Il sole pomeridiano era ancora forte e il mio top smanicato iniziava ad
appiccicarsi alla schiena per il sudore. Camminavo con Jennifer lungo
il vigneto, in cerca dei tre adolescenti, chiamandoli per nome mentre ci
avvicinavamo al bosco.
Alla fine del vigneto c'era un sentiero non segnato che conduceva fra
gli alberi, snodandosi fra un paio di querce torreggianti, con i fusti contorti
dal tempo, oltre un pino, dei cipressi alti e affusolati e degli ulivi
che sfioravano il terreno. Il bosco s'infittiva mentre il sentiero digradava
in un avvallamento, per poi curvare, risalire e girare di nuovo, oltre un
grosso masso e un albero caduto, le cui radici esposte sembravano un
intestino fuoriuscito da una ferita all'addome. Un cartello ad altezza
vita, sbiadito dagli anni, riportava la parola ATTENZIONE! in grosse
lettere rosse, sopra una frase in francese che non capivo. Sotto il testo
c'era la sagoma di uno strapiombo, con le pietre che rotolavano gi.
L era pi fresco e l'occasionale richiamo di un uccello era l'unico suono
al di sopra del fruscio delle alte fronde degli alberi. Proseguimmo;
Jennifer aument il passo e io mi affrettai per non rimanere indietro.
Davanti a noi il bosco si apriva in una radura polverosa, un'area aperta
in cui gli alberi sembravano fermarsi all'improvviso e il sole tornava a
farsi sentire. Un raggio trapel attraverso la chioma di una pianta e mi
accec per un momento. Sbattendo le palpebre e schermando la luce
con una mano, sollevai lo sguardo e notai qualcosa di rosso fra gli alberi.
Una T-shirt?
Jennifer aument ancora il passo, chiamando i figli a voce pi alta.
Jake? Ethan?
Mi unii a lei. Lucy?
Emergemmo nella piccola radura e ci bloccammo di colpo.
Alla nostra destra c'era un cartello che indicava un ripido sentiero
che conduceva alla gola sottostante. Direttamente di fronte c'erano due
ulivi, forse a cinque metri di distanza fra loro, e i resti consumati di una
recinzione di plastica arancione, che penzolavano da entrambi i tronchi.
Fra i due ulivi, c'era uno spuntone di roccia, una specie di trampolino
che si affacciava su una caduta verticale fino alla gola.
Jack ci dava la schiena.
Era in piedi proprio sul bordo.
Jake! strill Jennifer. Stai fermo!
La sua voce acuta fece scappare via gli uccelli dalle fronde degli alberi
sopra di noi.
Ethan era seduto a gambe incrociate a un paio di metri dal bordo e
con il cellulare stava scattando foto del fratello.
Mi guardai freneticamente intorno alla ricerca di Lucy, con il cuore
che mi martellava nella cassa toracica.
Eccola. Era seduta su una grossa roccia piatta di lato rispetto alla gola
e sembrava a malapena notare Jake in posa per le foto. Andai ad appollaiarmi
sulla roccia accanto a lei.
Tutto bene?
Certo rispose lei, senza guardarmi. Perch non dovrebbe?
Indicai silenziosamente Jake e rimanemmo a guardare Jennifer che
gli si avvicinava adagio, con le mani protese, come se si trattasse di un
animale selvatico.
Jake lo chiam, con una nota di panico nella voce. Allontanati di
un passo dal bordo, tesoro.
In risposta Jake fece una nuova posa, tendendo le braccia di lato e sollevandole
ad altezza spalla, come un tuffatore che si preparava a saltare.
Inclin la testa indietro e sollev lo sguardo al cielo.
Se fissi in alto disse, senza rivolgersi a nessuno in particolare 
come se stessi volando.
Jake, per favore. La voce di Jennifer s'incrin. Per favore, allontanati
dal bordo.
La brezza fece svolazzare la T-shirt rossa del ragazzo. Le punte delle
sue infradito davano sul vuoto.
Sai, pensavo che sto posto sarebbe stato una palla, ma questo indic
il precipizio  veramente figo.
Ascoltami, Jake, ti chiedo soltanto di fare due passi indietro, ok?
Due passi verso di me.
Lui si volt appena per guardare la madre e sembr perdere un po'
l'equilibrio, muovendo le braccia per recuperarlo.
Wow! esclam ridendo. C' mancato un pelo.
Jennifer mosse un altro passo verso di lui, il volto trasformato in una
maschera di terrore. Jake, ti supplico. Soltanto un passo indietro.
Lui tese una mano e lasci cadere dal palmo una pietra liscia e rotonda.
Non ci fu nessun suono, nessun impatto, per quella che sembr
un'eternit. Poi riecheggi un leggero tonfo quando colp le rocce sottostanti.
Pazzesco comment Jack.
Jennifer mosse un altro passo verso il figlio. Non hai sentito che ti
chiamavo prima, Jakey? Ti stavo cercando.
Lui si protese leggermente in avanti, sbirciando gi, nella gola. Ci
sono delle pozze laggi, Ethan. Dovremmo andarle a vedere.
Feci anch'io un passo verso Jake, sentendo montare un senso di nausea
nello stomaco avvicinandomi al precipizio: avevo le vertigini per lui.
Jennifer sollev entrambe le mani verso di me come avvertimento silenzioso.
Mi bloccai.
Lei torn a rivolgersi a suo figlio: Non guardare gi, Jake disse, cercando di tenere a bada il tono.
Lui si volt verso di lei, con la frangia bionda che gli copriva un occhio.
Perch no?
Perch potresti perdere l'equilibrio. Meglio tenere la testa su, guardare l'orizzonte.
Nah.
Jake, per favore lo preg Jennifer, con la voce tesa. Non farlo, ok?
Il ragazzo rivolse a Lucy un sorriso spavaldo, poi si volt e guard gi direttamente nella gola.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Jake si protese leggermente in avanti per guardare in basso e poi si
raddrizz di scatto; le ginocchia gli traballarono e mulin le mani ai
fianchi per mantenere l'equilibrio.
Jennifer si port la mano alla bocca. Jake!
Lui si allontan di colpo dal bordo, voltandosi per fare un piccolo
inchino. Ta-da! Vedi? Sano e salvo.
Jennifer gli afferr il braccio e lo tir lontano dallo strapiombo. Non
rifarlo mai pi, Jake! E pericolosissimo. Mi hai spaventata a morte.
Non esagerare, Jen, ci stavamo solo divertendo un po'.
Si liber scrollando il braccio e and accanto a Ethan, che reggeva il
suo telefono.
Carine comment Jack, scorrendo le foto scattate dal fratello. Magari
ne posto qualcuna. Mandamele, va bene?
Misi un braccio sulle spalle di Lucy. Devi promettermi che non andrai
mai vicina all'orlo del burrone, hai capito? In effetti, non dovresti
proprio venire qui finch la recinzione non sar sistemata.
Lei si scroll di dosso il mio braccio e si alz. Non devi trattarmi
come una bambina di cinque anni.
Sono soltanto preoccupata per te.
Lucy raggiunse Jack, che stava ancora guardando le foto.
Io e Jennifer ci avvicinammo al ragazzo, come temendo di doverlo tirare
indietro dallo strapiombo da un momento all'altro: due madri tigri
intorno a un cucciolo vagabondo. Le sfiorai un braccio.
Stai bene? le chiesi.
S mi rispose con voce atona, senza staccare gli occhi dai figli.
Non aveva l'aria di stare bene. Il rossore del suo viso si era diffuso sul
collo e fino al petto e il suo intero corpo tremava a causa dell'adrenalina.
Questo burrone  piuttosto spaventoso commentai.
 cos pericoloso! esclam lei, alzando la voce. Com' possibile
che Rowan non ne abbia parlato? Come pu essere permessa una cosa
simile?
Stiamo tutti bene la tranquillizzai, dandole un breve abbraccio.
Siamo tutti al sicuro. Jake  al sicuro.
Mi avvicinai, lenta e cauta, al precipizio, facendo piccoli passi sul suolo terroso.
Ci trovavamo su una sporgenza che si proiettava nel vuoto. Misi il mio
piede sinistro di lato sul bordo e, facendo attenzione, sbirciai la gola
sottostante: la caduta terminava su massi spogli, con cespugli che punteggiavano
qua e l la parete rocciosa a strapiombo. In fondo c'era un
ruscello che scorreva fra una pozza e la successiva, con l'acqua azzurra
e cristallina che luccicava nel sole pomeridiano.
Ebbi un'altra potente ondata di vertigini e il mio stomaco si contrasse
tanto che dovetti arretrare di un passo e accovacciarmi, sfiorando il terreno
con i polpastrelli.
Ges ansimai. E una bella caduta. Sar una trentina di metri.
Avere i nostri figli nelle vicinanze  assolutamente terrificante disse
Jennifer.
Io sono adulta e mi fa venire comunque la pelle d'oca.
Non posso crederci che Rowan non ce ne abbia parlato. C'era un
tono accusatorio nella sua voce. Dovremmo renderlo off-limits per tutti
i ragazzi, oppure possiamo recintarlo con qualcosa?
Le chieder di chiamare la compagnia di manutenzione in mattinata,
cos vediamo se possono mandare subito qualcuno.
Ragazzi? li chiam Jennifer. Non dovrete pi tornare qui da soli
finch la barriera non sar stata sistemata. Ok?
Ethan le rivolse un breve cenno d'assenso e sorrise.
Jake non diede alcun segno di averla sentita.
...
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...
CAPITOLO 20.
...
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...
JENNIFER.
Jennifer andava avanti e indietro sul pavimento di marmo della grossa
camera da letto, con le braccia strette al petto. Aveva preso una delle sue
pillole, ma non sembrava aver avuto nessun effetto; a volte era cos: anzich
avvolgerla nella sua coperta calda preferita (Alistair aveva descritto
cos il suo dosaggio), c'era soltanto uno smussamento degli spigoli della
sua ansia, un leggero ammorbidimento, tutto qua. Nulla di pi. Non era
abbastanza.
Quella vacanza era stata una cattiva idea, decise. Proprio cos.
Magari non una cattiva idea di per s: in teoria era un'idea incantevole,
ma non in quel momento. Non per come stavano le cose. In effetti,
era praticamente l'ultima cosa di cui aveva bisogno, con tutto quello
che stava succedendo, tutte le complicazioni portate dal vivere con due
adolescenti.
Ethan e Jake si trovavano in una fase in cui volevano spingersi oltre i
limiti, mettendo alla prova se stessi e gli altri. Come la cosa che adesso
la chiamavano Jen invece di mamma. Non le piaceva, neanche un po',
per Alistair aveva incoraggiato quel fatto come un segno che stavano
abbandonando l'infanzia per entrare nella prima et adulta.  un segnale
di maturit le aveva detto. Di emancipazione: quando il bambino
si muove verso l'et adulta non vede pi i genitori come genitori,
ma piuttosto come simili. A volte Jennifer desiderava che suo marito
potesse vedere i loro figli come qualcosa di differente, speciale e unico,
anzich come altri due pazienti da analizzare secondo i manuali. I loro
ragazzi non erano entrati da molto nell'adolescenza, ma sembrava che si
stessero gi sporgendo fuori dal nido. Fra non molto avrebbero spalancato
le ali e preso il volo.
Non sopportava quel pensiero.
Smise di camminare avanti e indietro.
Era cos vicino al bordo disse, tenendo il pollice e l'indice a un millimetro
di distanza. Sono arrivata appena in tempo... era cos vicino.
Lo so disse Alistair.
E allora come fai a essere cos sereno, Ali? Sei gi stato nel bosco?
Indic in direzione del vigneto. C' un precipizio di trenta metri che
finisce dritto nella gola. Sarebbe potuto accadere di tutto mentre i ragazzi
erano laggi. Non riesco davvero a credere che Rowan non ce ne
abbia parlato prima del nostro arrivo. E Jake era proprio sull'orlo, come
se non avesse affatto paura.
Alistair si appoggi allo schienale della poltrona, accavallando le gambe.
Non ha paura perch il cervello degli adolescenti ha una consapevolezza
sottosviluppata delle conseguenze. E impulsivo e intenso... e a
volte spontaneo fino all'incoscienza. Ma lo sappiamo gi, com' nostro
figlio.
Be', questo  davvero d'aiuto replic lei, con la voce intrisa di sarcasmo.
Adesso mi sento molto meglio.
Quello che voglio dire, Jen,  che non sono sereno. Sono focalizzato.
Sto cercando una soluzione.
La soluzione  semplice: proibiamo loro di andare nel vigneto e nel
bosco.
Proibire? E come potremmo mettere in pratica il divieto, esattamente?
Non lo so, Ali, ma dobbiamo fare qualcosa! Sono preoccupata per
lui, e per tutti i bambini. Daniel ha soltanto nove anni.  molto impressionabile.
Ethan ha una testa vecchia e assennata sulle sue giovani spalle. Non
lascer che accada nulla. Inoltre, l'esplorazione  una parte naturale della
crescita: fisica, mentale, spirituale. Devono scoprire chi sono e qual 
il loro posto nel mondo.
Cristo! Sei dannatamente impossibile, a volte.  dei nostri figli che
stiamo parlando - qui, oggi, adesso - e non di qualche caso che presenterai
in una conferenza fra sei mesi.
Vieni a sederti per un minuto, Jen.
Lei lo ignor e riprese ad andare avanti e indietro. Voleva tornare al
tempo in cui Jake l'ascoltava, l'ascoltava sul serio, con la faccina sollevata
ad assorbire ogni sua parola. Quando lei era l'unica femmina della
sua vita.
Si ritrovava sempre pi spesso a provare malinconia per il periodo
in cui i bambini erano piccoli. I tempi d'oro che si allungavano con
promesse infinite, giorni pieni di giochi e storie e bagnetti e pisolini e
giri al parco con il passeggino doppio. Lunghe giornate che erano pure,
semplici e pianificate dall'inizio alla fine. Che cosa mai poteva competere
con un bimbo bello e sereno addormentato sul tuo petto? Nulla.
Assolutamente nulla.
A quel tempo le altre mamme si lamentavano della routine, delle lunghe
ore, delle notti insonni. Ma non Jennifer. A lei mancavano quei giorni,
tanto che provava un profondo dolore al petto, un dolore fisico che
a volte la teneva sveglia la notte. La sua vita prima dei figli era sfocata,
come se fosse appartenuta a qualcun altro... come se quegli anni non
fossero abbastanza importanti da essere ricordati. A volte guardava i
filmati di quando erano piccoli che gattonavano e ridevano, e lei si ritrovava
con il viso rigato di lacrime.
Le mancavano quei giorni in cui si affidavano completamente a lei,
quando era il centro del loro mondo. Nel corso degli ultimi anni, a
mano a mano che i ragazzi diventavano sempre pi grandi, alti e distanti,
sentiva una sorta di vuoto crescere dentro di s, uno spazio che Jake
ed Ethan non volevano pi occupare.
Desiderava sentirsi di nuovo completa, desiderava che qualcosa riempisse
il vuoto che si erano lasciati dietro.
Il suo cellulare fece un bip annunciando un nuovo messaggio e lei
controll lo schermo, mandando un breve messaggio di risposta prima
d'infilarsi di nuovo il telefono in tasca.
Non ce la faccio a rimanere a guardare, Ali disse. Non posso restarmene
seduta a guardare come una spettatrice.
Perch ti senti cos?
Lo sai perch, dopo quello che  successo.
Parliamo di Jake, allora. Scomponiamo il suo atteggiamento e pensiamo
alla maniera migliore di rispondere a...
Ma devi sempre essere cos dannatamente analitico? Non puoi pensare
come un padre anzich come un terapeuta?
Posso fare un lavoro migliore come padre se utilizzo ci che so. Le
mie conoscenze professionali.
Jennifer si volt per guardare il marito, sudato nella sua canotta rosso
granata e nei suoi pantaloncini azzurri. A volte vorrei che tu fossi un
vigile urbano, un agente immobiliare... un dannato autista d'autobus.
Se fossi stato un autista, probabilmente non ci saremmo mai incontrati,
mia cara.
Era vero, dovette ammettere lei: era cos che i loro cammini si erano
incrociati l'autunno successivo alla laurea. Dapprima Jennifer aveva
pensato che il proprio umore nero fosse una sorta di crollo post-universitario,
l'inevitabile smottamento provocato dalla fine di tre intensi anni
passati con le sue tre brillanti nuove migliori amiche. Erano tornate tutte
nelle rispettive cittadine - inizialmente, perlomeno - e Jennifer aveva
avvertito la perdita di qualcosa di cos fondamentale, cos importante,
che non sapeva se l'avrebbe mai pi ritrovato. Le amiche della scuola in
California non le erano mancate cos tanto; ormai se le era lasciate alle
spalle e iniziava a sentirsi pi britannica che americana. Era come se
fossero finiti i tre anni migliori della sua vita. L'estate arriv e pass senza
che il suo umore si risollevasse. Quando poi una visita di routine al
medico di base era finita con lei che scoppiava in lacrime e singhiozzava
come una bambina, le era stata prescritta una terapia.
Non era stato amore a prima vista. Alistair non l'aveva colpita in quel
modo. Ma lentamente, nell'arco delle settimane e dei mesi, lei aveva iniziato
a non vedere l'ora di incontrarlo di nuovo, sempre di pi. Si sentiva
un po' confortata e alleggerita quando arrivava la sessione di mercoled,
con quell'uomo calmo e gentile che sembrava avere tutte le risposte, che
sapeva rilassarla, che era il primo uomo che l'ascoltasse davvero. Il primo
uomo che la capisse. Aveva quasi dieci anni pi di lei, gi sposato e divorziato,
ed emanava un senso di saggezza e di tranquillit che lei trovava inebriante.
Era uno studioso, un pensatore, un eterno studente della mente.
Aveva risposte a domande che lei non sapeva nemmeno di avere.
E poi, un mercoled di quel febbraio, lei aveva preso una decisione. Si
era avvolta nel cappotto pi spesso, con tanto di guanti, sciarpa e stivali,
e si era piazzata su una panchina del parco di fronte al suo studio, al termine
della sessione. Quando lui era uscito per comprarsi un panino per
pranzo in una piccola gastronomia sulla via principale, Jennifer l'aveva
seguito e per caso si era imbattuta in lui, seduto davanti alla vetrina
con il suo pastrami di segale.
Era iniziata cos.
Avevano rischiato parecchio in termini di etica professionale, perch
i primi giorni si erano lasciati trasportare un po'. Ma lui aveva evitato
possibili guai facendola assegnare a un altro terapeuta, in modo che la
loro nascente relazione non dovesse continuare di nascosto. Dopodich
tutto era successo molto in fretta. Lei si era trasferita nel suo appartamento,
poi avevano comprato una casetta insieme, poi un figlio, un
altro, una casa pi grande, un matrimonio civile con due dei pi adorabili
paggetti che si potessero desiderare. Jake, il suo dolce sensibile e
complicato primogenito con una bella chioma dorata. Ethan, che era
solo... Ethan. Il suo giudizioso secondogenito.
Sapeva che le madri non avrebbero dovuto ammettere di avere un
preferito. Senz'altro dicevano di non averne. Ma nel profondo lo sapevano
tutte; evitavano soltanto di dirlo ad alta voce perch era parte di
una finzione, attentamente costruita e mantenuta dai genitori. Come
quando uno doveva dire che l'asilo nido era come le cure genitoriali,
come se in qualche modo lasciare che dei completi sconosciuti badassero
ai tuoi bambini fosse uguale a prendertene cura tu stessa. Come se
fosse altrettanto buono per lo sviluppo del tuo bambino, per la socializzazione
e l'acquisizione di capacit motorie e linguistiche. Come poteva
essere logica una cosa del genere? Come poteva anche solo essere una
mezza verit?
Era uno dei suoi maggiori rimpianti - adesso pi che mai - quello di
aver deciso di non fare la cosa logica, dieci anni addietro, ed educare a
casa Jake ed Ethan. Per una volta nella sua vita Alistair aveva puntato
i piedi insistendo che i bambini andassero normalmente a scuola, cos
Jennifer aveva ripiegato sull'alternativa migliore e si era fatta assumere
l, in ufficio, in modo da potersi trovare vicina ai figli. In modo da prendersi
cura di loro.
Perch ovviamente era la verit che la cura di una madre era migliore
di quella di uno sconosciuto.
Non era colpa di Ethan che suo fratello avesse bisogno dell'attenzione
di sua madre. Le cose erano cos e basta. Jennifer aveva letto da qualche
parte che i secondogeniti sono pi resilienti dei fratelli maggiori perch
non avevano mai avuto l'esperienza di essere l'unico. Ethan era pragmatico,
come suo padre: lui si limitava ad affrontare le cose, e da bambino
era uguale. Non gli importava non essere al centro dell'attenzione; era
molto pi autonomo di Jake.
Jake era quello speciale.
Dapprima Jennifer aveva creduto che Alistair fosse moscio nel suo
stile genitoriale soltanto per bilanciare lei. Per creare un equilibrio fra
di loro: da un lato l'attenzione responsabile di Jennifer e dall'altro il
suo approccio lascia che se la sbroglino da soli. Con il tempo, per, si era
resa conto che non c'era nulla di deliberato da parte di suo marito: era
semplicemente fatto cos. Con tutto quanto. Il che andava bene finch i
figli erano piccoli, ma adesso sembrava quasi irresponsabile.
Alistair si protese nella poltrona, unendo le mani.
Ok disse. Che ne dici di fare cos? Scendiamo sotto tutti e quattro.
Camminiamo fino alla gola, parliamo con i ragazzi, scopriamo che cosa
stavano pensando e ci assicuriamo che siano consapevoli dei pericoli del
terreno e delle conseguenze di una caduta da una simile altezza. Ne parliamo
a lungo, articolando tutto in modo chiaro, assicurandoci che siano
pienamente consci di ogni fatto, e chiediamo loro di tenersi lontani dal
pericolo. Ecco tutto quello che possiamo fare.
Non basta, Ali.
Allora che cosa suggerisci, Jen? Sono pi grandi di me, pi grandi di
noi due messi insieme: non possiamo impedire loro fisicamente di uscire
dalla villa. Sono quasi adulti: dobbiamo iniziare a trattarli di conseguenza.
Non possiamo pedinarli e seguirli ventiquattr'ore al giorno.
Forse no. Ma possiamo fare molto di pi che parlare soltanto.
Jennifer usc sbattendo la porta.
...
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CAPITOLO 21.
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...
Domenica sera era la nostra sera: avremmo lasciato figli e uomini alla
villa per fare una cena solo fra donne. Soltanto noi quattro, un'occasione
per aggiornarci senza interruzioni, per parlare come si deve, godendoci
il buon cibo e il vino per qualche ora. Sapendo quel che sapevo, non
c'era nulla che desideravo di meno, ma non c'era modo di scamparla.
Indossai il mio vestito nuovo e mi sedetti davanti alla specchiera, togliendomi
i nodi dai capelli con il pilota automatico. Spazzolata, spazzolata,
spazzolata. Non riconoscevo il riflesso esausto che mi fissava:
occhiaie che avevo fatto del mio meglio per camuffare con del correttore,
la pelle pallida che sembrava aver ignorato un'intera giornata di sole
mediterraneo.
Un'intera giornata. Ventiquattr'ore da quando avevo scoperto le bugie
di Sean, in quella stessa camera da letto. Il peso di quella consapevolezza
mi pesava sul petto, come se fossi in lutto per il mio matrimonio,
per ci che avevamo gi perso... e forse non saremmo mai stati in grado
di recuperare. In lutto per me e Sean, per gli anni che avevamo passato
insieme, per ci che una volta eravamo insieme e ci a cui ci eravamo
ridotti. In lutto anche per una delle mie pi intime amicizie, perch non
riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che fosse Rowan quella che
cercava di rubarmi il posto nel cuore di Sean. Forse c'era gi riuscita.
E poi c'era la questione di Lucy. Guardarla trasformarsi in una giovane
donna intelligente e meravigliosa era stata una delle pi grandi gioie
della mia vita. Tuttavia il modo in cui mi aveva parlato l'altra notte, le
sue lacrime sulla mia spalla, la sua espressione quando l'avevamo trovata
insieme ai ragazzi nella gola... era come se ci fossero due persone
dentro di lei, che lottavano per avere la meglio: la Lucy originale, la mia
dolce, divertente e ottimista figlia, e questa nuova persona, una giovane
donna distante e polemica che mi nascondeva dei segreti, che non si
confidava pi con me. Sapevo, in maniera astratta e scientifica, che gli
adolescenti erano cos, proprio a livello cerebrale, ma sperimentarlo di
prima mano mi lasciava un senso di inadeguatezza. I suoi segreti stavano
spingendo un cuneo fra di noi.
Ebbi un'improvvisa folgorazione quando quelle due linee di pensiero
collisero. Posai la spazzola sulla specchiera.
Era cos ovvio, come avevo fatto a non pensarci prima? Come potevo
essere stata tanto stupida? Magari Lucy stava reagendo cos a causa nostra,
mia e di Sean, o per via di quello che lui mi stava facendo alle spalle.
Aveva percepito che stava accadendo qualcosa sotto la superficie del
nostro matrimonio, come me n'ero accorta io, ma non sapeva come articolarlo.
E allora lo manifestava in quella maniera: era confusa, turbata
e sentiva di non poterne parlare n con la madre n con il padre. Poteva
essere? O almeno parte della ragione? Decisi di parlarle. Non ancora,
ma presto, non appena avessi saputo qualcosa in pi.
I figli dovevano essere la nostra priorit, a prescindere da quanto incasinato
potesse diventare tutto il resto.
Mi alzai e andai alla finestra, spalancandola nonostante l'aria condizionata
e sentendomi avvolgere dal calore da fornace. La vista era mozzafiato:
il cielo aperto, campi verdi pronti per il raccolto e, qua e l,
piccole fattorie con i tetti ocra. Le foglie degli ulivi sotto di me si muovevano
appena nella leggera brezza e piccole increspature turbavano la
superficie della piscina a sfioro.
Daniel era sotto in giardino e in mano aveva la videocamera di Sean;
scorrazzava tutt'intorno, filmando l'area della piscina e il retro della villa.
Per la prima volta provai un momento di pace, un momento di pura
tenerezza: il mio bambino, gioioso e spensierato, cos innocente nella
sua passione per i video divertenti e le barzellette sceme. Del tutto ignaro
di ci che si agitava sotto la superficie. Mi vide e si ferm per salutarmi
con la mano; la sua voce squillante riecheggi nel giardino silenzioso.
Mamma! Ciao!
Ricambiai il saluto e gli rivolsi il mio miglior sorriso mentre lui
zoomava su di me. Dopo un momento, mi salut di nuovo e ripart; scomparve
oltre l'angolo della villa, parlottando e tenendo la videocamera
davanti a s.
Sentii il sorriso svanire e controllai l'orologio. Era quasi ora di andare.
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CAPITOLO 22.
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Con il sole che calava dietro le colline, la luce della sera assumeva una
tonalit dorata, un calore mielato.
Rowan ci aveva portate in auto fino ai piedi dei Monts de L'Espinouse,
fino al paesino di Olargues. All'ombra delle rovine di un castello
medievale, il nostro tavolo a Les Amis aveva una vista sbalorditiva sulla
valle Jaur, illuminata dalla luce crepuscolare. Sotto di noi c'era l'arcata
di pietra del Pont du Diable, il Ponte del Diavolo, che, secondo il folklore
locale, era stato costruito dal diavolo stesso in cambio dell'anima del
primo che lo attraversava.
Avevamo ordinato e stavamo aspettando gli antipasti di cozze, scaloppine
e gallette al pomodoro. Normalmente la conversazione fluiva a
meraviglia quando eravamo insieme: lavoro, bambini e scuola, reminiscenze
dell'universit a Bristol, la nostra casa condivisa e il nostro gruppo
inseparabile, le feste e le serate fuori.
Non quella volta, per. Jennifer non aveva praticamente rivolto una
parola a Rowan in tutta la serata e io non potevo tenere il filo di nessuna
conversazione per pi di qualche minuto prima che la mia mente
riprendesse a vagare, in cerca di indizi in ciascuna di loro. Izzy mandava
valorosamente avanti il discorso con una delle nostre storielle divertenti
sulla prima volta in cui, da matricole, eravamo andate al ristorante insieme.
Quella notte io e lei eravamo andate alla toilette e quando eravamo
tornate le altre due erano gi uscite, ridacchiando ubriache. Soltanto
quando eravamo a met strada Rowan aveva ammesso che erano corse
via senza pagare il conto: allora io le avevo costrette a tornare indietro,
insistendo che pagassimo.
Per fortuna Rowan ha prenotato un tavolo vicino all'uscita, cos pu
tentare il suo solito trucco disse Izzy con un sorriso. Le vecchie abitudini
sono dure a morire, eh, signora James?
Rowan sollev i palmi. Posso assicurarvi che quella  stata la prima e
unica volta in cui l'ho fatto. Fece un cenno verso di me. Non potevo
sopportare di essere umiliata di nuovo dalla qui presente Miss Perfettina.
La guardai, cercando di sorridere, cercando qualcosa da dire, ma riuscivo
soltanto a pensare a lei che sussurrava all'orecchio di Sean, in
spiaggia. Abbracciandolo un po' troppo a lungo.
Umiliarti, io? dissi con un sorriso teso. Non mi azzarderei mai.
Rowan bevve un sorso e mi rivolse uno sguardo interrogativo.
Izzy sollev il bicchiere all'improvviso. Dovremmo fare un brindisi
disse.
A cosa? chiese Rowan.
Ai quarant'anni?
Oddio, sul serio? E troppo deprimente.
I quaranta sono i nuovi trenta, secondo Oprah.
Che ne dite invece di brindare al fatto che siamo di nuovo tutte riunite?
Facemmo tintinnare i bicchieri e bevemmo. Le bollicine dello champagne
che mi scoppiavano in fondo alla gola solitamente mi ricordavano
il giorno del mio matrimonio, il primo meraviglioso calice prima di
cena, mentre io e Sean, appena sposati, circolavamo fra gli ospiti e ci
godevamo il momento. Quella sera, per, avevano un retrogusto amaro.
Posai il mio bicchiere, ancora quasi pieno, sul tavolo.
Jennifer prese un microscopico sorso e si appoggi allo schienale con
la fronte corrugata.
Che c', Jen? le chiese Izzy. Che cos'hai?
Sono ancora un po' agitata, tutto qui.
Oh. Certo, capisco.
Dopo quello che  successo questo pomeriggio con i ragazzi. Jennifer
si volt verso Rowan. Perch non ci hai detto della gola?.
Sono cos...
Jake avrebbe potuto ammazzarsi la interruppe Jennifer. Ognuno
dei nostri figli ha rischiato di ammazzarsi, girovagando nel bosco.  cos
pericoloso.
Rowan pos il bicchiere, annuendo con aria di scusa. Lo so, mi dispiace
disse. Il mio cliente ha accennato al fatto che i francesi hanno
un atteggiamento un po' approssimativo per quanto riguarda la salute
e la sicurezza, ma non ha specificato nulla. Volevo scendere io stessa a
controllare il primo giorno, ma poi mi sono persa a disfare le valigie e
sistemare tutto.
Come pu essere consentita una cosa del genere? Come possono
affittarlo?
 un terreno privato rispose Rowan. Ci sono i cartelli, ma non
sono legalmente obbligati a mettere una recinzione, perch in realt non
viene affittato al pubblico. Scusate, ragazze.
Nessuno  mai caduto di sotto?
Non lo so. Non credo. Il mio cliente non  sceso nei dettagli: ha
detto soltanto che c'era una spettacolare facciata rocciosa in fondo alla
propriet.
Non posso neanche immaginare che cosa sarebbe successo se Jake
fosse scivolato. Jennifer si port una mano alla bocca.  troppo orribile
anche solo pensarci.
Lo capisco. Siamo tutte sulla stessa barca, Jen.
Ma essendo una mamma a tempo pieno, le cose sono differenti per
me: Jake ed Ethan sono tutto il mio mondo. Faccio di tutto per tenerli
al sicuro.
Rowan si protese in avanti, poggiando i gomiti sul tavolo. Per me
vale lo stesso con Odette.
Certo, lo so disse Jennifer. Ma non  davvero lo stesso: tu hai la
faccenda della tua compagnia, tutte quelle distrazioni, e sembra cos irresponsabile
che il tuo cliente non ti abbia detto della gola, del pericolo
e...
Posai una mano sulla sua. Sta' tranquilla, Jen. Terremo d'occhio tutti
i ragazzi. Ci aiuteremo a vicenda.
Come abbiamo sempre fatto aggiunse Rowan con tono forzato.
Jennifer annu brevemente, ma non guard nessuna di noi.
Io bevvi un altro sorso di champagne, inghiottendo l'amarezza.
Fu Izzy a rompere il silenzio: Ehi, quasi mi dimenticavo. Infil una
mano nella borsa. Guardate che cos'ho trovato. Mio fratello stava
sgomberando il garage dei nostri genitori e sono saltate fuori scatole e
scatole della mia vecchia roba, che mia madre aveva tenuto mentre ero
via e che non vedevo da anni.
Estrasse un sottile tascabile, La signora Dalloway di Virginia Woolf,
e dalle pagine spuntava una fotografia, una stampa a colori sgualcita e
piegata agli angoli.
Diciannove anni fa.
Rowan la prese. Oh mio Dio! I miei capelli. Che diavolo mi passava
per la testa?
Credo che fosse la tua fase alla Jennifer Aniston. Il ballo di laurea.
Ricordi?
Rowan la pass a Jennifer, che studi a sua volta la foto. Alla fine si
concesse un pallido sorriso. Izzy, tu non sei quasi cambiata. Qual  il
tuo segreto?
Izzy si strinse nelle spalle. Non avere figli?
La foto arriv a me e io la tenni alla luce delle candele, al centro del
tavolo. Ci ritraeva tutte in piedi, abbracciate, spalla contro spalla. Vestiti
da sera, sorrisi smaglianti e i bicchieri pieni di cocktail Buck's Fizz, con
palloncini e stelle filanti sparsi ai nostri piedi, mentre i ragazzi in smoking
si aggiravano sullo sfondo della foto, vicino a un tendone bianco
piazzato nel cortile centrale.
La foto aveva cristallizzato Rowan nel mezzo di una risata; aveva i capelli
tinti e acconciati come l'attrice di Friends e indossava un abito da
ballo cremisi. Accanto a lei c'era Jennifer, in un due pezzi verde chiaro
senza spalline che mostrava tutte le sue curve. Izzy, con i suoi capelli
castani tagliati corti, era favolosa nel suo abito da cocktail nero: l'unica
volta che glielo avevo visto indosso. E infine c'ero io, in fondo alla fila,
con un vestito blu reale.
Dio, com'eravamo giovani. Ma sembravamo felici. Come se tutto fosse
possibile.
Izzy si protese per dare un'altra occhiata alla foto che avevo in mano.
Non fu quella sera che Jen pomici finalmente con Darren Burton?
Quella eri tu, se la memoria non m'inganna ribatt Jennifer, indignata.
Io mi stavo ancora riprendendo.
Da chi?
Jennifer esit. Lo sai da chi disse a bassa voce, scoccandomi una
rapida occhiata. Sean.
Oh borbott Izzy. Giusto. Me n'ero scordata.
La menzione di Sean mi pietrific. Jennifer non aveva mai parlato in
quei termini della sua relazione con lui. Il ballo era stato a maggio, ma
loro avevano rotto il mese precedente, con l'avvicinarsi delle vacanze
pasquali. Dopo un mese stava ancora male per la rottura?
E perch menzionarla adesso?
Rowan indic un ragazzo con la coda di cavallo in fondo alla foto.
E dopo che Darren Burton aveva vomitato disse a Izzy passasti al
suo coinquilino.
Dio, s! Me lo ricordo vagamente... come si chiamava gi? Baciava
come se cercasse di risucchiarti la faccia.
Carino comment Rowan ridendo.
Izzy schiocc le dita e mi indic, come se si fosse appena ricordata
qualcos'altro. Vi dico io che cosa mi ricordo. Fu quella serata, vero?
Quando tu e Sean vi metteste insieme.
Annuii. Era vero, in un certo modo. Era stata la prima sera in cui ci
mostravamo insieme in pubblico. La prima volta in cui c'eravamo tenuti
per mano, danzando e baciandoci, con altre persone intorno. La prima
volta in cui mi aveva tenuta cos stretta da farmi sentire il suo cuore che
rullava nel petto, quando non ci importava pi chi ci vedesse.
La verit, tutta la verit, era un po' pi complicata di cos.
In realt ero gi innamorata di Sean alla fine del nostro primo anno a
Bristol. L'avevo ammirato da distante mentre lui usciva con una fila di
ragazze che erano pi carine, pi intelligenti e pi sicure di me. L'avevo
amato per il mese, le tre settimane e i quattro giorni in cui era stato con
Jennifer. Non avevo pianificato niente, era soltanto successo. E a poco a
poco Sean si era reso conto dei miei sentimenti. Quando aveva lasciato
Jennifer le aveva detto che stava impazzendo per gli esami e temeva di
essere cacciato dall'universit, quindi voleva concentrarsi sullo studio.
In parte era vero, ma dietro c'era di pi. Molto di pi.
C'ero io.
Aveva rotto con lei a causa mia, per via di ci che era nato fra di noi.
Io, che confortavo Jennifer dal cuore spezzato, che non riusciva a
capire perch il suo primo ragazzo serio l'avesse lasciata. Che si era convinta
di essere troppo impulsiva, troppo nervosa, troppo difficile da accontentare
per lui. Io che le offrivo comprensione, vino e una spalla su
cui piangere, il tutto mentre lottavo contro il senso di colpa, sapendo di
essere la causa della sua infelicit.
Ero stata davvero una buona amica per Jennifer, allora? Una vera amica?
Sapevo la risposta.
Gi sorrisi. Fu la sera in cui io e Sean ci mettemmo finalmente
insieme.
Sapete una cosa? disse Izzy. Dovremmo farci un selfie, mettendoci
come in questa foto.
In modo da vedere quanto facciamo schifo adesso in confronto ad
allora? ribatt Rowan.
Ma sta' zitta, Rowan, sei assolutamente incantevole. Adesso alziamoci
tutte. Izzy tir fuori il suo cellulare e inizi a dirci come metterci
in posa, nello stesso ordine in cui eravamo allora: Rowan a sinistra, poi
Jennifer, Izzy e infine io. Rimanemmo cos, con le schiene rivolte al muretto
in fondo al cortile, abbracciate, sorridendo all'obiettivo proprio
come diciannove anni prima.
Dite cheesel esclam Izzy, tendendo il braccio per farci stare tutte
nell'inquadratura.
La camera scatt una, due volte, e poi lei avvicin lo schermo in modo
che potessimo vedere tutte.
Perfetta.
Guardai la foto. Noi quattro, come sempre. Un sontuoso pasto in una
bella serata, con le luci della valle sottostante che scintillavano al buio.
Un momento stupendo con le mie pi care amiche, che conoscevo da
pi di met della mia vita.
Doveva essere perfetto, invece una di loro aveva trasformato tutto in
una bugia.
E forse me lo meritavo.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
SEAN.
Sean us la matita mozzata per spuntare un'altra casella del suo foglio
di gioco. Sarebbe stato gi fortunato a non finire ultimo. Sospir e pass
i dadi a Russ, che prendeva il tutto con molta seriet.
Sean studi lui e Alistair per un momento; gli sedevano di fronte, sui
grossi sof: una strana coppia, se mai ne aveva vista una. Russ, tutto spigoloso
e con zigomi da maschio alfa, accanto ad Alistair, tondo e con
le spalle cascanti, una panza da birra e la barba incolta. Lo sapevano?
Avevano la minima idea di quello che stava avvenendo? Russ sembrava
passare met della giornata attaccato al cellulare e l'altra met bevendo
anzich prestare attenzione a quello che gli succedeva intorno. Alistair,
d'altro canto, sembrava pi attento e presente la maggior parte del tempo.
Jake ed Ethan erano spaparanzati ai lati di un divano e Lucy se ne
stava a gambe incrociate in mezzo a loro. Ognuno degli adolescenti divideva
l'attenzione fra i turni di gioco e i rispettivi telefonini. La cena era
terminata e i due bambini pi piccoli erano stati messi a letto.
Russ ottenne un full.
Ecco! Strinse il pugno, trionfante, e scrisse il punteggio sul suo foglio.
Alistair prese i dadi da lui e fece tre uno, un quattro e un sei. Ci
siamo, ragazzi. Il vostro vecchio sta per fare Yahtzee. Riprese i dadi e
li tir altre due volte, finendo con tre uno, un due e un tre. Un fiasco.
Jack scosse la testa, scambiando un'occhiata con il fratello minore.
Fai proprio pena, eh, pap?
 un gioco di fortuna, figlio mio. Io sono pi per gli scacchi.
Ma gli scacchi non sono il gioco pi noioso mai inventato?
Si basa sull'abilit e non sulla fortuna, Jake.  cos che dovrebbe
essere un gioco. Alla tua et io...
Uno strillo acuto arriv dal piano di sopra: Papi! Papi!
Sean mise la musica su muto e guard Russ. La tua o il mio?
Russ inclin la testa verso il suono e strinse gli occhi.
Dopo un momento, lo strillo si fece sentire di nuovo: Papi!
La mia, credo disse Russ, stappando un'altra bottiglia di birra e
prendendo un lungo sorso. Ma smetter fra un minuto.
Jake ed Ethan giocarono a propria volta, poi ci fu un altro strillo.
Papi!
Sean sorrise a Russ, facendo un cenno alle scale. Decisamente la tua
disse.
Ethan rimise i dati nella scatoletta di plastica per tirarli e la pass a
Lucy, che la prese mentre scorreva il cellulare con una mano.
Odette apparve ai piedi delle scale con il suo pigiama di Peppa Pig e
con una matassa di riccioli scompigliati dal sonno. Il suo viso era arrossato
e aveva la fronte aggrottata.
Papiii! Spinse all'infuori il labbro inferiore in una smorfia esagerata.
Perch non sei venuto quando gridavo?
Non ti ho sentita, tesoro.
Ho gridato e gridato e non sei venuto! Non riesco a dormire.
Hai provato a rimanere distesa in silenzio e pensare a delle belle
cose?
Lei incroci le braccia. Voglio una storia della buonanotte.
Te l'ho gi raccontata, bambolina. In realt, ben due.
Ne voglio un'altra.
No.
Allora me la racconta la mamma.
Mamma  fuori a cena.
Allora devi farlo tu. E devi aspettare con me mentre mi addormento,
se i cattivi cercano di prendermi.
I cattivi non ti prenderanno, Odette.
Lei sbatt il piedino sul pavimento piastrellato. Voglio una storia! E
tu devi aspettare con me!
Russ si alz con un sospiro, prendendo la sua birra dal tavolo e sollevando
la figlia con l'altro braccio. Risal le scale per la seconda volta della
serata. Sean lo guard andare e aspett un momento prima di seguirlo
su per la gradinata di marmo. La camera di Daniel era proprio di fronte
a quella di Odette e probabilmente aveva sentito le grida della bambina.
Apr la porta di Daniel nel modo pi silenzioso possibile, entrando in
punta di piedi nella stanza e aspettando che i suoi occhi si abituassero
al buio. Si chin sul figlio, ascoltando il suo respiro regolare. Era addormentato.
Bravo bambino. Sean si ritir e richiuse la porta, sentendo il
brontolio della voce di Russ, che leggeva un'altra storia alla figlia.
Nel salotto Jake non era contento dell'interruzione del gioco. Continuiamo
o cosa?
Mi sa che dovremmo aspettare il ritorno di Russ rispose Sean. Siccome
 in vantaggio.
Quanto ci vorr, allora?
Non molto.
Jake torn a fissare il suo cellulare.
Sean osserv i tre adolescenti sul divano. Sua figlia aveva soltanto un
anno pi di Jake, e due pi di Ethan, ma c'era un mondo di differenza
fra di loro. Lucy sembrava una giovane donna - sapeva che tutta truccata
poteva farsi passare almeno per una diciottenne - mentre Jake aveva
la taglia di un uomo ma la faccia di un ragazzino, come se fosse cresciuto
troppo in fretta e i lineamenti non fossero riusciti a tenere il passo. No,
in effetti non era proprio cos: non esattamente un ragazzino, bens un
curioso ibrido adolescenziale che non era n una cosa n l'altra.
Jake si alz e si stiracchi, sbadigliando rumorosamente. Che noia.
Chi vuole andare sotto a giocare a biliardo?
Ethan si raddrizz e si sollev a sua volta dal divano. Se vuoi ti do
subito una lezione, bro.
Sean fu sorpreso quando si alz anche Lucy.
Sfider il vincitore disse lei.
Ethan le rivolse un sorriso storto. Cio me.
Tutti e tre si allontanarono nel corridoio e il ciabattare delle loro infradito
riecheggi gi per le scale mentre scendevano.
Alistair si reclin sulla sua poltrona e intrecci le dita dietro la nuca.
E poi rimasero in due.
Il gioco  finito, direi.
Gi.
Oh, be' disse Sean. Tanto avrei perso comunque.
L'iPhone di Russ inizi a squillare piano sul tavolino: il display mostrava
un numero sconosciuto.
Sean lo ignor e inizi a raccogliere i fogli di Yahtzee e i dadi sparsi.
Guard il proprio orologio. Quando dovrebbero tornare le fanciulle?
Non prima di un'altra ora, credo. Mi aspetto che siano appena arrivate
alla fase della serata Gli-uomini-sono-orribili.
Senza dubbio.
Ci fu un silenzio imbarazzato mentre Sean finiva di sistemare il gioco
e terminava di bere la sua birra.
Ti va un'altra bottiglia?
Oh, perch no? disse Alistair. Se proprio mi costringi cos, torcendomi
il braccio...
Sean and in cucina a prendere un paio di Kronenbourg dal frigo gigantesco
e, tornando, fece una pausa per ascoltare i rumori provenienti
dal fondo delle scale. Dal seminterrato arrivava lo smorzato toc di una
palla da biliardo, ma sopra sembrava tutto silenzioso. Bene.
Torn a sedersi di fronte ad Alistair e gli pass una birra. Fecero tintinnare
le bottiglie e Alistair si protese verso l'iPod, scorrendo le playlist.
Il mix dei ragazzi fu subito rimpiazzato da Comfortably Numb, dei
Pink Floyd.
Allora, Sean disse Alistair, tornando a sistemarsi nella poltrona
parlami dell'ultima arrivata.
Izzy?
Voi due siete cresciuti insieme, no? Lei com'era allora?
Ah, era fantastica, con l'argento vivo addosso. E anche simpatica, sai.
Ridevamo un sacco a quel tempo.
Non si  mai sposata?
Sean esit e prese un altro sorso di birra, sentendo la bottiglia gelida
contro il proprio palmo. Alistair non sapeva la storia? Magari si era
dimenticato, oppure l'aveva catalogato da qualche parte nella sua memoria.
Con quell'uomo non si sapeva mai che cosa pensasse.
Fidanzata, ma non sposata.
No. Mai.
Alistair un le punte delle dita. La trovo piuttosto affascinante.
S,  davvero una donna incredibile convenne Sean, poi si affrett
ad aggiungere: Cos forte, nonostante tutto quello che le  capitato
nella vita. Sono molto contento che sia riuscita a venire questa settimana.
Smettila di parlare. Stai sproloquiando. Smetti e basta.
Sean fu improvvisamente consapevole del modo in cui l'altro uomo
lo stava scrutando, con i pugni sotto il mento, come se Sean fosse uno
dei suoi pazienti. Si sent sotto osservazione da parte di Alistair il terapeuta,
lo stimato professionista che trascorreva le giornate ad ascoltare i
problemi delle altre persone. Come se stesse prendendo note mentali di
quello che diceva, di come lo diceva, di cosa lasciava fuori dal discorso,
per creare un profilo e fare una diagnosi delle sue manchevolezze. Affinch
il mondo intero potesse vedere.
E tu allora, Alistair? Hai mai voltato quello sguardo penetrante verso
te stesso? Hai mai fatto qualcosa che sapevi essere sbagliato? Ti sei mai
guardato da vicino allo specchio, osservando i tuoi difetti e fallimenti come
uomo, padre e marito?
Sean avvert la dolce puntura del senso di colpa, suo compagno costante.
E, in effetti, qualcuno di noi l'ha mai fatto?
L'iPhone di Russ ricominci a suonare sul tavolino. Sean si protese
per vedere se ci fosse il numero di Rowan sul display, ma era di nuovo
un numero sconosciuto. Dopo qualche squillo s'interruppe, poi riprese
quasi subito.
Alistair fece un cenno al telefono. Sembra un uomo molto richiesto.
Magari  urgente disse Sean, alzandosi. Glielo vado a portare su.
Prese il cellulare e, con pi disinvoltura possibile, usc nel corridoio.
Si ferm a met delle scale, fuori dal campo visivo di Alistair, e premette
il tasto d'accensione, giusto in caso...
Giusto in caso di cosa?
Nel caso non sia bloccato. Nel caso sia Rowan.
Lo schermo del cellulare si accese, chiedendo un codice di sblocco.
Cavolo.
Sean premette di nuovo il pulsante e lo schermo torn scuro. Riprese
a salire le scale fino al pianerottolo, camminando silenziosamente lungo
il corridoio fino alla camera di Odette. La porta era socchiusa, cos lui
buss appena appena e la apr un po' di pi, sbirciando fra le ombre
della stanza, illuminata solo da un abat-jour.
Odette si trovava in uno dei letti singoli e si succhiava il pollice, con
un panno di mussola bianca che spuntava dal piccolo pugno. Russ era
accanto a lei, disteso di schiena sul pavimento, con un libro per bambini
aperto sul petto e una bottiglia vuota di birra di lato.
Erano entrambi profondamente addormentati.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
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...
La maggior parte delle luci della casa erano spente quando tornammo
dal ristorante. Sean e Alistair stavano guardando Aliens sul grande
schermo del salotto, con i piedi appoggiati sul tavolino, accanto a una
serie di bottiglie di birra vuote.
Appesi la giacca vicino alla porta e mi guardai intorno. Dove sono
tutti?
Sean mise il film in pausa e si alz per sgranchirsi. Russ stava leggendo
una storia a Odette e si  appisolato rispose con uno sbadiglio.
Anche Daniel sta dormendo e i ragazzi sono gi nella sala giochi.
Izzy and subito di sopra, Jennifer invece scese nel seminterrato.
Vado a controllare i ragazzi.
Sean mi raggiunse e mi pos un bacio sulla guancia, pungendomi la
pelle con la barba. Voi fanciulle avete passato una bella serata?
Fantastica, grazie.
Cicchetto della buonanotte?
Perch no?
Sean si volt verso Rowan. Ne vuoi uno anche tu?
Lei gli rivolse un leggero sorriso e annu. Ti faccio vedere io come si
versa il whisky, per. Tu ne metti sempre troppo.
Sean la segu in cucina e io li fissai per un momento, sforzandomi
di sentire quello che dicevano. Silenzio. I pensili aperti e richiusi.
Bisbigli? Stavano bisbigliando? Oppure era il suono dell'acqua del
rubinetto?
Tu ne metti sempre troppo. Perch sempre? Quante volte mio marito le
aveva preparato un cicchetto?
Jennifer riapparve in cima alle scale del seminterrato, con l'espressione
corrucciata. I ragazzi non sono l sotto, Alistair. Sono gi andati a
letto?
Alistair si strinse nelle spalle e guard l'orologio. Alle dieci? Mi sembra
improbabile.
Dove sono, allora?
Non lo so, cara.
Ti abbiamo incaricato di occupartene per un paio d'ore e sei gi riuscito
a perdere i ragazzi.
Non sono persi.
Jennifer si port le mani ai fianchi. Be', non sono qui, giusto?
Sono sicuro che non siano andati lontano.
Ne sei sicuro, eh? ribatt Jennifer, con una nota di sarcasmo. Oh
be', allora  tutto a posto.
Sean emerse dalla cucina con un calice di cristallo in ciascuna mano e
me ne porse uno. Per la mia adorabile moglie.
Dove sono i ragazzi, Sean? Dov' Lucy?
Non lo so, tesoro, ma saranno nei dintorni. Prese un sorso dal suo
calice. Le hai mandato un messaggio?
Probabilmente mi ignorerebbe.
Pensavo che lo facesse soltanto con me.
Uscii sul balcone. La piscina e il giardino erano silenziosi e vuoti: nessun
suono di voci. Il cellulare di Lucy mi devi alla segreteria telefonica
quando provai a chiamare. E di nuovo, la seconda volta. Non lasciai
un messaggio. Provai uno strano brivido dietro il collo, il primo senso
d'inquietudine. Non andava bene. Non qui. Non adesso.
Sean venne fuori e si un a me sul balcone. Vuoi che vada a cercarli?
Annuii. Ma prima lascia provare me.
Cliccai sull'applicazione Trova iPhone del mio cellulare, inserendo i
dettagli di Lucy. A parte impiantarle direttamente un chip GPS, quella
era la maniera pi rapida e sicura per trovarla: non si separava mai dal
telefonino.
Sean inarc un sopracciglio. Lucy lo sa che la spii con quella?
No. E non si tratta di spiare. E fare i genitori nel ventunesimo secolo.
Ah, ecco. E chi altro localizzi con la tua app?
Solo i ragazzi.
Lui esit. Nessun altro?
Probabilmente avrei dovuto, pensai.
Te l'ho detto, soltanto Lucy e Daniel.
Capito.
Perch me lo chiedi?
Solo curiosit.
La mappa zoom sulla nostra posizione: il villaggio, la strada e l'incrocio.
L'immagine del cellulare di Lucy apparve al centro dello schermo,
circa settantacinque metri a sud-est. Ingrandii ancora e poi mi guardai
intorno per orizzontarmi.
 nel giardino, in fondo, dove si trova il gazebo. Rivolsi un'occhiata
a Sean. Che cosa ci fa l?
Vado a prenderla.
Recuper il cellulare dal tavolo, accese la torcia e si avvi. Jennifer lo
segu e io chiusi la fila, scendendo le scale e uscendo in giardino. Le luci
esterne emanavano una luce soffusa sulla piscina a sfioro, ma le ombre
s'intensificavano oltre la siepe e dovemmo ricorrere alla torcia del cellulare
di Sean per vedere dove andavamo.
Mi fermai e controllai di nuovo il mio cellulare. Cinquanta metri.
Arrivando a lato della villa, iniziai a vedere dei puntini luminosi in
fondo al giardino. Era un gazebo di pietra con quattro poltrone imbottite,
ventilatori incastonati per il giorno e stufe a gas per la sera. L'odore
di fumo di sigaretta e vino bianco aleggiava nell'aria calda, diventando
pi forte a mano a mano che ci avvicinavamo. Gradualmente riuscii a
distinguere le sagome dei tre adolescenti, stravaccati nelle poltrone.
Jennifer pass lo sguardo da Jake a Ethan e viceversa. Che ci fate
qua fuori?
Niente rispose il maggiore.
Chiacchieriamo soltanto gli fece eco Ethan, con la voce un po' troppo
alta.
Di che cosa?
Cose.
Sollevai lo sguardo e colsi uno scambio d'occhiate fra Sean e Jennifer,
i visi avvolti dall'ombra. Fu soltanto un momento.
Jennifer annus l'aria in modo melodrammatico. Stavate fumando.
Un'affermazione, non una domanda.
No.
 un po' tardi, non trovate? disse Jennifer. Perch non venite a
chiacchierare dentro?
Come sapevate che eravamo qui?
Lei si tocc la fronte. Intuito materno.
Jake non disse nulla, ma un lento e pigro sorriso gli tese le labbra. Si
alz, barcollando leggermente, e si appoggi a una delle colonne di pietra.
Jennifer gli si avvicin, come per prenderlo al volo.
Avete bevuto alcol?
Jake annu. Aveva gli occhi lucidi. Fa niente. Pap dice che non c'
problema.
Ah s?
A pranzo.
Ma adesso non  ora di pranzo, no? E ora di andare a nanna.
Ora di andare a nanna nannina la scimmiott Jake con voce acuta.
Ethan ridacchi alle sue spalle.
Andiamo, giovanotto. Torniamo alla villa. Anche tu, Ethan.
Jake grugn e torn a sedersi sulla poltrona. Andiamo tutti a letto
bofonchi.
Jennifer si chin per avvolgere un braccio intorno alla vita del figlio
maggiore. Mi aiuteresti con lui, Sean?
Mio marito prese l'altro braccio del ragazzo e insieme lo issarono in
piedi.
Anche tu, Ethan disse Jennifer. Riesci a camminare?
Io sto bene rispose Ethan, alzandosi.
Tesi la mano a Lucy. Andiamo le dissi. Torniamo dentro.
Lei si alz lentamente, mi prese la mano e seguimmo gli altri nella villa.
...
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NOVE MESI PRIMA.
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Ricorda ancora la prima volta in cui l'ha visto.
La ricorda come se l'avesse immortalata su Instagram, come se potesse
tornare indietro e rivedere quel momento a piacimento. Doveva soltanto
chiudere gli occhi e pensare a lui e l'immagine appariva nella sua testa, nitida e chiara come se fosse in HD.
Sono a scuola, in coda in mensa.
Lui  alto - almeno un metro e ottanta - e questa  la prima cosa che
nota. Spalle ampie, mascella squadrata, una barba vera e propria e non
quei pelucchi ridicoli come diversi ragazzi del suo anno. Ha le maniche
arrotolate, gli avambracci muscolosi. E ha quella maniera di stare in piedi,
di guardarsi intorno, come se sapesse che tutti lo stanno guardando e gli
andasse perfettamente bene.  abituato. Ha i capelli castani acconciati in
uno stupendo taglio scalato, rasato dietro e lungo davanti, con la frangia che si scosta dagli occhi.
E quegli occhi. Azzurri, luminosi e lucenti, seri, divertenti, pericolosi e profondi.
Ti ci perdi dentro.
 come un meraviglioso mix fra Shawn Mendes e Chris Hemsworth, ma
secondo la sua umile opinione entrambi fanno un po' schifo in confronto. 
assurdamente sexy. Cos sexy che  persino ingiusto per tutti gli altri ragazzi
di quell'anno, che accanto a lui sembrano bambini.
Si chiede se lui pensi lo stesso di lei.
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LUNED.
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CAPITOLO 25.
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L'acqua era ghiacciata: un freddo brutale e paralizzante che somigliava
a fiamme gelate, a un milione di spilli che mi pungevano la pelle
in contemporanea. Scorrendo gi dalle montagne, era pura e incredibilmente
cristallina, ma non riuscivo a immaginare di metterci tutte le
gambe dentro, altro che andare sotto fino al collo. Tirai fuori i piedi
dal ruscello e mi sedetti su una roccia, godendomi il delizioso sollievo
intanto che il sole di giugno mi riportava in vita le dita.
Mi sentii come il capitano di una nave sul punto di affondare: immobile
sul ponte, in attesa che le acque mi prendessero.
Avevamo guidato verso nord fra le colline, fino a Gorges D'Hric, una
profonda gola di lucente granito rosso. Dopo aver scarpinato per pi di
un chilometro su per il sentiero, c'eravamo ritrovati nel perfetto punto
soleggiato: una ripida valle laterale costellata di querce e frastagliati
picchi rocciosi tutti intorno a noi che si stagliavano nel cielo azzurro.
Appena a monte c'era una cascatella che si riversava in una profonda
pozza d'acqua montana, con le pareti rocciose che salivano verticalmente
da entrambi i lati.
C'eravamo sistemati ai bordi di una pozza pi piccola, con tanto di
spiaggetta sabbiosa, e avevamo disteso gli asciugamani su larghe rocce
piatte, lastre di granito punteggiate da venature di quarzo che luccicavano
al sole. Guardai Sean che giocava con Daniel e Odette nell'acqua
poco profonda della nostra pozza; i due bambini schiamazzavano
e sguazzavano divertiti mentre Sean li sfidava a nuotare nella fredda
acqua di montagna. Lucy, con un bikini nero e degli occhiali da sole
Jackie O, era sdraiata su una roccia esposta al sole.
Jennifer stava risalendo la gola in cerca dei figli, mentre Rowan era
uscita dal sentiero a caccia di una singola, elusiva barra di ricezione del
cellulare.
Izzy si avvicin e distese l'asciugamano sulla roccia accanto alla mia.
Si sdrai, appoggiandosi sui gomiti, con la faccia rivolta al sole. Quando
parl, la sua voce era tranquilla e gentile: Allora, Kate. Me lo dirai?
Dirti che cosa?
Da quando sono arrivata, praticamente non ti ho vista sorridere. Che
cosa succede?
Nulla risposi. Sono solo un po' preoccupata.
Non me la dai a bere, donna. Met del tempo  come se non fossi
nemmeno presente, come se avessi la testa fra le nuvole. Fece una pausa.
Si tratta di Lucy?
Perch dovrebbe?
Izzy fece spallucce.  un'et difficile. Ragazzi, ormoni, esami e amiche
stronze... non pu essere facile.
Com'eri tu a sedici anni?
Io? Sorrise. Ero terribile. Un incubo. Io e mio pap litigavamo
tutti i giorni. Mi minacciava di togliere la porta della mia stanza se non
facevo come diceva, ma ancora non obbedivo. Allora un giorno tornai
a casa da scuola ed era sparita, con cardini e tutto. E sono andata avanti
cos per settimane, con mio fratello che sbirciava ogni volta che passava
davanti alla mia camera, prendendomi la roba quando non c'ero.
Allora ti sei calmata un po' quando sei venuta all'universit, eh?
Mark diceva che avevo il carattere di una casalinga italiana. In senso
positivo. Il suo sorriso si sbiad e potei vedere gli echi di un dolore
che normalmente era nascosto, ma non l'aveva mai abbandonata. Non
completamente. Sono quindici anni ormai, sai?
Nonostante il calore mattutino, mi sentii invadere da un'ondata fredda:
un brivido di ricordi, lutto e senso di colpa. Reminiscenze improvvise
di una vita troppo breve. La menzione del suo nome fu un cambio di
marcia a cui non ero preparata, un tuffo in un passato intorno al quale
nel corso degli anni, avevo eretto un muro.
Dall'incidente? chiesi.
L'incidente. Non da quando era accaduto, n da quando era morto. Decisamente
non da quando il tuo fidanzato era rimasto ucciso.
L'incidente.
Sai, a volte mi capita ancora di pensare a lui disse Izzy. Cose bizzarre,
tipo che si metteva tre zollette di zucchero nel t, o la sua bislacca
ossessione per Al Pacino. Le ridicole frasi fatte con cui se ne usciva
fuori. Avrebbe adorato questo posto.
Delle parole ribollirono nella mia gola. Parole sempre inadeguate. Se
non fosse stato per me, Izzy probabilmente sarebbe stata seduta l insieme
a Mark, magari anche con un paio di bambini. Magari un maschio
e una femmina, come i miei, intenti a sguazzare nella pozza. La sua vita
avrebbe preso una strada molto differente.
Mancava soltanto una settimana al loro matrimonio. Avevano dei piani
per il futuro. Un appartamento insieme.
Se non fosse stato per me.
Quella notte, quindici anni prima. La notte in cui Mark era stato ucciso.
Un funerale invece di un matrimonio.
Non era mai stata fatta giustizia.
Nei giorni e nelle settimane seguenti, avevo cercato di ricordare quella
notte, l'addio al nubilato di Izzy, la sequenza di eventi che avevano
condotto a ci che era accaduto. Mi ricordavo di aver mangiato, di aver
bevuto qualche drink e di essere bella allegra: ma non fuori controllo,
non ubriaca fradicia. Mi ricordavo di quand'eravamo entrate in un
night club, con un qualche tizio che insisteva per offrirmi un bicchiere
di champagne al bar. Dopodich, nulla. Il vuoto. Un buco nero nella
mia memoria. Soltanto molto dopo avrei scoperto che lo champagne
era una scelta comune per i drink drogati, perch le bolle aiutavano a
nascondere il retrogusto.
Non mi ricordavo delle altre tre che mi accompagnavano fuori dal
club, n del fatto che ero cos devastata che nessun taxi mi accettava.
Non mi ricordavo di Izzy che mandava un messaggio al suo fidanzato,
Mark, chiedendogli di guidare fino in citt per passarci a prendere.
Non avevo visto Mark che arrivava, parcheggiava dall'altro lato della
strada, salutava e attraversava.
Non avevo visto l'auto che lo colpiva e lo lasciava morente sull'asfalto.
Tuttavia ricordavo che in seguito Izzy si era allontanata da tutto e
tutti, chiudendosi in se stessa, ritraendosi da amici e familiari. Aveva
venduto l'appartamento, si era licenziata ed era volata dall'altro capo
del mondo. E da allora aveva vissuto viaggiando e insegnando. Nel
corso degli anni era diventata pi dura e resiliente che mai, pi autosufficiente
di tutte noi.
Le emozioni che avevo tenuto a bada nelle ultime settimane affiorarono
e all'improvviso mi ritrovai sull'orlo delle lacrime. Il che era ridicolo,
considerando che Mark era stato il suo fidanzato, e non il mio. Ma non
riuscii a fermarle.
Mi dispiace, Izzy. Deglutii, con la voce incrinata. Per tutto quanto,
per aver fatto venire Mark in citt quella notte per...
Shhh, shhh fece, posando una mano sulla mia.  tutto nel passato.
Tutto quello che c'era da dire  stato detto, molto tempo fa. Non devi
pi scusarti.
Oh, s invece. S che devo.
E magari perdere Sean  la mia penitenza.
Magari  vendetta. Karma. Per quello che successe quindici anni fa.
...
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...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Qui non stiamo parlando di quella notte disse Izzy, obbligandosi a
sorridere. Stiamo parlando di te e Lucy.
Usai un fazzoletto per asciugarmi una lacrima. Lucy ... oh, non so.
Non mi parla pi come una volta.
Sta crescendo.
Troppo in fretta.
Izzy prese un sorso da una bottiglia d'acqua. Ma c' dell'altro, non
 vero?
Che cosa te lo fa dire?
L'impulso di fidarmi di lei era sempre pi forte, mi tirava come una
risacca.
E se si trattasse di Izzy? E se fosse proprio lei?
Mi fiss per un lungo momento, come soppesando le sue parole successive.
Alla fine mi rivolse un sorrisetto triste. Non tocca a me dire
niente, e dimmi pure di stare zitta e di farmi i fatti miei, se vuoi, ma sono
un po' preoccupata per te.
Per me?
 successo qualcosa con Sean?
Mi si chiuse lo stomaco. Che cosa?
La cosa che ti preoccupa. Lo riguarda?
Perch dici una cosa simile?
Sembra esserci della tensione fra voi due. C' una specie di strana
atmosfera.
Sta solo cercando di entrarmi nella testa? Mi sta sondando per scoprire
quanto so? Oppure vuole davvero aiutarmi?
Presi il termos di caff e me ne versai mezza tazza. Era molto forte, ma
ero grata per l'ondata di caffeina dopo due notti in bianco.
Il bisogno di confidarmi con Izzy era quasi insostenibile e, prima che
me ne accorgessi, le parole mi stavano gi uscendo dalla bocca. Conosceva
Sean da pi tempo di me, da pi tempo di chiunque di noi.
Non sono sicura di avertene mai parlato dissi. Ma c'era una donna,
Zoe, che avevo incontrato al corso prenatale, quando ero incinta di
Daniel. Siamo rimaste in contatto dopo la nascita dei bambini e suo marito
era davvero adorabile, affascinante, divertente... e stravedeva per
moglie e bambino. Non c'era assolutamente nessun segno che qualcosa
non andasse e poi l'anno scorso - boom - l'ha lasciata per qualcuna che
aveva conosciuto a lavoro, cos, di punto in bianco. Un giorno lei  tornata
a casa e lui aveva portato via un'auto e la propria roba, lasciandole
una nota. Tutto qua.
Poi  tornato?
No. E soltanto dopo che  successo lei si  guardata indietro, ripensando
davvero a tutto quanto, e si  accorta che i segnali erano tutti l
da mesi. Lui era stato riservato, furtivo e si era curato di pi del proprio
aspetto, andando in palestra quattro volte alla settimana. Tutti i soliti
segni. Zoe aveva scelto d'ignorarli, fingendo che fosse tutto ok. Ma non
era cos. Feci una pausa, scuotendo il capo. Mi sembra che la stessa
cosa stia accadendo a me e Sean. E, proprio come lei, forse ho colto i
segnali troppo tardi.
Izzy mi guard dritto negli occhi. Non credo che Sean farebbe una
cosa del genere. Non lui.
Ma ho visto le prove. Ho visto i messaggi. So che cosa sta facendo.
 quello che pensavo dissi con un filo di voce.  quello che pensava
anche la mia amica del corso.
Conosco Sean da quando avevamo cinque anni, e ti posso dire in
tutta onest che  il tipo pi retto che abbia mai conosciuto. Mi sorrise
e pos la mano minuta sulla mia.  cos onesto da essere buffo, a volte.
Quando eravamo nella stessa classe al Saint Jude, ammetteva persino
cose che non aveva fatto, cose che non avrebbe potuto fare.  uno degli
aspetti strani e meravigliosi di tuo marito.
Dille che cos'hai visto.
Ma se  lei la traditrice?
Diglielo e basta.
Che cosa hai da perdere?
C'erano dei messaggi dissi.
Izzy sollev lo sguardo con attenzione. Che cosa? Dove?
Sul suo cellulare.
Lei mi studi per un momento e il suo sorriso svan. Li hai visti?
S.
Che cosa hai visto esattamente?
Sono rimasta con il suo telefono soltanto per pochi secondi, ma c'era
un botta e risposta su come lui non riusciva a smettere di pensare a lei,
sul fatto che non poteva continuare a mentirmi, se io sospettassi qualcosa
o meno...
Che altro?
Che avrebbero deciso insieme il passo successivo, in Francia. Questa
settimana.
E tu non sai chi ha mandato i messaggi?
No.
Izzy intrecci le dita delle mani. Allora, logicamente, dev'essere una
di noi.
Gi.
O Rowan oppure Jennifer?
S. Oppure tu.
D'accordo. Ok.
Hai notato qualcosa di strano, fra Sean e una di loro? Hai origliato
qualcosa? Percepito qualcosa?
No. Niente. Guard la valle per un momento, osservando i picchi
grigi, spogli e frastagliati, contro il cielo azzurro. Anche se suppongo
che ci sia un'altra possibilit.
E sarebbe?
Che non sia nessuna di loro.
Mi voltai lentamente a guardarla. Stava per confessare, per vuotare il
sacco? Proprio l, in quel momento? Era cos che sarebbe finita?
Sforzandomi di tenere un tono neutro, le chiesi: Se non loro, chi?
Rowan e Jennifer non sono le uniche disse calibrando ogni parola.
Ci sono anche i ragazzi.
I ragazzi?
Russ e Alistair.
Sbattei le palpebre per la sorpresa, dischiudendo leggermente la bocca.
Che cosa?
Russ e Alistair? Ma non sono... Sean non ... Cio, sono sposati.
Non sono gay.
Il cuore umano  un vecchio aggeggio strano, Kate.
I messaggi vengono da qualcuno che si chiama CoralGirl, quindi ho
dato per scontato che si trattasse di una donna.
Sto facendo l'avvocato del diavolo disse lei. Cercando di vederla
da ogni angolo possibile.
Ma lo sai, Izzy, che non mi  neanche passato per la mente?
Izzy scroll le spalle. Dico solo che  una possibilit.
Cristo, non penso di avere nemmeno il sufficiente spazio in testa per
una simile cosa.
Hai qualcos'altro, altre prove?
Ripensai all'affare multimilionario che dipendeva dal fatto che Rowan tenesse
la relazione un segreto. Alle rivelazioni ubriache di Russ sul balcone.
Credo che Rowan abbia una tresca. Ha qualcosa in ballo. Ne sono certo.
Nulla di... conclusivo.
E ne hai parlato con Sean?
Non ho potuto, non volevo. Sul momento  stato uno shock terribile
e poi ho pensato alla cosa migliore da fare.
Oh Kate. Mi attrasse in un abbraccio, carezzandomi la schiena.
Poverina. Devi essere sconvolta.
Annuii, con un groppo doloroso alla gola. Mi sforzai di non piangere
di nuovo. Non di nuovo. Ho avuto settimane migliori.
Non  possibile che tu abbia frainteso le cose? Magari sei saltata alla
conclusione sbagliata?
Ancora che difendi Sean.
Non vedo proprio come. Quale altra conclusione potrei trarre?
Non so, Kate. Vorrei saperlo.  molto difficile credere che farebbe
mai una cosa del genere.
Secondo te che cosa dovrei fare?
Per metterti l'anima in pace?
Per sapere, in un modo o nell'altro.
Onestamente non lo so, tesoro, ma ti aiuter se posso.
Mi staccai dal suo abbraccio. Aiutarmi?
Mi piacerebbe.
Daniel mi chiam dalla pozza. Mamma?
Solo un minuto, amore. Tornai a voltarmi verso Izzy, tenendo la
voce bassa. Ma continui a credere che non l'abbia fatto?
Sean non potrebbe mai mentire in questo modo.
Ma come fai a saperlo? Come facciamo davvero a sapere una cosa
del genere?
Si strinse nelle spalle. Lo so e basta.
Volevo crederle, sul serio. Tuttavia c'era un pensiero che mi rimbalzava
nella testa come un fuoco d'artificio impazzito.
Ma diresti cos, non  vero, Izzy? Se fossi tu l'altra donna?
Mamma? mi chiam ancora mio figlio, a voce pi alta.
Che c', Daniel?
Secondo te quant' profonda l'acqua in quella pozza l, lass sotto
la cascata?
Non saprei. Un paio di metri, forse? Perch?
Lui tese il braccio per indicare. Perch Jake sta per saltarci dentro.
Mi sollevai a sedere. Daniel indicava a monte, dove l'acqua si tuffava
in una grossa pozza fra due pareti verticali di roccia. Jake, in costume,
era in piedi sulla sporgenza del dirupo, a oltre sei metri dalla pozza.
L'acqua era cristallina sotto di lui, ma lo spazio per la caduta era stretto,
con una sporgenza da entrambi i lati e spuntoni di granito per tutta la
discesa.
Io e Izzy balzammo in piedi.
Ges sibil Izzy.
Persino Russ si sollev, scrutando il ragazzo appollaiato sulla roccia.
Adolescenti comment, con un accenno di invidia nella voce. Pensano
di essere dannatamente invincibili, eh?
Jake sollev i pugni in segno di saluto, come un pugile alla fine di un
incontro. Tombstone, baby! grid.
Jennifer emerse dagli alberi alle sue spalle e la sua faccia era una maschera
di rabbia e paura. Jake! strill, avanzando verso di lui. Non
azzardarti!
Abbassai lo sguardo e mi resi conto, di colpo, che Ethan reggeva il
telefono e filmava il fratello.
Che significa tombstone? chiesi, giusto per dire qualcosa.
Sono i ragazzi che saltano dalle rocce rispose Izzy a bassa voce.
Normalmente nel mare.
Mio Dio, non si tuffer sul serio, vero?
Il margine d'errore era molto ridotto. Se si fosse lanciato troppo in
l, avrebbe colpito le rocce in fondo alla pozza; se fosse saltato troppo
vicino, si sarebbe schiantato con la schiena contro la sporgenza sotto di
lui. E anche se fosse riuscito a cadere bene, si sarebbe potuto rompere
le gambe sul fondo della pozza se no...
Jennifer afferr il braccio del figlio e lo tir via dal bordo.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
RUSS.
Russ sbirci il cellulare mentre la figlia era impegnata a contare i punti;
scorse una manciata di mail di lavoro e diede una breve occhiata
all'indice FTSE 100: nulla di sorprendente nei mercati quel giorno.
Qualcuno - un gigantesco sadico - aveva incluso Hungry Hippos alla
collezione di giochi da tavola della villa. Come risaputo da qualunque
adulto, Hungry Hippos era il gioco pi rumoroso mai inventato: a ogni
turno c'erano quaranta secondi frenetici di BANG BANG BANG BANG spaccatimpani, di plastica sbattuta contro la plastica, con i giocatori
che cercavano di far s che i propri ippopotami inghiottissero pi
palle degli avversari. Il rumore era quello di una mitragliatrice, di un
martello pneumatico: era come mettere la testa in un secchio enorme e
farsi tirare contro delle palline da golf, specialmente nella maniera competitiva
in cui giocava Odette. Russ serbava ancora dei dolorosi ricordi
di gioco con la figlia alle 5,30 dell'ultima mattina di Natale, quando un
doposbornia catastrofico aveva trasformato il suono in una serie di fuochi
d'artificio che esplodevano nel suo cranio.
Tuttavia Odette lo adorava, ed era quella la cosa fondamentale.
Io ho nove palline e tu ne hai dodici disse lei con tono triste. Hai
vinto di nuovo, papi.
Russ non lasciava vincere la figlia ai giochi. Rowan, invece, s. E pure i
genitori di Rowan la lasciavano vincere. E anche la dannata tata, a qualsiasi
cosa. Ma non era buono per lei, non a cinque anni: le portava via
il suo spirito competitivo, la grinta. Non c'era un autentico piacere nel
ricevere il successo su un piatto d'argento; d'altro canto, nulla era pi
dolce di una vittoria sudata e pienamente meritata.
L'altro lato della medaglia, ovviamente, era che voleva sempre continuare
a giocare finch non riusciva a vincere.
Giochiamo di nuovo? disse Odette.
Disteso sul pavimento piastrellato della sala dei giochi, Russ si sollev
a sedere con le articolazioni che protestavano. Incroci le lunghe gambe.
Di nuovo Hippos, o magari cerchiamo qualcosa di nuovo?
Hippos ! Voglio che giochi anche mamma. Odette si guard intorno.
Ma dov' mamma?
Russ controll l'orologio. Gi, dov'era Rowan? In teoria dovevano fare
cose insieme, tutti e tre, in quella vacanza. Invece si stava perdendo
l'azione, di nuovo, anche se aveva promesso di lasciare il cellulare in
camera, spento, per un paio d'ore. I suoi sospetti si erano intensificati
da quando si era confidato con Kate, l'altra notte, e l era ancora pi
difficile tenere d'occhio la moglie che a casa. Senz'altro c'era qualcosa
sotto. Nel corso delle ultime settimane era stata sempre pi elusiva e
riservata e, certo, l'affare con gli americani era enorme, con una quantit
di denaro sufficiente per una vita intera, ma non si trattava soltanto di
quello. C'era qualcos'altro, ne era sicuro.
Bella domanda, Odette. Non so dov'. Si protese verso di lei. Ehi,
mi  venuta un'idea: che ne dici di giocare un po' a nascondino?
Il viso della bambina s'illumin. Urr! Mi nascondo io! Mi nascondo
io!
Non ancora, bambolina.
Ma voglio andare per prima!
Puoi essere la prossima. Facciamo che mamma si  nascosta per prima
e noi dobbiamo trovarla. Ma dobbiamo essere silenziosissimi, cos
possiamo scovarla senza che se ne accorga.
Odette inizi a saltellare. S! strill. Silenziosissimi!
Russ si pose l'indice sulle labbra sorridenti.
Shhh fece Odette.
Vuoi venire a cavalluccio?
S bisbigli lei, sollevando le braccia.
Russ si volt e s'inginocchi, prendendola sulle spalle. La bimba gli
mise le braccine intorno al collo e gli diede un bacio sulla nuca. Lui
si sent attraversare da un'ondata di amore, orgoglio, gioia paterna, e
il sorriso si distese ulteriormente sul suo volto. Odette era cos piccola,
cos leggera, che non pesava quasi niente aggrappata alla sua ampia
schiena.
Sono alta come te, papi sussurr.
Proprio cos, bambolina. Alta come un albero.
Risalirono le scale fino al salone principale, poi percorsero un'altra
rampa fino alla loro camera da letto. Nessun segno di Rowan. Allora
tornarono gi in cucina, sul balcone, nell'area della piscina e in giardino.
Nulla. Uno dei ragazzi di Jennifer - quello biondo, carino e scontroso
- gli indic di andare oltre l'angolo della villa e Russ segu il sentiero
fino a un cancello che conduceva sul giardino anteriore, di fronte al
parcheggio e al vialetto d'ingresso costeggiato dagli alberi.
Ed eccola l, appoggiata all'auto noleggiata, che gli dava le spalle. Era
al cellulare.
Beccata.
Shhh sussurr Odette.
Sentendo il suo fiato caldo nell'orecchio, Russ annu e dal sentiero
ghiaioso si spost sull'erba. Per essere pi silenzioso. Cammin lentamente
sul prato, verso la moglie.
Non l'aveva ancora sentito.
Russ volt la testa e fece l'occhiolino alla figlia, tenendola sempre a
spalle. Odette era tutta un sorriso e non vedeva l'ora di prendere di
sorpresa la mamma: che bel gioco. Lui si avvicin ancora alla moglie,
rallentando fino a poter sentire il suo lato della conversazione.
 proprio quello che ti sto dicendo. Voglio dire, te lo sto chiedendo.
Voglio sapere quali sono tutte le opzioni, quando tutto dovrebbe accadere.
Russ si avvicin di un altro passo, sforzandosi di sentire ogni parola.
No disse Rowan con fermezza. Era sempre girata di spalle. No.
Ovviamente non gliel'ho detto.
Spost il cellulare da una mano all'altra, sistemandosi una ciocca ramata
dietro l'orecchio.
Questo lo so. Lo so! E come credi che faccia sentire me? Rimase in
silenzio per un momento, in ascolto. Quando sar il momento giusto,
glielo dir. Quando avr avuto abbastanza tempo da prendere una decisione
basata su...
Odette ridacchi, incapace di trattenersi pi a lungo.
Rowan si volt di scatto, guardandoli con gli occhi sgranati. Ma
che...
Buuu! grid Odette. Ti abbiamo trovata, mamma!
Rowan li fiss per un momento. Richiamo io disse, interrompendo
la telefonata. Infil il cellulare nella tasca dei pantaloncini e incroci le
braccia. Che succede?
Chi era al telefono? replic Russ.
Odette strill coprendo le voci di entrambi: Stiamo giocando a nascondino,
mamma!
Faccende di lavoro.
Russ assunse un'aria scettica. Non sembrava una cosa di lavoro.
Non avr questa conversazione con te. Non adesso.
Perch no? Sei preoccupata che potrebbe guastare la meravigliosa
atmosfera di questa vacanza?
Odette inizi a saltellare allegramente sulla schiena del padre. Mamma...
Perch non c' niente di cui parlare.
Non provare a spararmi le tue solite palle. Ho visto come ti comporti
con lui.
Con chi?
Sean. Ieri in spiaggia eri praticamente spalmata su di lui.
Lui stava badando a nostra figlia mentre tu smaltivi una sbornia. Di
nuovo.
Perch devi fare cos? Perch devi mettermi in imbarazzo?
Penso che tu ci riesca molto bene da solo.
E questo cosa dovrebbe significare?
Devi proprio bere a ogni singolo pasto?
Sono in vacanza! Dovrei godermela, dannazione... ma non ho scelto
io la compagnia, eh? Sono tuoi amici, non miei.
A ogni modo, sarebbe carino se tu giocassi con tua figlia anzich
collassare sotto il sole.
Stiamo giocando adesso. Sei tu che sei sgattaiolata qua fuori con il
tuo telefono.
Odette batt le mani. Tocca a me nascondermi, mamma!
Rowan tese le braccia verso la figlia, rivolgendole un sorriso. Vieni
qua, tesoro. Prese Odette dalla schiena di Russ, appoggiandosela sul
fianco. Andiamo a cercare un posto.
E poi ci nascondiamo tutte e due?
S. Ci nascondiamo entrambe da papi, in qualche posto molto astuto.
Si volt e prese il sentiero che portava dietro la casa, con Odette
che rimbalzava sul suo fianco. Dove lui non ci trover mai.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Ne avevo abbastanza di limitarmi a guardare e ascoltare. Era ora di
entrare in azione. Di fare qualcosa.
In punta di piedi attraversai il corridoio del primo piano. Niente suoni n voci. Spingendo la pesante porta di quercia, sbirciai all'interno della camera di Rowan e Russ. Come la nostra, era caratterizzata da marmo color crema e legno antico, con un letto a baldacchino e delle librerie  finemente intagliate. La porta di vetro scorrevole che dava sul balcone era leggermente aperta e la brezza muoveva appena le tende bianche.
Che cosa stavo cercando? Che cosa ci facevo l?
Non lo sapevo davvero. Doveva esserci qualcosa, per, un qualche
indizio che mi avrebbe aiutata a uscire da quel labirinto. Dove avrei nascosto qualcosa, se fossi stata in lei? Se quella fosse stata la mia camera?
Le ante del guardaroba erano aperte. Spostai di lato una dozzina di vestiti e top e in fondo vidi due valigie rosse abbinate della Samsonite, una leggermente pi grande dell'altra. Aprii la pi piccola e rovistai in mezzo a buste di plastica vuote, caricabatterie e un sacco grigio di cotone della roba sporca, sempre vuoto. Le tasche interne della valigia contenevano qualche foglio che sembrava riguardare la compagnia di Rowan: colonne
di cifre e termini contabili che per me non avevano n capo n coda.
Attraversai la stanza e aprii il cassetto del comodino. Una stecca aperta di dieci pacchetti di Marlboro; ne restavano sei. Un accendino. Pillole assortite, un coltellino, una busta di plastica contenente una bella mazzetta di banconote da cinquanta euro, un caricabatterie, un iPad e un cellulare Google Pixel, entrambi spenti. Era il lato di Russ. Era un po' strano che il suo cellulare fosse l, spento, visto che sembrava che ci stesse attaccato tutto il tempo.
Mi spostai dall'altro lato del letto e aprii l'altro comodino.
Tre passaporti, documenti per l'auto a noleggio, dettagli del volo in un portafogli di plastica, altri fogli relativi alla sua compagnia, pacchetti di pillole, una piastra per capelli, delle forbici, un computer portaile, delle  penne, del burro cacao e della crema solare.
Misi di lato le confezioni di pillole e controllai in fondo al cassetto, cercando di lasciare gli altri oggetti nello stesso posto in cui li  trovavo.
Per nulla mi era familiare, n significava qualcosa per me. Non c'era niente che potesse aiutarmi.
Aspetta un attimo.
Ecco.
L.
Qualcosa s che lo riconoscevo. E pure molto bene. Forse era l'ultima
cosa che mi aspettavo di trovare in quella stanza.
Senza rendermene conto, e senza nemmeno prendere una decisione
consapevole, allungai la mano e la presi. La tenni fra pollice e indice, scuotendo la testa. Calde lacrime mi pizzicavano dietro gli occhi.
Ebbi un improvviso capogiro, come se fosse stata appena colpita alla
nuca. Fino a quel momento avevo sospetti, timori e magari un briciolo
di speranza che potesse - in qualche modo - essere tutto un fraintendimento.
Adesso quella speranza si era spenta.
Adesso sapevo.
Se l'avessi presa, per, Rowan se ne sarebbe accorta e avrebbe capito
che era passato qualcuno. E probabilmente avrebbe capito chi. La cosa
pi saggia sarebbe stata rimetterla dove l'avevo trovata, per evitare il rischio di essere scoperta.
Invece me la feci scivolare in tasca.
Per un momento mi scordai dove mi trovassi e cosa stessi facendo.
La stanza parve vorticare intorno a me e i colori si mischiarono mentre mi sforzavo di trattenere le lacrime. Il fatto che avessi trovato proprio quell'oggetto peggiorava la situazione. La rendeva ancora pi disperata.
Dall'esterno, dalla piscina, sopraggiunse la voce di Lucy e tornai al
presente. Era tutta la mattina che la nostra conversazione della prima notte continuava a rigirarmi nella testa, rimbalzando da un pensiero al successivo, intanto che rimuginavo su come aiutarla. La mia bambina.
Ormai mi teneva nascoste cos tante cose che a volte mi sembrava quasi di spiarla. Ma volevo soltanto aiutarla. Spostai di lato le tende semitrasparenti, aprii maggiormente la porta scorrevole e scivolai fuori sul balcone di Russ e Rowan.
Quel lato della villa era esposto alla luce diretta del sole e seduta stante sentii la pelle delle braccia e della faccia iniziare a cuocere per il calore.
Da l avevo una buona vista sulla piscina a sfioro e oltre, fino alla balconata
principale del salone. Lucy era nella piscina che faceva delle vasche
nuotando a rana in modo aggraziato. Avanti e indietro. Se avesse sollevato
lo sguardo, mi avrebbe vista subito. Mi rannicchiai in un angolo
del balcone, scrutando nello spazio libero fra due asciugamani appesi.
La guardai per un secondo, seguendo i movimenti fluidi dei suoi arti
infrangere la superficie dell'acqua.
Era appena passata a dorso quando i miei occhi vennero attratti da
un breve movimento in un angolo in ombra della scalinata di pietra che saliva fino alla balconata. Dapprima pensai che fosse la statuetta di un
gatto, ma poi la sua testa si gir leggermente verso di me. Era un micio
rosso e bianco, poco pi di un cucciolo, con gli occhi gialli; mi fissava
sbattendo adagio le palpebre, mentre io ricambiavo lo sguardo dal mio
punto d'osservazione. Il gatto era calmo e noncurante, indifferente a
ci che succedeva al mondo. L che si rilassa accanto alla piscina. Doveva
essere randagio, oppure veniva da una delle fattorie vicine. Dopo un
lungo momento interruppe il contatto visivo e abbass lo sguardo. Lo
seguii per capire dove guardava, premendo la mia fronte contro le sbarre verticali del balcone.
Alistair. Era proprio sotto di me, disteso su una sdraio in quella che sembrava la sua tenuta standard da piscina: costume slip, canottiera, calzini neri e sandali. Pi il cellulare, ovviamente. Sbirciai attraverso le sbarre. Che cosa stava facendo esattamente? Socchiusi gli occhi  per
vedere meglio e trattenni il fiato per non farmi sentire. Mentre lo guardavo, lui cambi la posizione del suo cellulare in grembo, inclinandolo appena e zoomando su qualcosa.
Lo sollev e scatt una foto. Poi un'altra e un'altra ancora.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
ALISTAIR.
Alistair aveva creato i profili social fasulli per una ragione totalmente
legittima: per poter seguire le attivit dei figli su Instagram e Snapchat,
tenendoli d'occhio da una rispettosa distanza. In particolare dopo il
periodo di malattia di Jake, con Jennifer che si preoccupava sempre
riguardo a cosa avessero in mente. All'inizio Alistair aveva tentato di seguirli
con il suo vero nome - errore da principiante - e i ragazzi avevano
semplicemente negato di avere degli account. Quando aveva rintracciato
i loro nomi utenti, poi, si erano limitati a ignorare le sue richieste di amicizia.
Era stato necessario agire in modo pi sottile.
Allora si era inventato un paio di profili finti - nome utente SkyBlue-
Lad99 - usando una generica immagine di un adolescente scaricata da
un altro sito e aveva iniziato a riempirlo di altre generiche immagini di
auto, cibo, giocatori di football e pettegolezzi delle celebrit. Come previsto,
avevano accettato la sua richiesta, iniziando a seguirlo a loro volta.
Jake ed Ethan avevano centinaia di amici su quei siti, la maggior parte
dei quali conoscevano a malapena nella vita reale. Era stato piuttosto
facile mimetizzarsi.
In breve aveva scoperto che i suoi profili finti gli permettevano di
vedere il quadro completo, i retroscena di qualsiasi cosa i ragazzi
stessero attraversando, l'ambiente in cui vivevano, interagivano e venivano
giudicati, l'oceano in cui nuotavano. Sui social media dicevano cose che
nemmeno in un milione di anni avrebbero detto di fronte a lui, e adesso
ne seguiva un mucchio d'altri su Instagram, Snapchat e Twitter. Come
sempre, il bello era che poteva farlo stando al cellulare - e quindi mentre
avrebbe potuto guardare letteralmente qualsiasi cosa, o scattare foto
- e nessuno se ne sarebbe mai accorto. Avrebbero pensato che stesse
controllando le mail o scorrendo Facebook.
Dunque, che cosa stavano postando quel giorno i giovani su Instagram?
Inizi con i suoi figli, guardando le foto di sabato sull'orlo del
burrone, con Jake in piedi sul bordo con le braccia allargate. Jake era
sempre al centro dell'azione, Ethan era sempre quello che lo sfidava. Era
una dinamica interessante gi di per s. Alistair usc dal profilo di Jake
e torn al proprio feed, composto dai loro amici e compagni di scuola.
C'era una quantit copiosa di foto di vacanze assolate da vari punti del
globo, un sacco di post di una ragazza di nome Lexie, che stava festeggiando
il sedicesimo compleanno nel weekend, un video traballante di
alcuni ragazzi che ballavano in una discoteca, i post di qualcuno che si
chiamava B-Boy con emoji tristi e baci, i quiz, le solite foto di cani, gatti,
cibi e bevande, i meme divertenti, le diete, e altre cose da adolescenti
che Alistair non pretendeva di capire.
Dopo qualche altro minuto di leggero stalking, soddisfatto che, per
quanto riguardava i figli, non ci fosse granch di cui non fosse a conoscenza,
scrisse LucyLupin22 nella casella di ricerca e selezion il profilo.
Un selfie di Lucy sul balcone della villa, con il magnifico panorama alle
sue spalle, riemp lo schermo. Poi c'erano varie altre foto della spiaggia,
del vigneto, della gola di quel mattino. Scorse pi indietro. Una foto di
Lucy con altre due ragazze, tutte con indosso pigiami'di animali: una
pecora, una giraffa e un panda. Sembrava che qualche giorno prima
avessero fatto un pigiama party.
Ok. Tutto sembrava Ok.
Alistair pass al suo profilo reale e visualizz le foto che aveva scattato
qualche minuto prima: una creatura stupenda e slanciata con lineamenti
perfetti e un portamento naturale: gli venne da sorridere solo al guardarle.
Scelse la foto migliore e la post sul suo account di Instagram con
la didascalia Ospite extra alla villa #Cats_of_instagram.
Aveva sempre adorato la fotografia, l'emozione di vedere un'immagine
cristallizzata per sempre, di catturarla e tenerla, di conservarla fra
le mani o in tasca in modo da poterla guardare a piacimento. Una volta
aveva letto di una trib primitiva della giungla brasiliana che non voleva
che fossero scattate foto perch credeva che portassero via una parte
dell'anima. La maggior parte delle persone rideva a quel tipo di pensiero,
ma non Alistair. Lui li capiva. Perch la gente della trib aveva
ragione: avere la foto di qualcuno era proprio come avere un pezzo di
quella persona. Non ti era concesso avere una ciocca di capelli o un
indumento, ma potevi possedere la loro immagine, a colori e ad alta
risoluzione, per sempre. E nessuno doveva saperlo.
A volte lo aiutava, quando aveva una giornata particolarmente difficile
al lavoro, guardare le belle foto che aveva scattato. In quanto terapeuta
del benessere, c'erano belle giornate e brutte giornate. Nelle brutte
giornate, quando gli sembrava un lavoro ingrato e che la gente rifiutasse
di essere aiutata, era un gioioso sollievo - un'enorme valvola di sfogo -
rilassarsi un po' con la sua galleria fotografica. Da solo, dietro la porta
chiusa del suo studio. Ne aveva a migliaia, categorizzate e indicizzate,
con un backup sul PC del suo studio a casa: la sua collezione privata,
anche se sospettava che uno dei suoi figli fosse riuscito ad accedervi, pi
di una volta. Voleva avere sempre la possibilit di aggiungere qualche
scatto alla sua collezione, ovunque si trovasse.
Il giardino era silenzioso, a parte il tick-tick-tick degli irrigatori che
ruotavano in lenti circoli, innaffiando pigramente il prato lussureggiante.
Proprio come piaceva a lui. Non gli importava nemmeno di arrostirsi
al sole - anche se il calore era spietato - se significava catturare qualche
immagine davvero spettacolare. Il sudore gli appiccicava la canotta alla
schiena e si accumulava sotto il ciondolo di cuoio che portava al collo.
Al giorno d'oggi la fotocamera di un cellulare decente era incredibile.
Non come quella schifezza che aveva sul suo primo telefonino. Il suo
Samsung S9 aveva una camera di dodici megapixel, memoria illimitata,
dual aperture e video in super slow-motion che scattava quasi duemila
fotogrammi al secondo. La qualit dell'immagine era superba, persino
con poca luce, e aveva uno zoom dignitoso che non perdeva troppa
definizione se volevi uno scatto ravvicinato.
C'erano altri vantaggi nell'utilizzare la fotocamera del cellulare,
ovviamente. Potevi inviare in modo facile e rapido le immagini agli altri
apparecchi, salvarli sul cloud con semplicit, filtrarle, modificarle o, se
volevi, fare un video in diretta, il tutto con un dispositivo tascabile.
E la cosa migliore? Erano tutti sempre al telefono.
Non era un'esagerazione: spesso camminava lungo la strada, o guardava
un gruppo in coda per l'autobus, o persino al parco, e ogni singola
persona aveva il cellulare in mano. Dieci anni addietro, portarsi in giro
una grossa Nikon con un teleobiettivo attirava sempre l'attenzione. Tutti
sapevano subito che cosa stavi facendo. O comunque, anche se non lo
sapevano, facevano supposizioni. La gente si metteva automaticamente
in guardia: non tutti gradivano un obiettivo puntato contro.
Al giorno d'oggi, invece? Nessuno prestava la minima attenzione se
avevi in mano il tuo cellulare... perch tutti lo avevano sempre. Quindi
non c'era nulla di straordinario.
Il che significava che potevi scattare foto letteralmente a qualunque cosa.
Qualunque. Cosa.
Mise gi il cellulare e si distese sulla sdraio. Lucy andava ancora avanti
e indietro per la piscina, facendo una vasca dopo l'altra a dorso. L'ultima
volta che l'aveva vista in costume era stato alla festa estiva che
avevano organizzato per il decimo compleanno di Jake. Allora lei era
una undicenne magrolina, piatta e dinoccolata che correva in giro per
il giardino e saltava in mezzo all'arcata d'acqua dell'irrigatore. Quell'et
in cui erano ancora, in una maniera completa, meravigliosa e beata,
inconsapevoli del mondo degli adulti e felici di giocare senza preoccuparsi
di chi li osservava.
Adesso, per, sembrava... be', una creatura decisamente diversa,
come se appartenesse a una specie differente. Le persone belle erano
cos. Lucy aveva l'aria di una donna, una donna fatta e finita. Aveva soltanto
sedici anni, ma aveva tutte le curve nei punti giusti, la vita sottile,
gambe che sembravano infinite, un petto che il bikini riusciva a malapena
a contenere. Niente cellulite, segni dell'et, rughe e tutto quello che,
alla fine, rovinava una donna.
Sembrava un personaggio uscito da uno dei fumetti di Jake, della DC
o della Marvel. Una giovane dea.
Ma era anche una ragazza profonda. Aveva gi avuto modo di osservarlo.
Lucy emerse dalla piscina e rivoli d'acqua le corsero gi dal bikini
giallo limone. Sollev il viso al sole e si lisci i lunghi capelli lungo la
schiena con entrambe le mani. Alistair era lieto che in quella compagnia
- in mezzo ad amici che conosceva da tutta la sua breve vita - potesse
ancora essere spontanea e disinvolta. Era bello da vedere. Lui sapeva
che sul suo profilo Instagram metteva foto in posa con la bocca a papera
come tutte le amiche, filtrando l'immagine e mostrandosi con l'angolo e
la luce migliore. Ma quando pensava che nessuno la guardasse, sapeva
ancora essere naturale. Era un buon segno da una prospettiva di salute
mentale; c'era molto che lo preoccupava per quanto riguardava la falsit
deliberata della maggior parte dei contenuti social.
Izzy scese i gradini fino alla piscina indossando un pareo di seta e si
sedette sul lettino accanto a quello di Lucy, salutandola con un sorriso.
Izzy era un altro personaggio interessante. Molto onesta, in lei non
c'era nessun artificio. Nessuna finzione. Grande viaggiatrice. Niente
figli, niente fardello n smagliature ed eccesso di peso che le donne si
addossavano unendosi alla casta delle madri. Era minuta, arrivava appena
alla spalla di Lucy. Izzy lasci cadere il pareo sulla sdraio e inizi
a spalmarsi la crema abbronzante. Dopo un minuto, pass il flacone a
Lucy e gir la schiena. La ragazza la spruzz sulle spalle e cominci ad
applicare il liquido.
L'occhio di Alistair cadde di nuovo sul micio rosso e bianco e allora
recuper il proprio cellulare.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Credevo di potercela fare. Tirare avanti per una settimana finch non avessi
scoperto la verit, fino ad avere delle prove che Sean non potesse negare.
Ma non riuscivo.
Non ero abbastanza forte. Non ero in grado di giocare con lui alla
famiglia felice con quello che stava accadendo proprio sotto il mio naso.
Era ora di costringerlo a dirmi la verit, in un modo o nell'altro: dovevo
sapere. Non dove chiunque poteva sentirci, dove uno dei ragazzini
poteva sbucare in qualsiasi momento. E non dove lei potesse interromperci.
Lei conosceva la propriet e tutti i nascondigli.
Non l nella villa, quindi. Avevo in mente il posto perfetto.
Trovai Sean nel nostro bagno, fresco di doccia. Era a petto nudo e la
sua pelle si stava gi scurendo dopo tre giorni al sole.
Ehi lo salutai, appoggiandomi contro lo stipite.
Ehi, ciao ricambi, spruzzandosi il dopobarba.
Vuoi andare a fare una passeggiata prima di cena?
Mi guard con aria un po' incerta. Una passeggiata?
Attraverso il vigneto.  incantevole in questo momento della giornata:
si ha una magnifica vista del tramonto.
E i ragazzi?
Daniel fra un minuto va a giocare con Jake ed Ethan e ho chiesto a
Izzy di tenere d'occhio Lucy.
Ok, certo. Mi rivolse uno sguardo circospetto. Un secondo e arrivo.
Mi sedetti ai piedi del letto, lo guardai abbottonarsi una camicia azzurra
e ripensai alla chiacchierata con nostra figlia. Lucy ti ha parlato
della sua amica Alex?
Quella pazza?
Alta, magra, suona il clarinetto.  nel gruppo di amiche di Lucy.
No. Hanno avuto un altro battibecco?
Lucy l'ha menzionata l'altra notte. Era turbata per qualcosa, ma non
mi ha detto cosa.
Sean scroll le spalle, voltandosi per chiudere il guardaroba. Non me
ne ha parlato.
Dall'altro lato del corridoio udii la porta di Daniel chiudersi con uno
scatto. Nostro figlio pass sfrecciando come se fosse in ritardo.
Daniel? lo chiamai.
La sua faccia apparve sulla soglia. Che c'? Devo trovarmi con Jake
ed Ethan.
Ma che bello. Mi costrinsi a sorridere. Ehi, Lucy ti ha detto qualcosa?
Cio?
Ti ha parlato di Alex? Della scuola.
Lei non mi parla, mamma. Non di roba da ragazze. Controll il suo
orologio da polso. O vuoi dire Alex, quello che fa quarta?
Non so. Chi  questa Alex?
 un maschio. Quello che aveva fatto quella cosa.
Quale cosa?
Secoli fa.
Mi accigliai. A volte le conversazioni sulla scuola andavano cos, quando
non prestavo abbastanza attenzione alle novit all'interno dei gruppi
di amici, dei pettegolezzi, dei bisticci e delle tregue che sembravano
avvenire su base settimanale o addirittura quotidiana.
 un amico di Lucy?
Daniel fece spallucce. Non so.
Lui aveva fatto quella cosa. Cosa vuol dire? Una festa?
Uno dei ragazzi grandi - non sapevo con certezza quale - grid il
suo nome da sotto. Daniel gir la testa di scatto: era stato richiamato
all'ordine.
Devo andare. Ciao! E scapp via.
Lo seguimmo di sotto e fuori sulla balconata. C'era ancora un caldo
soffocante e l'aria era resa densa dall'umidit. Scendendo in giardino,
Sean mi prese la mano e io non la ritrassi.
Dove andiamo? mi chiese.
Te lo mostrer.
Ma che misteriosa.
Attraversammo il vigneto, con il delicato cinguettio degli uccelli sulle
nostre teste. La conversazione sarebbe stata ben pi che imbarazzante,
considerando da quanto tempo ci conoscevamo tutti quanti, ma non era
nulla in confronto a ci che sarebbe seguito. Il benessere dei nostri figli
doveva essere la priorit - innanzitutto eravamo genitori, poi coniugi - e
una parte di me sperava, egoisticamente, che la preoccupazione per loro
potesse ricondurlo alla ragione. Riportarlo da me.
Devo dirti qualcosa iniziai. Lontano dagli altri.
Ok rispose. Da misteriosa a inquietante nel giro di un secondo.
Non pu essere nulla di buono.
Prima  successo... qualcosa e tu devi esserne a conoscenza.
Descrissi quello che avevo visto fare ad Alistair, cio guardare le foto
di Instagram di Lucy, glissando sul posto in cui mi trovavo io. Il volto di
Sean s'incup mentre gli raccontavo delle immagini di nostra figlia che
avevo visto sullo schermo del cellulare di Alistair. Non disse nulla finch
non raggiungemmo gli alberi e lo spiazzo precedente alla gola.
Piuttosto preoccupante comment alla fine. Ne hai parlato con
lui?
Stavo per farlo, ma tempo di scendere in piscina lui era scomparso e
non sono riuscita a trovarlo.
D'accordo. Gli parler io.
Sapevo che avrebbe reagito cos. Era un'altra delle ragioni per cui
l'avevo portato l, lontano dalla villa.
No dissi. Non ancora.
Stai scherzando?
Non voglio sollevare un polverone e poi Lucy rimarrebbe mortificata.
Posso tenerla d'occhio, parlarle se necessario, suggerirle di cambiare
le impostazioni della privacy, ma preferirei che non lo scoprisse.  una
cosa che mette i brividi.
Deve saperlo.
Rimarrebbe spaventata a vita. Fidati.
Allora dir soltanto una parolina ad Alistair.
Sean dissi. Non farlo, per favore, non ancora. Volevo soltanto che
ne fossi consapevole, tutto qua. Probabilmente non  niente.
Stava guardando il suo account Instagram!
Stava guardando un sacco di account, a quanto ho potuto vedere.
Va bene. Ma se lo becco io a rifarlo, gli prendo il cellulare e glielo
ficco su per...
Sean.
Lui sollev i palmi. Ok, ok. Per ho sempre sentito che c'era qualcosa
di strano in lui. Lo sapevo. Cristo, forse questa vacanza non  stata
poi una grande idea, dopotutto.
Forse.
Questa era la parte facile. Adesso quella difficile.
Incrociai le braccia sul petto, cercando di attingere alle mie forze restanti.
Mi sentivo agghiacciare dalla paura, come se stessi per saltare nel
buio senza alcuna idea di dove si trovasse il suolo. Ricordai a me stessa
che - perlomeno a volte - per ottenere risposta a una domanda basta
formularla ad alta voce.
Sean, ho detto quello che dovevo dire. Mi sforzai di deglutire un
groppo alla gola. Ora, c' qualcosa che vuoi dirmi tu?
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Lui mi fiss per un momento, la fronte aggrottata. Dirti che cosa, tesoro?
Lo sai cosa.
Sean scosse la testa. No. Dovrai darmi un indizio.
Non lasciava trapelare quasi nulla. Se stava recitando, stava facendo
un lavoro eccellente. Tuttavia l'avevo gi visto recitare con la gente, contando
su un fascino irlandese cos denso che si poteva tagliare con il coltello.
Una volta aveva affascinato anche me.
Indicai la villa. Se preferisci, posso chiedere direttamente a lei.
Chiedere a chi?
Sai dannatamente bene chi!
Di che cosa stai parlando?
Russ me ne ha parlato la prima sera qui. Crede che Rowan abbia una relazione.
Che cosa?
Una relazione.
D'accordo. Si gratt il capo. Mi sono un po' perso, tesoro. Una relazione con chi?
Credo che tu conosca bene la risposta.
Sean corrug ancor pi la fronte. Cio? Perch mi stai dicendo questo?
Cambiai approccio. Che cosa ti ha detto Rowan sulla spiaggia, dopo
che le avevi riportato Odette dal mare?
Io non... non ricordo. Grazie?
Ti ha sussurrato qualcosa.
Per un momento parve imbarazzato, prima di riuscire a calcarsi sul
volto la sua maschera di compostezza, come una saracinesca che veniva
abbassata. Invece no.
Certo che s, Sean, non mentirmi!
Pensava che sua figlia si fosse persa ed era grata che l'avessi ritrovata,
non c' altro.
Ti stava abbracciando.
E allora? Era sconvolta. Era emotiva. Avresti fatto lo stesso se Lucy
fosse scomparsa e Russ l'avesse ritrovata.
C'era dell'altro. C'era... Lei ti ha detto qualcosa, l'ho visto.
Sean sospir e scosse la testa. Ma che cos' tutta questa storia, Kate?
E che mi dici della tua fede nuziale?
Che c' da dire?
Te lo togli quando sei con lei? E questo che fai?
Lui si strofin sovrappensiero l'anulare spoglio. No.
E allora dov'?
Si avvicin al bordo del dirupo, fermandosi ad appena qualche spanna
dall'orlo. C' una palestrina di sotto, accanto alla sala giochi... ci sei
stata? L'altro giorno stavo facendo un po' di pesi e non volevo graffiare
l'oro. Cos l'ho tolta e l'ho messa da parte, su una delle casse audio.
Dev'essermi passato di mente quando ho finito l'allenamento. Sono sicuro che salter fuori.
Era una risposta lunga e contorta a una domanda che avevo posto soltanto di sfuggita.
La verit  semplice, pensai. Le bugie sono complicate.
Quando sei andato in palestra?
Non so... ieri, prima di andare in spiaggia?
Non sai, oppure ieri? Quale delle due?
Ieri. Annu. Senz'altro.
Qualcuno deve averla raccolta.
Qualcuno? Non riuscii a trattenere il sarcasmo.
Che ne so.
Estrassi la sua fede dalla tasca e gliela misi sotto il naso, con l'oro che
scintillava sotto il sole pomeridiano.
Riesci a indovinare dove l'ho trovata?
In palestra, probabilmente.
Aspettai un attimo, caricando quello che speravo sarebbe stato il colpo
da KO. Nella camera da letto di Rowan, nel suo comodino.
Lui rimase a fissarmi per un momento. E perch stavi rovistando nel
comodino della tua amica?
Perch stavo cercando qualcosa! esclamai, alzando la voce. E l'ho trovato!
Istintivamente gli tirai contro l'anello, con forza. Rimbalz contro il
suo petto e cadde a terra, rotolando verso l'orlo del precipizio.
Sean si chin per raccoglierlo, lo spolver e se lo infil al dito.
Rowan deve averlo trovato in palestra: probabilmente lo stava soltanto
tenendo da parte per non perderlo.
 il meglio che riesci a inventarti?
Questa cosa sta diventando ridicola, Kate.
Ma davvero?
Hai preso un abbaglio.
Bugiardo! Sei un maledetto bugiardo!
Chin lo sguardo. No replic a bassa voce.
Non stavo ottenendo niente: lui non cedeva. Era tempo di giocare il
mio asso nella manica.
Ho visto i messaggi sul tuo cellulare.
Allora ci fu un cambio nella sua postura, un rallentamento dei suoi
movimenti. I muscoli dei suoi avambracci si contrassero, come preparandosi
a combattere, e il suo mento si abbass come un pugile che si
aspettava un colpo.
Che messaggi?
Su Messenger, a CoralGirl. Dove dicevi che non riuscivi a smettere
di pensare a lei. Dicevi che ti faceva male mentirmi e non sapevi quanto
a lungo potevi continuare cos.
Sean ruot la fede all'anulare. La gir e rigir. Quando?
Ha importanza? Sentivo il calore delle lacrime dietro gli occhi.
Qualche giorno fa. Appena arrivati qui.
Mi avvicinai un po' a lui, verso l'orlo del burrone, desiderando che mi
dicesse la verit.
Per favore, non mentirmi. Per favore. Non adesso. Ti prego, mostrami che
mi sbaglio, che ho frainteso tutto quanto, che c' una spiegazione per tutto.
Ti prego, non mentirmi.
Sean distolse lo sguardo, la mandibola contratta. Non so di che cosa
stai parlando.
C'erano i messaggi sul tuo cellulare. Dicevate che avreste deciso che
cosa fare una volta arrivati in Francia. Questa settimana.
Cos hai sbloccato il mio telefono?
S.
Un muscolo si contrasse sotto il suo occhio. Hai guardato il mio telefono.
Le mie cose personali.
E Rowan, non  vero? Dicendolo sentii il mio cuore spezzarsi.
Quella che stai... frequentando?
Sean mi guard con un misto di vergogna, rimpianto e rabbia, e per
un momento pensai che stesse per ammetterlo. E dirmi tutto quanto,
proprio l, in quel posto sconosciuto, con i nostri figli ignari nelle vicinanze.
Dirmi che gli dispiaceva, che non significava niente, che avrebbe
troncato subito la storia, e tutte le altre cose che gli uomini solitamente
dicono quando vengono colti in flagrante. C'era qualcosa nel suo sguardo
che mi diceva che voleva dirmi tutto, che voleva confessare, ma non
riusciva a farlo.
Rimasi a fissarlo, con il sole alle sue spalle che creava un alone di luce
intorno alla sua testa. Be'? Dimmelo.
Non avresti dovuto guardare il mio cellulare.
Giuramelo.
Lui tolse le mani dalle tasche e mi si avvicin di un passo. Che cosa?
Giurami che non hai una relazione con Rowan.
 una cosa dannatamente folle.
Perch? ribattei, alzando ancora il tono. Perch  folle? Perch
non lo dici e basta?
Sean sospir e mi guard, dritto negli occhi. Senza tremori, senza
sbattere le palpebre, senza alcuna ombra di disonest.
D'accordo disse. Giuro che non ho una relazione con Rowan.
Ecco, l'ho detto. Contenta ora?
Allora a chi mandavi messaggi? Chi  CoralGirl?
Lui sbatt le palpebre una, due volte, poi distolse lo sguardo. Non so
di cosa stai parlando.
 davvero il meglio che sai fare?
 la verit.
La verit? Non credo che tu sappia che cosa sia.
Se fossi stata pi attenta, se fossi stata pi cauta - e un po' meno sconvolta,
arrabbiata e frastornata - forse avrei notato quanto eravamo vicini all'orlo. Era a meno di un metro da noi.
Sean fece un altro passo verso di me.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
DANIEL.
Gioca con i ragazzi grandi, aveva detto sua mamma.
Ma lei non li conosceva, non davvero. Ethan e Jake erano ok quando
c'erano gli adulti intorno, ma da soli erano un po'... pazzi. Cio, pazzi
da far paura, come Mason Reese della sua scuola, che era stato espulso
per aver fatto partire un fuoco d'artificio durante un'assemblea. E gli
adulti non capivano davvero la differenza d'et. Loro dicevano: Oh tu
hai quasi dieci anni ed Ethan ne ha appena compiuti quindici, sono soltanto
una manciata d'anni, proprio pochi. Ma in realt erano un sacco. Un
mucchio. Quasi met della sua vita. E Jake aveva quasi un anno pi di suo fratello.
I due indossavano pantaloncini e T-shirt, nere e color cachi, e infradito.
Lui non aveva parlato granch con loro quando erano arrivati in
quella casa per le vacanze. Erano tutti e due giganteschi - almeno in
confronto a Daniel - ed erano due spilungoni brufolosi, con delle voci
buffe e profonde come l'abbaiare dei cani.
A dirla tutta, lo spaventavano.
Erano andati a zonzo nel grosso campo dietro la villa - un vigneto,
l'aveva chiamato la mamma - ma era una cosa noiosa. Soltanto filari e
filari di piante d'uva, che andavano tutte nella stessa direzione. Magari
sarebbe andato a cercare sua sorella: c'era sempre per fare un po' di
sport, in una maniera o nell'altra. Di solito se ne stava vicina alla piscina
per abbronzarsi. A volte faceva dei video divertenti su di lei con la
videocamera di pap, senza che lei se ne accorgesse sul momento, il che
in seguito provocava spesso una reazione. Anche se ultimamente stava
diventando pi scontrosa, seccata e noiosa del normale.
Daniel guard i due fratelli che cercavano di accendere le due grosse
stufe a gas da esterno. Erano nel gazebo di pietra in fondo al giardino,
che aveva due grosse stufe metalliche lucenti, pi grosse e alte di lui, e
Daniel non sapeva bene perch volevano accenderle, visto che faceva
ancora caldissimo. Ma lui non voleva che pensassero che fosse un santarellino,
quindi si limitava a starsene seduto sulla sdraio e li lasciava fare,
guardandoli mentre premevano e giravano gli interruttori, imprecandosi
contro intanto che cercavano di far partire le fiamme.
Era pi contento l, vicino alla villa. Non aveva alcuna intenzione di
andare nel bosco, non se poteva evitarlo. Non tanto per il bosco quanto
per il precipizio di cui i ragazzi gli avevano parlato: lo spaventoso
burrone che non aveva nemmeno una ringhiera n un mancorrente per
impedirti di cadere gi. Suonava davvero, davvero pericoloso. La mamma
gli aveva detto che non gli era permesso andarci senza un adulto e
lui aveva sentito il pap di Odette dire che era perch ai dannati francesi
non gliene fregava un cazzo di salute e sicurezza. Il pap di Odette diceva
un mucchio di parolacce. Era un po' pauroso ma anche buffo stargli
intorno. E fumava sigarette puzzolenti. Daniel tratteneva il fiato quando
era vicino al fumo perch non voleva prendersi il cancro.
Anche Odette diceva un mucchio di parolacce. Il giorno prima aveva
dato a Daniel dello sporco bastardo, quando nessuno degli adulti poteva
sentire, perch lui non l'aveva lasciata giocare con il pallone da spiaggia.
Lui non sapeva con esattezza che cosa significava bastardo, che cosa significava
davvero, ma sapeva che non era una cosa bella. Era il tipo di
parola che l'avrebbe messo nei guai con mamma e pap. E lui cercava di
evitare di mettersi nei guai, se possibile.
Mentre guardava il bosco, una figura usc dagli alberi, camminando
velocemente.
Era suo pap. Daniel pensava che forse anche sua mamma era l. Li
aveva visti entrare nel bosco non molto tempo prima, tenendosi per
mano. Gli piaceva quando si tenevano per mano.
Guard suo pap camminare su per la collina verso la casa, verso di
loro. Faceva lunghi passi, la camminata rapida di quando era seccato.
Non si seccava molto spesso, ma quando capitava, faceva quella che
mamma chiamava la sua camminata arrabbiata. E allora Daniel doveva
corricchiare per restare al passo. E pap poteva essere abbastanza spaventoso
e anche alzare la voce, allora. Di sicuro aveva l'aria arrabbiata,
con la fronte tutta aggrottata, la bocca tesa in una linea sottile.
Non si guardava alle spalle.
Daniel torn a scrutare il bosco, sperando che sua mamma fosse l,
dietro a pap.
Ma non stava arrivando.
Si chiese dov'era.
Daniel. La voce di Jake.
Il bambino gir la testa di scatto. Eh? Si sollev a sedere. Cosa
c'?
I ragazzi avevano lasciato perdere le stufe a gas e adesso lo stavano
fissando.
Allora come ci si sente? fece Ethan con un sorriso furbo.
In che senso?
A essere un nerd. A scuola, dico.
Daniel fece spallucce. Non saprei.
Non per prenderti in giro, sto solo chiedendo.
Certo.
Daniel si tolse gli occhiali e asciug il sudore dalle lenti con la maglietta.
A sua mamma piacevano quegli occhiali, diceva che lo facevano
somigliare un po' a Harry Potter. A Daniel piaceva come idea.
E com' avere una sorella? gli chiese Jake.
Daniel si affrett a rimettersi gli occhiali. Uno schifo rispose. 
sempre lunatica e cattiva e non vuole mai giocare a niente, non pi. Preferisce
parlare di trucchi o ragazzi o roba stupida della scuola.
Ha un ragazzo?
Non so.
 quel tipo che gioca a rugby, Alex? Le piace, vero?
Daniel annu.  venuto qualche volta a casa, quando mamma e pap
erano a lavoro.
Jake si mise a sedere e infil una mano in tasca. Ehi, ho qualcosa per te.
Glielo tese per mostrarlo a Daniel. Era un oggetto di plastica gialla trasparente
con una punta argentata e un liquido trasparente che ondeggiava
dentro. Daniel non ne aveva mai tenuto in mano ma sapeva che cos'era.
 tuo gli disse il ragazzo. Ho comprato un pacchetto da tre nel
tabaccaio del villaggio.
Lui e suo fratello gli mostrarono altri due accendini identici, uno rosso
e l'altro verde.
Ne hai preso uno anche per me? disse Daniel con un gran sorriso.
Lo vuoi?
S rispose. Che cosa fighissima averne uno uguale a testa: era come
essere pari a loro, o quasi. Come uno del loro gruppo.
Devi girare la cosa metallica per fare una scintilla gli spieg Jake.
Poi premi gi con il pollice per far uscire il fuoco. Gli fece una dimostrazione,
producendo una fiamma alta. Prova tu.
Daniel lo prese e si bruci all'istante il pollice con il metallo bollente
da dove era uscito il fuoco. Ahia! Lo lasci cadere.
Ethan soffoc una risata.
Jake lo raccolse dal pavimento piastrellato del gazebo. Se lo vuoi, se
vuoi che sia tuo per sempre, non devi fare altro che passare il test.
Che test? chiese Daniel, succhiandosi il pollice scottato.
Jack estrasse un pacchetto di sigarette dalla tasca dei pantaloncini.
Davanti c'era una foto di una signora che ballava nel fumo e, in grosse
lettere azzurre, la parola Gitanes.
Devi fumarne una.
Ma non voglio prendermi il cancro, pens Daniel, fissando l'immagine
davanti al pacchetto. Una intera?
S. Ci stai?
 che non so proprio come fumare disse Daniel con una vocina.
Ti mostriamo noi.
Ethan tese la mano verso il fratello. Fumiamocene una, allora.
Jake si controll alle spalle e si affrett a ficcare accendini e sigarette
nella tasca dei pantaloni. Mettila via sibil.
Ethan segu subito il suo esempio.
Daniel sollev lo sguardo e vide la mamma di Jake ed Ethan apparire,
con in testa un largo cappello di paglia e due bottigliette d'acqua
in mano. Lei gli piaceva. Aveva un accento buffo e a volte sembrava
che era americana e fingeva soltanto di fare la voce britannica.
Ehil, ragazzi li salut. Vi state divertendo?
Jake rispose con un grugnito.
Jennifer porse le bottigliette. Vi ho portato dell'acqua da tenervi dietro
per le vostre esplorazioni.
Non ho sete ribatt Jake.
Ma presto l'avrai, con questo sole.
No, grazie.
Jennifer si volt verso il figlio minore. Prendi un po' d'acqua, Ethan,
altrimenti ti beccherai un colpo di sole.
Sono a posto borbott Ethan.
Hai qualcosa da mangiare? Sto morendo di fame disse Jake.
Daniel guard di sottecchi Jake, poi sua mamma. Lei indossava una
gonna e una specie di maglia, cos era ovvio che non poteva avere del
cibo dietro. Non aveva nemmeno le tasche, quindi era sicuro che non
poteva avere niente da mangiare.
Soltanto queste disse lei, offrendo di nuovo le bottiglie. Soltanto
l'acqua, Jakey.
Lui fece un gesto vago con la mano. Sono a posto.
Ma posso andare a casa a prepararti qualche snack, se vuoi: delle
barrette di frutta, oppure...
Nah, non importa.
Oh. Va bene. Jennifer si volt verso Daniel, come notandolo per la
prima volta. Gli tese una delle bottigliette. Ti va dell'acqua?
A Daniel andava eccome. Era dal succo di mela del pranzo che non
beveva e aveva la gola secchissima a furia di correre ed esplorare. La
mamma gli aveva detto di non bere l'acqua dal rubinetto perch poteva
fargli venire mal di pancia e il succo d'arancia francese aveva un gusto
strano, dunque erano ore che non beveva. Allora sbirci di nuovo Jake,
che ricambi lo sguardo con la coda dell'occhio.
No, grazie disse Daniel. Sto bene cos.
Be', d'accordo, allora disse lei. Dunque, che cosa fate di bello oggi,
ragazzi?
Roba rispose Jake.
Esplorate, eh? Super. Ricordate quello che vi ho detto riguardo alla
gola, per. Eh, Jakey?
S, s.
Potete giocare dove volete qua intorno, ma non nel bosco accanto
alla gola, dove c' il precipizio, va bene? Questa settimana verr un
uomo a sistemare lo steccato sul burrone, ma fino ad allora dovrete
starci ben lontani. E lontani dal bosco.
Sicuro grugn Jake.
Allora vi lascio alle vostre cose. Divertitevi.
Si volt e riattravers il giardino verso la villa, con i ragazzi che ridacchiavano
mentre si allontanava.
Che lecchina comment Jake sottovoce.
Ethan grugn una risata.  cos imbarazzante.
Che cos' una lecchina? chiese Daniel.
Jake indic sulla collina la madre che si allontanava. Sempre a strafare,
sempre a essere gentile, cerca di immischiarsi in tutto cos devi fare
delle cose con lei. Fottutamente irritante, in pratica.
 proprio appiccicosa aggiunse Ethan.
Jennifer si gir e li salut con la mano raggiungendo il cancello. Daniel
ricambi il saluto, ma lasci cadere la mano quando si accorse che
entrambi i ragazzi ignoravano la madre.
Non appena non fu pi in vista, Jake si alz. Andiamo disse. S'incammin
gi per la collina e il fratello gli and dietro.
Daniel li segu a ruota. Dove andiamo?
Jake si volt e sogghign da sopra la spalla. Gi al bosco, ovviamente.
Lo vuoi quell'accendino, no?
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
SEAN.
K sospetta
Merda. Che cosa ti ha detto?
Sa che c' sotto qualcosa
Dettagli?
Non ancora. Devo vederti
S ma non oggi
Quando?
Poi ti dico
Non sopporto di mentirle. Sa qualcosa
Devi calmarti. Ricorda che cosa c' in ballo
Lo so cosa c' in ballo. Ecco perch non posso stare calmo
Ci vediamo domani?
Quando?
Ti mando un messaggio
Ok, prima , meglio 
Ricorda di cancellare tutti i messaggi non appena li leggi
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
ROWAN.
Rowan non aveva molto tempo.
Si chiuse la porta alle spalle e si guard intorno nel bagno in stanza,
che era pi grande dell'intera camera da letto di casa sua. Appoggiandosi
al bordo della vasca di marmo, controll i messaggi in silenzio, scorrendo
in fretta la posta in arrivo. Risolvi, delega o cancella. Rowan era la
regina delle mail da sei parole. Sistem ci che doveva essere fatto con
urgenza, poi pass a un paio di applicazioni di messaggistica e ascolt
un audio che era arrivato mentre era impegnata a disfare i bagagli. Mand
una mail di nove parole in risposta. Fatto.
Per come si erano sviluppate le cose, era piuttosto imbarazzante che la
vacanza fosse caduta, fra tutte le settimane, proprio in quella, considerando
tutto ci che stava accadendo nella sua vita. Era favoloso rivedere
le ragazze: rimettere insieme il gruppo, vedere Kate, Jennifer e Izzy, ricordandosi
i bei momenti che avevano condiviso, tuttavia il tempismo
era piuttosto... sfortunato.
Ma chi stava prendendo in giro? Era da mesi che non vedeva l'ora di
essere l. Il tempismo non era granch, ma - fanculo - non poteva farci
niente.
Inoltre, ci sarebbe mai stato il momento perfetto? Il momento perfetto
per staccare dall'ufficio, dagli affari? No. C'era un'et perfetta per
sposarsi, oppure per divorziare? Dipendeva da quale dei tuoi matrimoni
stavi parlando. C'era un momento perfetto per avere un bambino?
No, in realt no. Specialmente non quando cercavi di avviare una nuova
societ e facevate entrambi orari assurdi per pagare il mutuo, le esorbitanti
tasse scolastiche e la tata.
Se aspettavi il momento perfetto, aspettavi per sempre, cos quando
vedevi qualcosa che volevi, dovevi andartela a prendere. A volte dovevi
soltanto affidarti al tuo istinto e tuffarti.
Rowan aveva sempre avuto un buon istinto - a parte quella volta con
il primo marito - e credeva profondamente nella modalit move fast and
break things di fare affari. Chi l'aveva detto? Mark Zuckerberg, pensava,
oppure un altro dei tipi di Facebook. Una volta, all'evento di un cliente
a New York, aveva incontrato Zuckerberg; non ricordava granch, a
parte il fatto che aveva un'aria ridicolmente giovane. Ed era basso. Per
le era piaciuto il suo mantra, perch aveva ragione: quando gestisci la
tua azienda, devi muoverti sempre, come uno squalo. Se lo squalo rimane
fermo troppo a lungo, muore. Magari non subito, ma nel corso del
tempo; se ti concedi di rallentare, prendi una brutta piega, cadi nelle
cattive abitudini e ben presto ti ritrovi divorata viva dai competitor. Meglio
essere quella che divora, era sempre stata la filosofia di Rowan.
Non potevi mai rimanere immobile. N negli affari, n nelle relazioni,
n nella vita. In niente. Specialmente quando c'era cos tanto in ballo.
Muoviti in fretta e rompi le cose.
Nonostante tutti i suoi difetti - e Dio sapeva se ne aveva - Russ lo capiva
meglio della maggior parte delle persone. Con quasi otto anni insieme,
la loro relazione era gi la pi lunga che lei avesse mai avuto, e con
un buon margine. A volte, per, la vita ti tirava addosso complicazioni
che non potevi pianificare, e tu dovevi soltanto fluirci insieme anzich
combatterle tutto il tempo. Soprattutto se erano belle complicazioni.
Con quel pensiero impresso nella mente, seduta sul bordo della vasca,
scrisse in fretta un ultimo messaggio e lo invi.
Era sempre stata brava a custodire i segreti.
Ma l'avrebbe detto a Russ, prima o poi.
Nel momento deciso da lei. E da nessun altro.
Sent dei passettini dietro la porta. Una voce squillante. Soltanto una
parola, due sillabe, con l'intonazione di una domanda, una richiesta. La
pretesa di una bambina di cinque anni: la breve tregua di Rowan doveva
terminare.
Mamma?
Che c', Odette?
Stai uscendo?
Fra un minuto, tesoro.
Una pausa.
Stai uscendo, mamma?
S, arrivo subito.
Voglio una storia della buonanotte.
E se te la racconta pap?
Pap ha detto che tocca alla mamma.
Oh, ha detto cos, eh?
S. Un'altra breve pausa. Mi racconti la Principessa sul pisello?
Certo, amore.
Rowan blocc il cellulare, tir lo sciacquone del water immacolato -
soltanto per fare scena - e apr rumorosamente entrambi i rubinetti del
lavandino di marmo italiano, giusto per sicurezza.
Ruot la chiave della porta del bagno e strinse la maniglia.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Non sapevo quanto fossi rimasta sull'orlo del burrone. Abbastanza da
vedere il sole abbassarsi lentamente verso l'orizzonte, passando da un
bianco accecante a un dorato cocente e infine, incontrando le colline
scure, a un profondo arancione.
Quadrava il diniego di Sean?
Non so di cosa stai parlando.
Giuro che non ho una relazione con Rowan.
 la verit.
Come potevo credergli ancora? Perch magari non avevo visto il fuoco,
ma senz'altro sentivo il fumo. Potevo quasi avvertirne il sapore, il
bruciore in gola. Il suo rifiuto di spiegarsi e il suo silenzio erano assordanti
e nel contempo incriminanti.
Alla fine guardai l'orologio. Si stava facendo tardi e di l a poco i ragazzi
avrebbero voluto il t. Mi rialzai e m'incamminai verso la collina.
Quando arrivai alla villa, trovai la cucina in pieno fermento: Alistair,
in grembiule, preparava una pentolata di paella, mentre Russ versava
da bere e Izzy preparava la tavola. Rowan mi mise un bicchiere di vino
bianco in mano, informandomi che era una delle variet locali ed era
rinfrescato all'assoluta perfezione. La osservai bevendo un sorso, sentendo
il Faugres scivolarmi come ghiaccio sulla lingua, cercando di scovare
una qualsiasi traccia d'inganno nel suo sguardo, un qualche segno di
tradimento. Ma non c'era nulla. Ricordai a me stessa che lavorava nelle
relazioni pubbliche, dunque presentare una storia - un'immagine - al
mondo era ci che faceva quotidianamente, ed era molto brava nel suo
mestiere.
Tutto bene, cara? mi chiese. Sembra che tu abbia bisogno di un
bicchiere pi grande.
Respinsi la rabbia, sforzandomi di portare a galla un sorriso. Sono
soltanto un po' accaldata. Hai ragione riguardo a questo vino, comunque,
 esattamente quello...
Daniel corse su per i gradini del balcone, con Lucy alle calcagna, e
strill dietro di me: Mamma! Pap! Aiuto,  impazzita!
Lucy, alle sue spalle, era paonazza di rabbia. Dammelo! grid. Subito!
Mi frapposi tra di loro, sollevando le mani come un arbitro che interrompe
un incontro di pugilato. Ehi, ehi! feci. Che succede?
Mi sta filmando! url Lucy, puntandogli contro il dito. Si scagli
verso di lui, cercando di afferrargli la videocamera, mentre io li tenevo
divisi.
Daniel schiv la presa della sorella e, fra una risata nervosa e l'altra,
squitt:  pazza!
Digli di smettere di filmarmi!
Daniel dissi non dovresti riprendere le persone a meno che non
siano d'accordo. Dammi la videocamera, per favore.
 solo che lei  lunatica. Nessun altro se la prende quando lo faccio.
Be', a tua sorella d fastidio. Le hai chiesto il permesso?
S. Pi o meno.
Bugiardo! esclam Lucy. Non mi hai mai detto che stavi filmando!
Io stavo solo prendendo il sole e poi ti ho visto l con la videocamera!
Daniel, ti era stato detto di non riprenderla, ma l'hai fatto lo stesso.
Perch?
Stavo soltanto facendo un video divertente. E solo per divertirsi.
Per Lucy non  divertente, vero?
Digli di cancellarlo, mamma. C'era un tremolio nella voce di Lucy:
era sull'orlo delle lacrime.
Presi la videocamera dalla mano di mio figlio. Va' ad aiutare Izzy a
preparare la tavola, Daniel. Fra un minuto vengo a parlarti.
Lui sfrecci verso la cucina, guardandosi un attimo alle spalle per assicurarsi
di non essere pi inseguito. Ma Lucy era crollata su una poltrona,
perdendo ogni combattivit. Si mise la testa fra le mani e scoppi
a piangere.
Mi sedetti sul lato della poltrona e le passai un braccio intorno alle
spalle. Che succede, Lucy? E soltanto tuo fratello che fa lo sciocco.
Non mi piace che la gente abbia dei miei video di cui non so niente.
Ascolta. Sovrascriveremo il filmato che ha appena fatto, va bene? Lo
canceller, cos nessuno lo vedr.
Nessuno?
Lo prometto.
La sua voce si abbass cos tanto da divenire un bisbiglio: Grazie,
mamma.
Ma  soltanto questo, Lucy? Sta succedendo qualcos'altro?
Lei scosse il capo, ma non disse nulla.
Ne sei sicura?
Lucy si sfil dall'abbraccio e si asciug una lacrima con la mano.
Vado un po' in camera mia.
La guardai andare via, riflettendo ancora sulla sua reazione. C'erano
attriti regolari fra lei e Daniel, non tanto diversi da quelli dei fratelli di
tutto il mondo, e mio figlio sembrava divertirsi un sacco a farla infuriare,
tuttavia quella reazione sembrava di tutt'altro livello.
Andai di sopra e mi sedetti sul letto con la videocamera; aprii il piccolo
monitor laterale e premetti play, poi rewind. Lo schermo si attiv
mentre il video andava a ritroso, mostrando la piscina, le sdraio, poi
Lucy con il bikini giallo limone. Lasciai andare indietro ancora per
qualche secondo, poi premetti di nuovo play. Daniel aveva filmato
la sorella che prendeva il sole, facendo dei primissimi piani del suo
ombelico, dell'alluce del piede destro, per poi zoomare sul suo naso,
fin dentro una narice. L'ingrandimento fu cos repentino che mi diede
quasi il mal di mare. Alla fine Lucy parve accorgersi della sua presenza,
salt su e inizi a inseguirlo. L'immagine inizi a zigzagare selvaggiamente
mentre lui scappava via emettendo acuti strilli in preda al
panico.
Il video non era molto lusinghiero, ma la reazione da parte di Lucy
sembrava un po' esagerata.
Ciononostante, bisognava cancellare tutta quella parte. Speravo soltanto
che non fosse troppo lunga, anche se di solito Daniel filmava in
una specie di flusso di coscienza per venti, a volte persino trenta minuti
alla volta. Spesso faceva pi riprese di Sean.
Premetti stop e poi rewind per tornare indietro. Il nastro ronz riavvolgendosi
e il timer digitale sullo schermo inizi a calare. Guardai fuori
dalla finestra. Dalla nostra camera si poteva vedere l'area della piscina,
dove Sean aveva fatto sedere Daniel su una sdraio e gli stava parlando;
di tanto in tanto, nostro figlio annuiva solennemente.
Non era sempre stata cos. Non appena avevamo riportato Daniel a
casa dall'ospedale, la Lucy di sei anni era stata euforica di avere un fratello:
un vero neonato con cui utilizzare tutto il suo assortimento di
giocattoli per bimbi, che ogni giorno allineava sul suo letto per la pappa,
le storie e il bagnetto. Tuttavia quando lui aveva imparato a parlare - e
a rispondere - la novit del fratellino si era ormai esaurita e si erano
assestati su un rapporto che oscillava quotidianamente fra tolleranza
scontrosa e guerra aperta. Daniel si divertiva a farla arrabbiare e lei sembrava
deliziarsi a fare l'offesa... ancora pi spesso da quando era entrata
nell'adolescenza. Era una combinazione spossante.
Ma non volevo che crescessero divisi, separati, che dovessero essere
sballottati da un genitore all'altro ogni fine settimana, o qualunque sarebbe
stato l'accordo. E, per quanto litigassero, anche loro avrebbero
voluto rimanere insieme. Dovevano restare uniti.
La videocamera produsse un click: era arrivata all'inizio. Premetti play
e apparve il viso sorridente di Daniel, che introdusse il tour della casa.
Benvenuti alla grande villa bianca sulla collina. La nostra casa delle
vacanze, in Francia aggiunse con il tono fra il serio e il faceto di un
presentatore televisivo. E benvenuti al videodiario di Daniel. Oggi iniziamo
dalla mia camera.
A dispetto di me stessa, e di come mi sentissi, non riuscii a trattenere
un sorriso ascoltando il chiacchiericcio mentre faceva una panoramica
della camera, della valigia sul letto, dei suoi libri sistemati ordinatamente
accanto alla piccola sveglia digitale e ai supereroi dei Lego sul
comodino. Sapevo, dai suoi precedenti video delle vacanze, che poteva
continuare cos per un bel po' di tempo. Premetti l'avanzamento rapido,
osservando tutto quanto accelerare sullo schermo e le immagini
che sfrecciavano via: il corridoio, la nostra camera da letto, la stanza di
Lucy e quelle degli altri, le scale fino al salone dei giochi, altre scale e
quella che sembrava la cantina dei vini, poi su di nuovo, nel salone e
sulla balconata; io e Rowan il primo giorno, con l'inevitabile primissimo
piano. Poi di nuovo il salone, le scale del primo piano; altre porte aperte
e il balcone alla fine del corridoio; un'inquadratura dei terreni e delle
colline in lontananza, un'altra zoomata del garage doppio e di qualcuno
seminascosto dietro un muretto bianco, poi l'inquadratura si gir e
and a soffermarsi sulla piscina a...
Aspetta. Premetti il pulsante pausa, con uno strano prurito alla base
del collo, poi riavvolsi il nastro di un minuto circa e premetti play.
La voce di Daniel riprese intanto che la videocamera faceva una panoramica
delle colline, tremule per via del calore.
E qui abbiamo un po' di noiosa campagna annunci la sua vocina
acuta. Soltanto mucchi e mucchi di alberi e colline e altri noiosi alberi.
Non  molto interessante. Non ci sono nemmeno McDonald's o KFC.
L'immagine si rimpicciol, tornando al terreno, alla dependance della
villa, fino al tetto del doppio garage in cima al vialetto.
L. Dall'altro lato di un muretto.
Il video aveva ripreso Sean dal busto in su. Aveva gli occhiali da sole e
stava parlando con qualcuno, sorridendo e tendendo le mani; chiunque
fosse, era nascosto dal muro del garage.
 pap disse la voce fuori campo di Daniel. Ciao, pap!
Sean parve non sentire la sua voce e continu a parlare apertamente
alla persona dietro il garage, sempre nascosta.
Vieni fuori, fa' un passo cos posso vederti.
Vieni fuori.
Pap  diventato sordo grugn Daniel. Tipico.
Proprio mentre la videocamera si spostava, Sean si mosse per abbracciare
la persona misteriosa e io intravidi qualcosa che mi mozz il fiato.
Riavvolsi il nastro e premetti di nuovo play, tenendo il dito pronto sul
tasto pausa.
Sul piccolo schermo della videocamera, Sean si mosse di nuovo per
l'abbraccio.
Premetti pausa. Ecco. Eccolo l. Lunghi capelli biondi e un volto immortalato
di profilo per una frazione di secondo. Un volto che conoscevo
fin troppo bene.
Jennifer.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Non aveva alcun senso. Mi aspettavo di vedere Rowan nel video con
Sean. Era Rowan che aveva una relazione - secondo suo marito - ed
era lei quella con la fede nuziale di Sean, quella che gli aveva bisbigliato
qualcosa in spiaggia. Ci sarebbe dovuta essere Rowan nel video,
invece no.
Un altro pensiero emerse dai meandri pi oscuri della mia mente.
Magari non si trattava soltanto di Rowan. Magari erano Rowan e Jennifer,
che in qualche modo tramavano alle mie spalle. Cristo, se consideravo
quella possibilit, allora magari erano tutte e tre coinvolte? E io ero
quella esclusa, lasciata fuori al freddo, proprio come a scuola, sempre al
margine di ogni cosa, l'ultima a essere scelta, sempre fuori che guardavo
dentro e...
Basta. Era paranoia pura. Ma faticavo sempre di pi a discernere la
linea fra ci che era reale e ci che non lo era.
Tirai fuori il cellulare, zoomai sullo schermo della radiocamera e scattai
una foto del fermo-immagine. Poi estrassi il nastro e lo misi in fondo
al cassetto del mio comodino.
Avevo la sensazione che mi sarebbe servito, pi prima che poi.
. . . .
Il cielo si stava scurendo in un pesante blu tendente al nero e le stelle
pi luminose stavano gi punteggiando la volta celeste. Essendomi
lasciata la cena alle spalle, mi sedetti accanto a mia figlia su una panchina
del giardino; la pietra bianca tratteneva ancora un residuo di calore della
giornata.
Mi sono occupata del video, Lucy.
Lei annu. Grazie.
E tuo fratello dice che gli dispiace. Non lo far pi.
S, certo. Tir su con il naso. Fino alla prossima volta.
Gliel'ho fatto promettere.
Lei annu di nuovo, ma non disse niente.
Mi voltai leggermente sulla panchina per guardarla in faccia. Che
cos' davvero che ti fa star male, Lucy? Daniel l'aveva gi fatto prima,
sai com'. Lo fa anche con me e con tuo padre. Ma non avevi mai reagito
cos.
Lei si strinse nelle spalle.  solo che non mi piace essere filmata.
Tutto qua? Sembra che ci sia qualcos'altro sotto.
Lucy rimase in silenzio, torcendosi una lunga ciocca di capelli dorati,
girandola e rigirandola fra le dita, proprio come faceva da piccola.
Le posai la mano sul braccio. Non me lo dirai, vero?
Lei mi guard per un momento, poi gir la testa. Non ha importanza.
Lo sai che non lo racconter a nessuno. Non a tuo padre, n a Izzy o
le altre, nemmeno ai tuoi insegnanti. A nessuno.
Non capiresti.
Forse no. Ma ci prover.
Lei si chin in avanti, il viso nascosto dalla sua chioma bionda. Rimase
a lungo in silenzio. Quando finalmente parl, lo fece senza guardarmi.
Quando uno filma qualcosa, la gente pensa che sia solo per ridere
disse. Pensano che sia soltanto qualcosa da fare in quel minuto, in quel
giorno. Non pensano a quello che succede dopo, no?
E che cosa succede dopo?
Be',  l fuori, no? Per sempre.  su internet, da qualche parte.
Persino dopo che muori sar ancora l, a galleggiare. Qualcosa che hai
fatto quando eri adolescente, qualsiasi cosa tu abbia detto o fatto...
per sempre.
Avvertii un senso di disagio in fondo allo stomaco. Internet non dimentica
mai dissi, ricordando ci che era solito dire un collega.
Gi. Proprio quello che dico.
Esitai, non sapendo bene come formulare la domanda. Quindi su
internet c' qualcosa che hai fatto? Qualcosa che non volevi andasse in
giro?
Lo sguardo di Lucy si perse oltre il prato curato e il vigneto retrostante.
Quando torn a voltarsi verso di me, aveva gli occhi pieni di lacrime.
S rispose con un sussurro.
Vuoi parlarne? Un pochino?
Lei scosse la testa. No.
Perch no?
Non posso.
E chi dice che non puoi?
Non capiresti.
Far del mio meglio, tesoro.
Scosse di nuovo la testa. Te l'ho detto. Non posso.
Non ti costringer a dirmelo, Lucy. Per mi fa sentire cos impotente
l'idea che non posso aiutarti. Io e pap abbiamo sempre fatto di tutto
per te, ma adesso sembra che ci siano cose al di l della nostra portata.
E detesto non poterci essere per te.
Lei fiss le colline e un'altra lacrima le rig la guancia. Non potete
aiutarmi. Nessuno pu.
Le passai il braccio intorno alle spalle e provai una fitta al cuore per il
divario che era cresciuto fra di noi. La mia meravigliosa ragazza, la mia
primogenita, la mia bambina intelligente, dolce e divertente, si allontanava
sempre di pi da me, giorno dopo giorno. E sembrava che non
potessi fare nulla per riportarla indietro.
Questa... questa cosa che  finita su internet.  un video?
Lei chiuse gli occhi e annu, una volta. Un minuscolo movimento.
Una sensazione acquosa di ansia impotente inizi a diffondersi dal
mio stomaco. Un video che ti ritrae? La sorta di cosa che tu... non
vorresti che io vedessi?
Una pausa. Poi un altro breve cenno affermativo.
Sono sicura dissi che possiamo fare qualcosa.
No.
Dev'esserci qualcosa che possiamo fare per toglierlo, per rimuoverlo
dal sito in cui si trova.
Lucy e si asciug rabbiosamente le lacrime. Te l'ho detto. Non puoi
aiutarmi. Nessuno pu!
Senza aggiungere altro, se ne and verso la casa.
Le diedi un minuto, poi la seguii dentro. Era una faccenda che avrei
dovuto condividere con Sean, in modo da poterne discutere e decidere
che cosa fare... in un giorno normale avrei fatto cos. Ormai, per, i
giorni normali erano un distante ricordo.
Dopo la discussione al burrone, non riuscivo quasi a guardarlo, altro
che parlargli.
L'iPad di Daniel giaceva scarico sul tavolino da caff del salone. Lo
portai nella sala da pranzo e mi chiusi dietro la porta, sistemando il
dispositivo sulla sua base in fondo al lungo tavolo. Mi sentivo nauseata.
La mia bambina  da qualche parte su internet. Nuda. Vulnerabile. Ingenua.
Mi sedetti e sbloccai il tablet prima di rendermi conto che non sapevo
da dove cominciare. Quel video - qualunque cosa fosse - era pubblicato
da qualche parte, dove altre persone potevano vederlo. Dove potevano
trovarlo. Saperlo mi fece sentire pi impotente che mai.
Era una di quelle cose da adolescenti; sapevo che capitavano, ma i dettagli
erano piuttosto nebulosi. Venivano caricate su YouTube? Permettevano
video del genere? Non mi sembrava probabile. Non dovevano
esserci moderatori a rimuovere nudit e sesso?
Tornai su Google e cercai sexting. Il primo risultato era un articolo
della rivista Cosmopolitan che consigliava alle lettrici come mandare
messaggi sexy, seguito da una voce di Wikipedia e da un'altra pagina
che suggeriva diversi messaggi che uno poteva inviare al partner. Non
granch utile.
Snapchat sembrava la scelta principale dei ragazzi, ma tutto ci che
veniva postato a quanto pareva spariva dopo dieci secondi. Dunque,
presumibilmente, qualsiasi cosa Lucy avesse pubblicato l sarebbe stato
cancellato. Non avevo un account di Snapchat, e anche se l'avessi avuto
era assai improbabile che avrebbe accettato la mia richiesta d'amicizia.
Tornai sul browser e cercai Dove vengono postati i video sessuali?
su Google. Apparve una serie di risultati, soprattutto riguardanti celebrit
che si erano filmate facendo sesso e poi avevano trovato quei video
caricati su internet e visti da milioni di sconosciuti. Jennifer Lopez.
Pamela Anderson. Kim Kardashian. Colin Farrell. La pagina di Wikipedia
aveva una lista alfabetizzata e interminabile.
Ma neanche quello mi portava da nessuna parte.
La verit era che non avevo davvero idea di che cosa potesse avere
pubblicato, o di dove si trovasse, n di come farlo togliere. E se lei non
riusciva a farlo, che speranze avevo io? Per un breve periodo eravamo
state amiche su Facebook, prima che Lucy cancellasse il suo account,
dichiarando che Facebook era pieno di adulti e tipi strambi. In effetti
non avevo potuto darle torto.
Magari Sean avrebbe saputo cosa fare, visto che lavorava in un'azienda
informatica. Ma non potevo parlargliene, non dopo quello che era
successo fra di noi.
Dopo un'ora di ricerche infruttuose, spensi l'iPad e andai di sopra.
Non appena mi coricai sul letto e spensi la luce, seppi che mi attendeva
un'altra notte insonne. Troppe domande senza risposta.
Pensavo che Sean dormisse gi e sobbalzai quando la sua voce profonda
attravers il buio che ci separava.
Notte disse a bassa voce. Ti amo.
Lo diceva sempre, la notte come ultima cosa.
Non ricambiai.
...
.
...
SEI MESI PRIMA.
...
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...
Fino al sedicesimo compleanno di Daisy Marshall, non gli ha mai parlato come si deve.
 seduta con Fran, Emma e Megan in giardino, e tutti stanno bevendo shot di vodka. Sa che lui  stato invitato, ha controllato, ma nessuno ha idea di quando far la sua comparsa. La sera e durante i weekend si allena molto con la Saracens Rugby Academy, dove vanno tutti i loro migliori giovani giocatori. Quella dei Saracens  una delle pi grandi squadre del Paese e lui gioca soprattutto come mediano d'apertura, con la maglia numero 10.
Lei ha fatto le sue ricerche.
Poi, a met della serata, eccolo l con i suoi compagni, pi sexy che mai: la camicia bianca inamidata tesa sulle spalle, i capelli ancora umidi per la doccia, uno degli altri ragazzi che gli mette in mano una birra.
Jake lo chiama e li presenta, proprio come lei gli aveva chiesto.
Lei deve ricordare a se stessa di non sorridere troppo, di non mostrarsi troppo entusiasta, non troppo presto. Si scosta i capelli biondi dal viso.
Solleva una mano per fare un breve saluto e inizia: Ciao, sono...
Ma lui la interrompe con un sorriso. Lo so chi sei.
Ah s? Lo sai?
Altro che mantenere il sangue freddo.
Io e Jake siamo entrambi nella prima squadra. Mi ha detto tutto di te.
La fissa con i suoi occhi azzurri e sbatte una, due volte le palpebre con le sue ciglia lunghe. E aveva ragione.
Ragione su che cosa?
Che sei la ragazza pi sexy di tutto il tuo anno.
Ed ecco che sente un'esplosione di gioia, profonda e luminosa, al centro del petto.
Come un piccolo sole ustionante, dentro di lei.
...
.
...
FINE Parte 1.